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La truffa del secolo (e il fregato sei tu)

 

La truffa del secolo (e il fregato sei tu)
 

Un articolo di Valerio Malvezzi e Piero Di Florio

MA FIGURATI, A ME NON MI FREGA NESSUNO!
Figuriamoci, il solito articolo scandalistico – pensera' qualcuno.

Io, di certo, non mi sono fatto fregare.

Liberissimo di pensarla cosi'. In effetti, la pensano cosi' – da tanti anni – milioni di italiani e centinaia di persone nel mondo occidentale.

Una sola domanda, allora: sei contento del mondo in cui vivi? In quel mondo, hai un lavoro migliore di un tempo, piu' soldi di allora, hai tutto il credito bancario che ti serve, il Paese in cui vivi ti offre servizi decorosi in cambio di tasse oneste, e vedi il futuro radioso per te e la tua famiglia.

Non e' forse vero?

Se e' cosi', non leggere questo articolo, non ti riguarda.

Se non e' cosi', sappi che quanto ti e' accaduto – ed e' accaduto a centinaia di milioni di persone – non e' un caso.

Ecco perche'.

 

IL PRIMO GRANDE INGANNO
Ma in che minchia di presunta truffa sarei stato raggirato? – ti starai chiedendo.

Bisogna conoscere la storia economica, per capire il presente e perche' la tua famiglia soffre.

Parliamo allora della madre di tutte le truffe: della grande rivoluzione che c'e' stata in economia, sul finire del secolo scorso, il XX secolo. In quella rivoluzione si e' deciso da parte dei governi di abdicare al loro ruolo di gestori della spesa pubblica per affidarlo a organismi privati: le banche.

Non si sapra' forse mai in cambio di cosa sia stata fatta questa scelta.

Sta di fatto che, quella scelta, ha cambiato tutto.

Una volta, lo Stato costruiva ospedali, strade, scuole, spendendo a debito. Come abbiamo spiegato in un precedente articolo (Il debito pubblico? Una menzogna del diavolo), quelle opere " debito" erano anche una altra cosa, in realta': una ricchezza.

Quelle opere creavano servizi e posti di lavoro, cioe' redditi che poi venivano spesi, andando a pagare quel debito, per mezzo delle tasse.

Ora, c'e' un passaggio semplice ma fondamentale da capire.

Poi, a un certo punto, qualcuno ha voluto che lo Stato – cioe', noi – non avesse piu' il controllo della moneta. Quindi, lo Stato si doveva indebitare verso altri soggetti per poter fare le cose che faceva prima.

E' in questo ben preciso momento storico che si ha un cambiamento epocale in economia. Il debito pubblico non e' piu' dovuto a un soggetto pubblico, cioe' alla totalita' dei soggetti privati (lo Stato), ma a una pluralita' ristretta di soggetti privati.

Ebbene, questa e' la truffa del secolo.

Da li', originano altri guai, che oggi pesano sul pane della tua tavola.

 

IL SECONDO GRANDE INGANNO: L'EURO
Ti raccontano che siamo in crisi, che e' una crisi dovuta a un fatto episodico della finanza.

Balle, balle rosse e gialle.

Infatti, la cosiddetta "crisi" non e' una cosa nuova, ma nota e prevedibile.

La crisi della struttura europea e' stata generata da un meccanismo gia' sperimentato piu' volte in passato, che ha portato i paesi periferici ad entrare in crisi tutte le volte che si e' verificato uno shock esterno (la crisi finanziaria americana che ha poi causato il fallimento Lehman Brothers).

Ma il fallimento Lehman Brothers e' il cerino che fa esplodere l'esplosivo, non l'esplosivo.

L'esplosivo e' stato il secondo grande inganno, quello dell'Euro.

Questa e' stata la favola dell'Unione Europea.

Questa favola e' stata raccontata per decenni, spiegata ai ragazzi nelle Universita', raccontando loro che con il 1992 e l'abolizione delle frontiere sarebbe nato un nuovo mondo e piu' tardi alla fine del millennio che con l'unione monetaria europea si sarebbe creato un futuro solido in cui si sarebbero ridotte le differenze tra i ricchi e i poveri.

Ricordate le parole di Romano Prodi? "Con l'euro lavoreremo un giorno in meno guadagnando come se lavorassimo un giorno in piu'".

Per anni, questa favola ha prodotto un mercato enorme (soprattutto per i consulenti) dato dai contributi europei, che erano soldi che noi toglievamo dalle nostre tasche per darli a qualcuno che, forse, avrebbe deciso a chi darli, sovente in logica di lobby (materia in cui gli italiani sono sempre stati gli ultimi).

Come tutti sanno, quel mondo magico non si e' creato: si e' creato invece l'esplosivo.

L'esplosivo si crea nei paesi periferici.

Questi paesi, negli anni precedenti alle crisi, sperimentano sempre massicci afflussi di capitali esteri, il che corrisponde ad un indebitamento estero: le economie centrali solide, quelle piu' sviluppate, piu' produttive e tecnologicamente piu' avanzate, hanno sedotto le economie periferiche attraverso l'inganno dell'unione monetaria (a cambi fissi) grazie alla quale la periferia puo' avere possibilita' di investimenti con afflusso di capitali esteri ed enormi prospettive di crescita.

 

IL TERZO GRANDE INGANNO: LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI
La teoria sottostante al capitalismo liberista e' quella del mercato autoregolato.

Hai capito davvero cosa e' successo in Europa?

Tutta l'economia neoclassica si fonda sul teorema del mercato inteso come dio assoluto, che deve essere libero da ogni barriera amministrativa, un mercato in grado di autoregolarsi e, per questo, capace di regolare l'economia.

La teoria sottostante era quella della convergenza. Tutta la favola europea, per anni ed anni, ha usato questa bella parola nei documenti ufficiali. In sostanza, tutti sarebbero cresciuti e i redditi si sarebbero allineati. Per anni, si sono fatte politiche per ridurre le divergenze.

Ovviamente, nella teoria, e' tutto bello e spiegabile; la realta' e' ben diversa.

Secondo la legge economica dei rendimenti decrescenti, quando un Paese non del tutto sviluppato, cioe' non ancora dotato di un apparato industriale e infrastrutturale adeguato, assiste all'afflusso di capitali esteri poiche' ci sono evidenti prospettive di maggiore produttivita', col passare del tempo si dovrebbe registrare un progressivo smorzamento di questi afflussi a causa della riduzione della produttivita' man mano che nel Paese in questione vengono costruiti sufficienti infrastrutture e apparati industriali, meccanismo noto agli economisti col nome di "Convergence".

Pertanto, il mercato avrebbe dovuto autoregolarsi.

Tutti i Paesi avrebbero vissuto, alla fine, felici e contenti.

Una gran bella favola per bambini, alla quale tutti gli adulti hanno creduto.

A dire il vero, non tutti.

I Paesi piu' furbi non hanno abboccato.

 

LA FAVOLA E IL MONDO REALE
Nella favola, le cose sarebbero dovute andare in questo modo.

Nella realta', le cose non sono andate cosi'.

Il fenomeno al quale abbiamo assistito negli anni precedenti la crisi del 2008, infatti, e' caratterizzato addirittura da un aumento nel tempo dell'afflusso di capitali verso Paesi meno sviluppati.

E' proprio quello che e' successo all'interno dell'Eurozona, dove i Paesi periferici (meno sviluppati) hanno visto aumentare sempre piu' il loro indebitamento estero (corrispondete all'afflusso di capitali provenienti dai paesi del nord) con dei casi, come in Spagna, dove si e' raggiunto un livello di deficit della bilancia del pagamenti (import/export) mai sperimentato prima.

Perche' questi afflussi di capitali non si sono via via ridotti nel tempo – seguendo la bella teoria dei rendimenti decrescenti – ma sono addirittura aumentati sempre di piu'?

Per svariati motivi, ma principalmente per il vantaggio di continuare a fare grandi profitti da parte dei creditori dei Paesi del nord, consapevoli che il cambio fisso avrebbe protetto i loro capitali da un'eventuale svalutazione e che, nel momento in cui i debitori non avrebbero piu' avuto modo di onorare i propri debiti, sarebbero intervenuti gli Stati salvando banche e istituti finanziari.

Che poi e' quello che e' storicamente successo.

Fantasia, illazioni?

La parola Grecia dovrebbe dirti qualcosa.

 

IL CASTELLO DI CARTE
E cosi' si scopre, finalmente, che la solida casa europea e' in realta' solo un castello di carte. Mancando una Unione politica che, dopo venticinque anni, e' ormai palese non si sia realmente mai voluta fare.

L'unione politica europea e' ormai un progetto irrealizzabile, in questo modo, poiche' la stessa moneta unica e' la causa della disgregazione economica, politica e sociale dell'Europa.

Lo dite voi! – protestera' qualcuno.

No, lo sapevano molte persone autorevoli, e molto prima di noi.

L'economista Nicholas Kaldor, nel lontano 1971, aveva sconsigliato la realizzazione della moneta unica prima dell'unione politica.

Oggi, a giochi fatti, non solo sei stato truffato della possibilita' che il tuo Stato (cioe', tu) possa battere e controllare la moneta, ma anche del diritto democratico di votare qualcuno che possa controllare chi lo fa.

Un enorme inganno.

Un castello di carte e' instabile.

Non era affatto imprevedibile, anzi, era logico aspettarselo.

Lo affermate voi! – protestera' ancora qualcun altro.

Niente affatto.

Non lo dicono le opinioni, ma la scienza economica.

L'economista argentino Roberto Frenkel, rifacendosi alla teoria dell'instabilita' finanziaria elaborata dall'economista statunitense Hyman Minsky, ha delineato l'andamento del cosiddetto "ciclo minskyano" che si instaura quando un Paese poco sviluppato decide di entrare in un accordo di cambio fisso con un'area valutaria piu' forte.

Esattamente quello che si e' verificato tra il centro e la periferia dell'eurozona:

Teoria, secondo te?

Va bene, e allora rileggi questa pagina pensando a cosa e' successo in Grecia.

Un popolo che ha dato i natali alla cultura del mondo distrutto, umiliato, annichilito; una vicenda vergognosa, che rimarra' nei libri di storia.

 

POPOLI IN CATENE
E cosi' si sono incatenati i popoli.

Lo Stato non puo' piu' decidere quanto e come spendere per i propri cittadini, come aveva fatto per secoli, per la prima volta nella storia. Al suo posto, non viene creato alcun sostituto, un organo politico di rappresentanza diretta, uno stato federale, ma solo un collegio di burocrati non eletti dalla gente che fissano regole non decise dal popolo.

Non c'e' piu' liberta' dei singoli governi di costruire ospedali, strade, scuole, indebitandosi con se' stessi, cioe' con il proprio popolo.

Nasce, per giustificare tale oppressione in cui siamo stati incarcerati, il grande inganno del debito pubblico.

Nostre opinioni?

Niente affatto.

Questo sistema a keynesismo privatizzato, come e' stato definito dall'economista Riccardo Bellofiore, prevede che se c'e' bisogno di una fonte di domanda nell'economia, siccome lo Stato non puo' piu' decidere autonomamente quanto e come spendere, a causa dei vincoli €uropei, al posto della domanda pubblica si utilizza la domanda privata facendo indebitare le famiglie.

Oh, sia chiaro, non e' un passaggio banale e ovvio: non si comprende subito il meccanismo, anzi per molti anni nessuno lo comprende.

Tantissime persone non lo capiscono nemmeno oggi e molti – ne siamo certi – si incazzeranno come belve a leggere questo articolo e lo contesteranno.

Sono coloro che credono alle favole oppure coloro che hanno interesse a raccontarle. Queste persone citeranno dati di espansione, di crescita, di ripresa. E, in effetti, nel breve periodo, questo meccanismo privatistico, questa logica di sostituzione della domanda pubblica con la domanda e l'indebitamento privato, porta benefici.

Nel breve termine.

Per un po' il sistema va avanti, ci guadagnano un po' tutti, c'e' crescita economica la quale permette ai conti pubblici di attraversare un periodo florido (piu' redditi, piu' domanda, piu' Pil, piu' entrate per l'erario, minore spesa a sostegno dei redditi, diminuzione del debito).

Ma nel lungo termine?

 

LA VERA ORIGINE DEL MALE: IL DEBITO PRIVATO
Esplode, ovviamente, il debito privato, cioe' di famiglie e imprese.

Il debito privato esplode dato che i capitali finiscono nel settore privato, famiglie e imprese appunto, generando un aumento della domanda che, di riflesso, porta ad un aumento dei prezzi.

Si crea questo loop, osserva:

L'aumento dei prezzi rende il paese periferico sempre meno competitivo, il suo export diminuisce e continua ad indebitarsi con l'estero per finanziare le proprie importazioni e si entra in un loop autodistruttivo: aumentano i debiti per pagare gli interessi all'estero, aumenta lo spread fino a che, alla fine scoppia la crisi.

Teoria?

Allora, prova a rileggere questo schema circolare pensando a cosa e' successo al Paese in cui vivi, l'Italia, da quando e' stato introdotto l'Euro.

Ma allora, in tutta questa storia il debito pubblico cosa c'entra?

Appunto, cominci a capire: nulla.

E' il debito privato ad aver causato la crisi dapprima nei paesi come Irlanda, Spagna e anche Portogallo; il debito pubblico non c'entrava nulla.

Una nostra strana, assurda e originale opinione?

No, dati economici non spiegati alla gente.

In economia contano i dati, per sostenere delle opinioni.

Vediamo quindi qual e' stata la variazione dei debiti pubblici e privati nei paesi periferici dell'eurozona e cosa e' realmente aumentato nel periodo che va dall'entrata formale nell'unione monetaria europea (1999) fino all'alba dell'esplosione della crisi finanziaria (2007):

Non sono nostre folli opinioni.

Sono dati incontrovertibili, fonte del Fondo Monetario Internazionale.

Cosa ti dice questo grafico?

Ti dice cosa e' successo dal 1999 (entrata nell'euro) al 2007 (crisi finanziaria), se e' cresciuto il debito pubblico o quello privato, Paese per Paese.

Ebbene, strabuzza gli occhi, perche' in Italia, in percentuale del PIL, e' cresciuta la barra verde (debito estero) e quella rossa (debito privato).

Cosa? – ti starai chiedendo, leggendo queste parole – Ma allora, da anni, ogni sera al telegiornale mi prendono in giro?

Mah; vedi un po' tu.

 

L'INFAME INSULTO DEI MAIALI CHE NON VOLANO
In inglese "PIGS" significa maiali.

Ora, e' noto a tutti che i maiali hanno alcune caratteristiche (tra le quali quelle di puzzare) e non ne hanno altre (per esempio, non volano).

Gia' che ci siamo, da italiani diciamo che non ci piace particolarmente essere apostrofati "PIGS".

Perche' - ti chiederai - qualcuno lo dice?

Si', sui giornali economici, praticamente ogni giorno e da sette anni.

Dopo la crisi, alcuni giornalisti economici di lingua inglese, anche loro al soldo dei padroni o semplicemente ignoranti come tutti dei dati sopra riportati, hanno inventato un bel gioco di parole.

Datemi una P, datemi una I, datemi una G, datemi una S:

Ed ecco il simpatico raggruppamento nel porcile: i maiali.

In pratica, in questa allegorica rappresentazione della favola europea, si legge la fiaba:

Questi esilaranti giornalisti economici, hanno messo nell'immaginario collettivo mondiale l'immagine di quei quattro porci, creando il concetto indelebile nella mente dei lettori del fatto che ci siano due Europe: quelle ad economia sana (delle formiche, dei virtuosi, dei buoni, degli amanti del rigore) e quella ad economia malata (delle cicale, dei fannulloni, dei cattivi, degli spreconi).

Quindi, i maiali sono coloro che non sanno tenere i conti pubblici.

Non stiamo raccontando bufale ne' esagerando, facendo le vittime.

Nel luglio 2008 viene pubblicato sul prestigioso Newsweek un celebre articolo, dal titolo "Why Pigs Can't Fly" (perche' i maiali non possono volare), per la prima volta facendo capire al mondo (insultando milioni di persone) che c'era qualcosa che non funzionava nella fiaba dell'Europa unita.

La tesi che e' passata, e che ormai e' un dogma indiscusso, e' che l'Europa non ha funzionato per colpa dei maiali, i quali, a causa del peso del loro debito pubblico, non le permettono di volare.

Il prestigioso Times ha rincarato in seguito la dose, scrivendo che i PIGS sono le 4 economie disastrate del sud Europa, malate di debito pubblico.

E anche in internet, da noi – non dubitiamo succedera' anche con questo articolo – il lavaggio mediatico del cervello e' stato cosi' massiccio, cosi' continuato, cosi' insistente, che ci siamo davvero convinti di esserlo, dei maiali.

Indubbiamente ci saranno coloro che commenteranno scrivendo cose del genere:

Ma si', diamoci dei maiali.

Negli ultimi anni, e' stata fatta entrare nel "circolo dei maiali" anche l'Irlanda, cosi' che la sigla diventa PIIGS.

Allora, signore e signori, quale che sia il presunto porcile, voi non siete dei maiali.

E sapete perche'?

Perche' quelle informazioni sono volutamente scorrette.

Di nuovo, non e' questione di opinioni, come per la ricetta della torta pasqualina.

Si discute di economia conoscendo questa scienza, citando fonti e dati.

E ora noi ve li facciamo vedere.

 

DEBITO PUBBLICO O PRIVATO?
Abbiamo visto, nel grafico precedente di fonte Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, che la variazione del debito pubblico italiano in percentuale sul PIL (prodotto interno lordo) prima e dopo l'entrata nell'area Euro non e' esattamente quella che ti hanno raccontato per anni.

Allora, ogni sera senti al telegiornale che il debito pubblico e' il principale problema del momento.

Ogni giorno, i giornali scrivono del problema del debito pubblico, dicendo in soldoni due cose:

  1. Che il debito pubblico in Europa e' esploso ed ha causato la crisi

  2. Soprattutto nei Paesi che non controllano i conti pubblici (i maiali)

Non e' forse vero?

Bene, vediamo se le cose stanno cosi'.

Come sempre, non opinioni, ma dati. Penso sarai d'accordo con me che, se la fonte e' l'Europa, e' attendibile.

Vediamo di capire cosa dice la tabella (fonte Banca Centrale Europea).

Dai due grafici precedenti si nota che durante tutto il periodo antecedente la crisi finanziaria del 2008, i debiti pubblici dei cosiddetti PIIGS (ricordi i maiali?) non solo non erano aumentati, ma erano addirittura diminuiti, ad eccezione del Portogallo e marginalmente della Grecia.

Non stai leggendo grafici e tabelle scritte su Topolino, ma una di fonte Banca Mondiale e una di fonte Banca Centrale Europea.

E allora, perche' non si dicono alla gente queste cose?

Semplice: perche' la gente non deve capire.

 

LA FREGATURA DELL'EURO
L'euro, di per se', puo' sembrare solo una moneta.

In realta', l'aggancio valutario favorisce unicamente i capitalisti delle economie centrali (come ad esempio la Germania), perche' – come abbiamo visto – nelle economie periferiche (come Grecia, Spagna, ecc.) i tassi di interesse sono fisiologicamente piu' alti perche' ci sono piu' possibilita' di investimenti, di conseguenza il capitale si dirige proprio in questi Paesi dove le prospettive di produttivita' sono maggiori. In presenza di un aggancio valutario, inoltre, per i capitalisti sparisce il rischio di perdere parte dei capitali investiti poiche' non c'e' possibilita' di svalutazione da parte del Paese periferico.

Distrarre la gente con la panzana del debito pubblico serve solo a non fare comprendere la realta'.

La realta' non e' che esistono Paesi che non lavorano e Paesi che lavorano, cicale e formiche, virtuosi e ladri, corrotti e galantuomini, spreconi e risparmiatori, perdigiorno e gente operosa, santi e malfattori.

La verita' e' che gli squilibri non derivano dal debito pubblico e nemmeno da caratteristiche geografiche, culturali o sociali dei Paesi, ma dall'unione monetaria fra Paesi con economie troppo differenti fra loro. La verita' e' che le banche del nord hanno finanziato la domanda del settore privato dei Paesi del sud. Cosi' facendo, quelle banche hanno fatto crassi affari, ma quei Paesi hanno perso ulteriore competitivita', e il divario tra ricchi e poveri, anziche' ridursi, e' aumentato.

L'euro e' stata una droga, non un farmaco.

Questo lo dite voi! – protestera' l'indottrinato dal telegiornale.

No.

Lo dice nuovamente la Banca Centrale Europea, solo che queste notizie sono nascoste nelle pieghe dei giornali e non diffuse al grande pubblico.

Che la crisi dell'Eurozona fosse stata causata dall'indebitamento estero privato lo ha affermato, nel 2013, nientemeno che Vitor Constâncio, allora vice-presidente delle BCE. Egli fugo' ogni dubbio evidenziando come gli squilibri non siano derivati dal debito pubblico, ma privato.

Leggi questo incredibile documento:

Hai capito la fregatura?

Se vuoi leggere il testo integrale del suo intervento puoi andare al link cliccando qui.

 

I RIFLETTORI DELL'INGANNO
Gli organi di informazione fanno cio' che viene loro detto di fare. E' semplice, manipolare l'opinione pubblica, se tu ogni giorno fai passare, per anni, un messaggio.

Basta accendere i proiettori su cio' che ti interessa e la gente vedra' solo cio' che e' illuminato, non cio' che e' in ombra.

Allora perche' hanno acceso i riflettori sul debito pubblico e non su quello privato?

Semplice, perche' fanno da anni il lavaggio del cervello della gente.

a) se si dice Debito Pubblico, la gente intende che lo Stato e' brutto, cioe' la politica.

b) se si dice Debito Privato, invece, la gente intende che il mercato e' brutto, cioe' la finanza.

Hai notato come cambiare un aggettivo cambia la realta'?

Pubblico, invece di privato.

Ah, ma lo dite voi che siete anarchici insurrezionalisti! – protestera' il lavato di cervello.

Che si dovessero istituire controlli e limitazioni sui movimenti internazionali di capitali lo avevano detto anche quegli anarchici insurrezionalisti del Fondo Monetario Internazionale per bocca dell'ex direttore Dominique Strauss-Kahn, che poi casualmente si ritrovo' incastrato, un mese dopo averlo detto, in una vicenda di violenza sessuale nei confronti di una cameriera.

Dovrebbe ormai essere chiaro che il debito pubblico non c'entrava nulla con la crisi, ma venne usato come spauracchio per imporci governi graditi alla finanza mondiale che, con il loro sapiente lavoro di "tagli", "sacrifici", "rigore" e "austerita'" ha causato il peggioramento della situazione e di tutti gli indicatori economici (PIL, rapporto Debito/PIL, produzione industriale, ecc.).

E l'inganno continua.

 

LA SOSTENIBILITA' DELL'INGANNO
Per ingannare la gente, basta spaventarla.

La grande menzogna e' far credere che il debito sia insostenibile. Quindi, da anni ci dicono, ogni giorno, che noi maiali abbiamo un debito pubblico troppo elevato e che, per ridurlo, dobbiamo tagliare la spesa pubblica (e quindi redditi, diritti e servizi dei cittadini).

A parte il fatto che la ricetta della austerita' si e' rivelata – da anni – disastrosa e che per ridurre il debito pubblico bisognerebbe alzare la spesa pubblica, tornando a parlare di investimenti e riduzione delle tasse, i dati sono altri.

Lo dite voi! – strepitera' lo strenuo difensore del telegiornale lavacervello – Il Debito Italiano non e' sostenibile!

No.

Lo dicono i dati.

Non i nostri, ma quelli della stessa Commissione Europea.

Il grafico seguente e' un estratto preso da uno studio della Commissione Europea (Economic Papers 475/2012) pubblicato nel Dicembre del 2012 e indica la sostenibilita' dei debiti pubblici dei Paesi Europei. La linea orizzontale indica il limite oltrepassato il quale non si e' sostenibili.

Guarda un po' dove si trova l'Italia.

Se vuoi il report completo, e' pubblico: puoi scaricarlo in formato pdf dal cliccando qui.

 

CONCLUSIONI
Basta cambiare una parola per mandare, attraverso tutti i media, un messaggio opposto alla verita'. Il debito davvero esploso in Italia non e' quello pubblico, in variazione del PIL, ma quello privato.

Tagliare la domanda di spesa pubblica non poteva che creare le condizioni per la crescita del debito privato. Ma se tu parli di debito pubblico, allora quello che e' da regolamentare e' il bilancio pubblico, cioe' la lente del riflettore va sull'amministrazione pubblica, sui tagli. Se invece tu parli di debito privato, allora la lente va a regolamentare il mercato dei movimenti di capitali privati, l'eccesso di liberismo.

Dipende da dove vuoi fare andare la lente del riflettore. Ma chi manovra quella lente, oggi, e' il finanziere, non piu' il politico, che ha svenduto il suo potere per quattro poltrone e due piatti di lenticchie.

La verita' e' che c'e' un eccesso di finanza, nel mondo.

Un tempo, la finanza dipendeva dall'economia.

Oggi, il rapporto e' rovesciato.

L'economia era diretta dallo Stato, che aveva il controllo della moneta ed era gestito dai politici, controllati dai cittadini. Oggi l'economia dipende dalla Finanza, che ha il controllo della moneta ed e' gestita da finanzieri che nominano burocrati senza il controllo democratico dei cittadini.

In questo scenario, e' del tutto illusorio pensare che domani, per il solo fatto che mamma BCE stampera' piu' denaro, quel denaro servira' a far decollare l'economia, perche' cosi' non sara'. Quello che davvero serve, e cioe' abbandonare quel grande inganno, tornare a parlare di produzione, di terra, di fabbriche e lavoro, di investimenti privati e spesa pubblica, di riduzione delle tasse, di controllo pubblico della moneta, di piena occupazione, come era un tempo, non lo vogliono fare.

Se sei un imprenditore o un professionista, nei nostri Corsi WIN the BANK noi spieghiamo come, in questo scenario complesso, domani si potranno finanziare le piccole imprese italiane. E' perfettamente inutile protestare, inveire, abbaiare alla luna. Le banche non possono dar soldi alle imprese, perche' sono state cambiate le regole.

Ma, per sopravvivere, bisogna conoscere.

Solo quei pochi che imparano come fare continueranno ad aver credito dalle banche, domani: a questo servono i nostri Corsi WIN the BANK.

Noi non facciamo filosofia, siamo pragmatici e insegniamo come fare per avere credito.

Chi si illude invece che stampando un po' di moneta o buttandola dagli elicotteri si ridurranno i problemi, si finanzieranno nuovamente le imprese, non ha capito nulla di cio' che sta succedendo.

L'inflazione non salira' perche' la gente ha fame e non ha piu' reddito da spendere.

Non sa perche', ma capisce di essere stata ingannata.

Speriamo che questo articolo abbia contribuito a farti vedere una cosa.

Cosa c'e' nell'ombra, dietro ai riflettori.

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