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Il debito pubblico? Una menzogna del diavolo

 

Il debito pubblico? Una menzogna del diavolo
 

Un articolo di Valerio Malvezzi e Piero Di Florio


MA DI CHE MINCHIA DI CRISI STANNO PARLANDO?
Va bene, la parola "minchia" non si deve usare in un articolo, perche' e' volgare. Invece, non e' volgare che milioni di italiani abbiano perso un lavoro, si ritrovino dimezzato il potere d'acquisto degli stipendi, non possano domani avere una pensione?

Stanno ricominciando.

L'ultima volta che abbiamo assistito ad un bombardamento mediatico sull'annosa questione del debito pubblico, il nostro Paese e' stato consegnato nelle mani di un governo tecnico, con le tremende conseguenze economiche e sociali che tutti ricordiamo.

Non sembra esserci alcun argomento economico dato per scontato e cosi' poco compreso come quello riguardante il debito pubblico.

Il presente articolo vuole fare chiarezza su questo tema, attraverso un ampio excursus sulle reali cause che ci hanno portati dalla crisi finanziaria del 2008 al commissariamento da parte dei bocconiani nel 2011, taciute dalla cosiddetta "versione ufficiale" contrabbandata dal pensiero unico.

Quale pensiero unico?

Quello del neoliberismo, del monetarismo, l'unico messaggio che per volere superiore del potere vero - finanziario, non certo politico, dato che la politica della finanza e' ormai la cameriera - e' stato per anni usato per fare il lavaggio del cervello di milioni di persone.

Ancora ieri sera, il TG1 ti faceva vedere, commentando la notizia di Draghi e della Banca Centrale Europea, immagini di catene di montaggio delle fabbriche che ripartono e di persone che tornano a comperare, come se ci fosse un nesso tra una decisione monetaria e l'economia reale.

Vediamo ogni giorno imprenditori che applaudono invece alla speranza che domani le banche daranno soldi per lui, grazie a queste manovre monetarie espansive.

Che bello! Piu' soldi alle banche, piu' soldi per le imprese – pensano questi ingenui.

Ora, intendiamoci: se cerchi il linguaggio paludato e finto delle notizie di regime, torna a vedere il TG1.

Se invece cerchi una informazione dura e libera, prosegui a tuo rischio e pericolo.

Se hai il coraggio di leggere, ti faremo vedere una visione rovesciata del mondo che ti circonda.

 

MA CHE DIAVOLO E' IL DEBITO PUBBLICO?
Ora, migliaia di persone scrivono del debito pubblico senza aver la minima nozione economica del concetto. Ma che cazzo e' questo maledetto debito pubblico? O meglio, ma e' davvero il diavolo, come ti
fanno credere da molti anni tutti gli organi di informazione?

Il debito pubblico e' costituito dalla somma dei disavanzi (deficit) di spesa che l'amministrazione statale realizza anno per anno.

Sul perche' lo Stato si trovi nelle condizioni in cui le entrate sono inferiori alle uscite, ovvero tassa meno di quanto spende, occorre un approfondimento a parte che verra' affrontato in futuro su un articolo dedicato.

Per il momento possiamo sintetizzare questo concetto nel seguente modo: se lo Stato, dopo aver speso 100 soldi per la collettivita' (ad esempio per la costruzione di un ospedale), ne ritira 80 attraverso la tassazione, realizzando quindi un deficit di -20, sta facendo del male?

Ma no, che non sta facendo del male, Santo Cielo!

Sta costruendo un ospedale, un bene fisico, reale, una cosa utile.

Cazzo, siamo talmente sommersi da informazione di regime che ormai la mente delle persone e' ottenebrata, plasmata, annichilita! Prova a ragionare a rovescio, vedrai che il mondo e' diverso da quelle sciocchezze che ti raccontano da anni.

Lo Stato ha fatto un ospedale indebitandosi per 20, fin qui ci sei?

Infatti, se ci pensi sta lasciando nel settore privato (composto da cittadini e attivita' produttive) una ricchezza aggiuntiva reale pari a +20, che al suo interno non potrebbe generarsi se non attraverso un'immissione proveniente da un settore esterno, quello governativo appunto.

Lo Stato quindi ha accumulato un debito pari a 20 soldi. Ma nei confronti di chi?

Oh, te lo aveva mai spiegato il TG1?

Se stesso!

Ovvero della collettivita', che ha beneficiato di un debito che si e' tramutato in investimenti produttivi.

Eh, si', perche' gli investimenti generano cose utili, in economia.

Oh, non e' come spiegano il debito pubblico al telegiornale, vero?

Gli investimenti hanno generato redditi che a loro volta vengono spesi sul mercato interno, creando domanda e alimentando l'economia attraverso quel sistema di effetti indotti che nella letteratura scientifica va sotto il nome di "moltiplicatore".

Ora, i soliti diversamente intelligenti tireranno fuori la solita questione dello spreco nella pubblica amministrazione, come se per evitare una mela marcia nel cesto l'idea piu' furba sia buttar via il cesto e morire di fame.

Mandali al diavolo: stiamo parlando di altro. E' ovvio che la spesa debba essere sana e giusta, non per tangenti.

Esistono gia' i tribunali, per far rispettare le leggi e punire le tangenti e gli sprechi.

Qui stiamo dicendo altro: stiamo ribaltando il tavolo delle credenze false sulle leggi dell'economia che ti dicono che la spesa pubblica a deficit e' un male, e' il diavolo.

Si puo' discutere finche' si vuole sul fatto che il nostro paese sia afflitto da corruzione, clientelismi e ruberie di ogni tipo, ma tutto questo non dimostra alcun nesso causale monodirezionale tra corruzione e debito.

I dati economici ci raccontano un'altra storia.

 

LA GRANDE BALLA DEL RAPPORTO DEBITO / PIL
E adesso, ti facciamo riflettere su una altra grande balla, una cosa che leggi ogni giorno sui giornali e che ti proiettano almeno una volta al giorno in televisione: una delle piu' folli invenzioni della storia economica degli ultimi decenni.

Ma che palle! – penserai – che me ne frega di queste cose noiose.

Dovrebbe; se vuoi capire perche' non hai abbastanza pane sulla tavola della tua famiglia.

L'indicatore economico per convenzione piu' utilizzato per definire lo stato di salute di una nazione e' il rapporto Debito/PIL.

Di per se e' un parametro che esprime una percentuale, cioe' quanto debito pubblico ho accumulato rispetto al prodotto interno lordo, ma il suo significato economico e' piuttosto ambiguo.

Il debito, che e' uno stock (un fondo storico), viene paragonato al PIL che invece rappresenta il flusso annuale sul reddito netto di un Paese, calcolato anch'esso in maniera piuttosto misteriosa.

Ma quale fondamento ha tale rapporto?

Il rapporto Debito/PIL e' una mera convenzione dell'economia neoclassica, dal momento che non esiste una teoria del debito pubblico, cosi' come non esiste alcuna teoria che sia riuscita a dimostrare con un minimo di razionalita' tecnica quand'e' che un debito debba considerarsi eccessivo.

E' stato sempre considerato eccessivo, in tutte le sue fasi: quando era inferiore al 40% negli anni Sessanta, quando era al 60% un decennio dopo, quando aveva superato il 120% nei primi anni novanta…fino ad arrivare ai giorni nostri, dove ha oltrepassato il 130%.

Peraltro, questa teoria neoclassica e' la stessa che ha influenzato le scelte di politica economica di tutti i governi degli ultimi 30 anni, responsabili proprio dell'aumento del tanto temuto debito pubblico.

Esatto, e' alla base del risultato ottenuto: lasciamo a te ogni giudizio sull'efficacia di tale teoria economica.

Variazione del debito pubblico italiano in rapporto al PIL.
Elaborazione dati: Alberto Bagnai – Goofynomics.

E ora, veniamo a una storia recente.

Quando nel 2011 fecero cadere il Governo Berlusconi, per consegnare la nazione nelle mani del governo tecnico guidato dai bocconiani capitanati da Mario Monti, qual era il messaggio che veniva continuamente ripetuto attraverso il fuoco di sbarramento mediatico?

E milioni di italiani, davanti al televisore, si bevono da anni ogni sera la storia del debito cattivo, del debito che e' il diavolo dell'economia.

Ma dai, alzi la mano onestamente chi di voi si inculava la parola "spread" prima del 2011!

Ecco, vediamo poche mani alzate.

Eppure, ti hanno raccontato per anni che bisognava fare qualcosa per calmare i mercati spaventati dal nostro debito considerato eccessivo.

Ti ricordi la psicosi dello spread, vero?

Nel 2011, quando costrinsero Berlusconi ad abdicare in favore di Mario Monti, il termine spread veniva convenzionalmente utilizzato come il principale spauracchio mediatico. Faceva piu' paura dell'ebola.

Ma alla fine, che diavolo e' lo spread?

Ora, fino a pochi anni or sono, il grande pubblico non ne aveva mai sentito parlare e per lungo tempo aveva vissuto benissimo.

Poi, un bel giorno, gli raccontano la favola che lo "spread" era fuori controllo, era esploso. Fanno credere alla gente che una cosa che era sempre stata "nei limiti" ora era andata fuori "dai limiti".

La gente fu indotta a pensare che lo spread, che fino ad allora era sempre stato fuori controllo, era improvvisamente schizzato a parametri mai visti in passato.

Ora, pensa un po' se ti dicessero che hai la pressione del sangue a 130 e con tono drammatico ti dicessero: ma e' altissima, bisogna intervenire con urgenza!

Giustamente, ti preoccuperesti un bel po', e accetteresti qualsiasi cura.

Ma cosa penseresti se scoprissi che in passato gli stessi medici non avevano avuto nulla da dire quando la tua pressione era stata (e loro lo sapevano) di 180?

Bene.

Hanno fatto credere alla gente, su tutti i giornali e gli organi di informazione, che il famigerato spread fosse a livelli assurdi, spropositati, mai visti in passato.

Non e' forse vero?

Non ve lo ricordate forse cosa raccontavano pochi anni fa?

Adesso, ti raccontiamo la verita'.

Guarda il grafico.

In rosso vedi il tasso italiano, in blu quello tedesco.

Esatto, lo spread e' la barra verde, cioe' la differenza, e sotto vedi gli anni.

Fonte: International Financial Statistics
Elaborazione dati: Alberto Bagnai – Goofynomics.

Negli anni 80 lo spread raggiunse valori doppi a quelli del 2011. Negli anni 90 lo spread raggiunse valori comparabili a quelli del 2011.

Com'e' che sto cazzo di spread all'epoca non se lo filava nessuno?

Anzi, come ricordato in un articolo di Economia e Finanza del quotidiano Repubblica il 13 Gennaio del 2012, nel 1995 la societa' di rating Standard and Poor's assegnava addirittura al nostro Paese la famosa "tripla A", giudicando l'Italia come "una delle economie leader dell'Unione Europea […]."

Oooh!

Eh, gia'!

Strano, vero, che nessuno ti ricordi oggi questi indiscutibili dati economici?

L'economia, prima di commentarla e prima di credere ciecamente agli abili inganni, bisogna conoscerla.

Ora, facciamo un passo avanti nella nostra storia e introduciamo un altro concetto, per veder le cose in una ottica differente e, per milioni di italiani, nuova.

 

LA GRANDE BALLA DEL 60% DEL RAPPORTO DEBITO PIL
Da molti anni, avrai sentito dire che esiste un livello pericoloso, oltre il quale la terra smette di ruotare, si ferma la corrente del Golfo e si rischia un'era glaciale: quando il rapporto tra debito e PIL supera il 60%.

Bene, sara' giusto che qualcuno finalmente dica che questo rapporto e' stata una pura invenzione.

Si e' trattato di una risposta bellamente inventata da un oscuro burocrate il quale, interpellato all'epoca su quale dovesse essere il rapporto consigliabile, sparo' una cifra a caso, a capocchia.

Non esiste, nella letteratura economica, alcun serio studio che dimostri scientificamente che, oltre quel rapporto, possono succedere le indicibili cose che sono raccontate sui giornali.

Eppure tale rapporto, privo di qualsiasi fondamento scientifico, e' quotidianamente citato, perche' e' uno dei parametri di riferimento alla base dello stare insieme nella casa comune, la sedicente UE, che noi chiamiamo la DE (Disunione Europea).

Che sia disunita (sulle tasse, sulle banche, sull'immigrazione, sulla politica estera, ecc.) e' talmente palese a ogni persona di comune intelletto e di animo imparziale che la nostra affermazione non necessita dimostrazione.
E allora, si tira sempre in ballo, dopo il diavolo, una divinita' pagana: il mercato.

Come mai questa oscura divinita' che va sotto il nome di "mercato" (le grandi banche internazionali e i grossi investitori) si preoccupava del debito di uno Stato come l'Italia – nel 2011 attorno al 120% del PIL – mentre, ad esempio, non destava nessuna preoccupazione quello giapponese che e' addirittura doppio di quello italiano (come mostrato nel grafico seguente)?

Fonte: OECD - Organisation for Economic Co-operation and Development.

Dal caso giapponese si evince chiaramente che pur nell'ipotesi in cui i mercati sarebbero spaventati non tanto dal debito in se', quanto dal suo rapporto con i redditi prodotti (PIL), se all'interno della nazione si produce ricchezza (redditi), non vi e' alcuna insostenibilita' del debito.
Il Giappone (come vedi dal grafico) ha ben oltre il 60% di rapporto tra debito e PIL.
In Giappone non c'e' nessuna crisi sistemica, non si chiudono ospedali ne' si tagliano servizi essenziali o posti di lavoro, ed e' di pochi giorni fa la notizia che la produzione industriale nel mese di gennaio 2016 e' cresciuta del 3.7% (dati forniti dal Financial Trend Analysis su base mensile rettificata), al netto delle inevitabili conseguenze della crisi e del calo della domanda mondiale che colpisce tutti.
Sia ben chiaro, il Giappone ha tanti problemi, ma ce n'e' uno che, a differenza nostra, non ha:

Noi, in Europa, abbiamo una moneta chiamata Euro, una moneta gestita da un sistema di banche private che un insigne economista defini', al momento della sua introduzione, "la moneta senza Stato".

Fu il primo caso nella storia dell'economia.

E abbiamo visto tutti come e' andata.

 

LA GRANDE BALLA DEL DEBITO PUBBLICO
Da alcuni anni, ti raccontano che i mercati si sono calmati, perche' a un certo punto si e' ridotto il debito pubblico italiano, che a fine del 2011 era a livelli troppo alti.

Ti raccontano che abbiamo ridotto il debito pubblico, facendo le cose buone e giuste che mamma Disunione Europea ci ha chiesto di fare.

E che noi, scolaretti cattivi, italiani baffi neri e mandolino, per anni non avevamo fatto, spendaccioni e spreconi sul debito pubblico.

Ti raccontano che la manovra per ridurre il rapporto tra Debito e PIL e' quella di ridurre il numeratore, cioe' ridurre il debito.

E cosi', arriva sui giornali una bella parola, che suona tanto bene: austerity!

Austerita', rigore.

Suona bene, e' sintomo di efficienza teutonica.

Suona un po' meno bene nelle tasche delle famiglie italiane, che si trovano ad aver meno soldi per portare il pane in tavola.

Ma insomma! – ti dicono se sei vecchio, tagliandoti la pensione – devi sacrificarti per i giovani!

Ma insomma! – ti dicono se sei giovane, dandoti precarieta' – non rompere i coglioni e pensa a lavorare!

E milioni di italiani, guardando il televisore, si convincono che l'austerita', il rigore, sia legata a un concetto che va molto bene in un Paese cattolico come il nostro, votato al pentimento dopo aver commesso un peccato: il peccato del debito pubblico.

Chi non e' disposto a fare un sacrificio, in nome del salvataggio della Patria?

Ti dicono che tagliando la spesa pubblica si riduce il rapporto debito PIL.

Quindi, rispetto al 2011, dovremmo vedere una curva che scende.

E infatti, guarda quanto e' scesa, dopo la cura del "rigore" e dei "sacrifici"!

Oggi, il rapporto e' quasi al 133% e ha continuato a crescere con l'ultimo Governo, che ha continuato la strada del rigore e del sacrificio.

Ora, osserva la frazione:

Ovviamente, il lettore attento avra' capito che, tagliando la spesa al numeratore, tagli per conseguenza il denominatore, cioe' il prodotto interno lordo.

Perche'?

Perche' non facendo l'ospedale, non avrai redditi di persone che lavorano in ospedale, che non spenderanno nella pizzeria vicina all'ospedale, che non produrra' abbastanza reddito per pagare le tasse e che un bel giorno chiudera', facendo ridurre il PIL nazionale e non dando allo stato abbastanza gettito per pagare gli interessi alle banche private.

Ecco allora quello che non si spiega in termini semplici alla gente: se non investi, distruggi il PIL.

Cosi' lo Stato, per stare in piedi e continuare pagare gli stipendi pubblici (l'unica cosa che non vuole tagliare per motivi elettorali), alzera' ancora le tasse sui privati e dovra' indebitarsi, alzando ancora il debito pubblico, pagando altri interessi a un sistema di banche private che governa l'Euro.
Ecco quello che e' successo, in parole semplici, in Italia.

 

LA VERITA' NASCOSTA: IL DEBITO PRIVATO
Hai visto l'ultimo grafico.

Come mai i mercati ad un certo punto si sono calmati se dopo l'intervento del governo Monti i parametri economici del nostro Paese sono - come hai visto - addirittura peggiorati, compreso il famigerato debito pubblico che tanto spaventava i mercati?

Qualcosa non torna, in questa storia del debito pubblico.

E gia' che ci sei, apri gli occhi su un fatto che non ti viene mai raccontato.
La "crisi" del 2008 – la mettiamo tra virgolette perche' non e' una crisi –, vede alcuni Paesi peggiorare drammaticamente il debito pubblico.

Ma la cosa strana e' che il peso del debito pubblico piu' elevato era allora per Italia, Grecia, Belgio: eppure, ci sono altri Paesi che, in pochissimi anni, vedono esplodere il debito pubblico, che prima avevano a livelli molto bassi.

E abbiamo allora una seconda domanda sulla quale farti riflettere.

Se e' vero che il debito pubblico rappresenta un problema, come mai i primi Paesi ad entrare in crisi, dopo il disastro finanziario americano del 2007, furono proprio quelli che ce l'avevano piu' basso, ovvero Irlanda e Spagna?

Guarda l'Irlanda, che aveva un debito pubblico bassissimo nel 2007 (anno in cui ti raccontano avviene una "crisi").

Guarda i dati (fonte Fondo Monetario Internazionale): un Paese senza debito pubblico vede esplodere il debito pubblico.

In che anno?

Proprio nel 2008.

Dati: Fondo Monetario Internazionale.

E guarda anche la Spagna, stessa storia; un Paese con bassissimo debito pubblico lo vede esplodere.

In che anno?

Sempre nel 2008.

Dati: Fondo Monetario Internazionale.

Stando al racconto che ti e' stato fatto, che si palesa in tutta la sua falsita', la crisi avrebbe dovuto colpire per primi proprio quei Paesi che avevano un debito pubblico elevato, cioe' Grecia, Italia e Belgio.

Qualcosa non torna, nuovamente.

Allora, prova a considerare che nessuno ti dice mai che esiste un altro fattore molto importante, che si chiama debito estero (privato).

In verita', la crisi in Irlanda e Spagna non e' stata causata dal debito pubblico, bensi' dal debito estero (privato) sul quale in pochissimi hanno acceso i riflettori.
Gli economisti e aziendalisti, perlomeno quelli non prezzolati, conoscono bene gli squilibri derivanti all'interno di una unione monetaria (euro) tra nazioni con economie molto differenti fra loro e sanno che se i tassi di inflazione (aumento/diminuzione dei prezzi) non convergono, si va dritti verso una crisi di debito estero.

Il meccanismo non e' particolarmente complicato, ma va compreso appieno per poter avere un quadro chiaro sulla crisi e per scoprire tutte le menzogne che ci hanno raccontato, con la connivenza totale del sistema di informazione.

 

CONCLUSIONE
Per oggi ci fermiamo qui, poiche' sono argomenti complessi che necessitano di approfondimento. In un prossimo articolo, ti spiegheremo molte altre cose e finalmente ti sara' tutto piu' chiaro.

Perche' avrai capito che una cosa e' certa: tentano di tenerti nell'ignoranza e nella confusione.

La ragione e' semplice: una persona confusa e' una persona controllabile.

Prendi la notizia di ieri, data con enfasi su tutti i giornali e televisioni, per la quale, poiche' Draghi pompa altra liquidita' nel sistema con la Banca Centrale Europea, ci saranno piu' soldi per tutti.

Vediamo imprenditori ingenuamente felici, speranzosi di aver soldi dalla propria banca.

Mentre non sanno che, per il sistema bancario, si profilano tempi ancor piu' cupi e rigorosi.

Al contrario, gli imprenditori che si iscrivono ai nostri Corsi sono quelli che si salvano, perche' scoprono come sara' possibile avere il credito da una banca, nel mercato bancario di domani, che discende dallo scenario che ti stiamo duramente rivelando.

La quasi totalita' degli organi di informazione sta tentando di far passare il messaggio che la Banca Centrale Europea e' in grado di salvare la situazione.

Una versione radicalmente diversa di quanto sta succedendo la trovi nel nostro articolo, che e' stato pubblicato sulla home page del prestigioso giornale Panorama.

Ora, hai due scelte.

La prima, quella di tornare a sentire il telegiornale e l'informazione convenzionale, che ti raccontera' la favola del diavolo, cercando di darti una visione religiosa dell'economia, fatta di peccato, sacrificio e pentimento.

L'altra e' la seguente:

Se farai la seconda scelta, scoprirai una spiegazione razionale, e cioe' che il diavolo e' piu' terreno di quanto tu pensi.

Buona crescita.

 

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