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I veri motivi per cui la crisi non finira' mai

 

I veri motivi per cui la crisi non finira' mai
 

Un articolo di Valerio Malvezzi

PERCHE' INGANNANO FACILMENTE LA GENTE?
Da anni, ogni anno, come nella canzone del grande Lucio Dalla, si racconta che andra' meglio.

"Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
portera' una trasformazione
e tutti quanti stiamo gia' aspettando
sara' tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scendera' dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno."

Gia' che ci sono, raccontano che ci sara' da mangiare e luce tutto l'anno, anche i muti potranno parlare, mentre i sordi gia' lo fanno.
E tutti a crederci.
Da anni.

Ma come e' possibile? – mi sono chiesto.

Poi, ho letto della ricerca Mc Graw Hill e di Banca Mondiale, che dice quale e' il livello di conoscenza finanziaria del nostro Paese. Dietro a quali Paesi si colloca la cultura economica italiana, a livello mondiale?

Dietro a questi.

Kenya, Togo, Botswana, Madagascar.

Non e' uno scherzo, e' una ricerca Mc Graw Hill e Banca Mondiale.

Ora, passi per il Kenya, ma e' facile far credere le piu' grandi sciocchezze a una popolazione che e' meno preparata, in materia finanziaria, di quella del Togo o del Botswana. Ma siamo sicuri che si siano spiegate le cose in modo chiaro agli italiani?

E allora, anche se molti mi criticano per il mio linguaggio semplice, io ritengo che, se si dicono le cose in modo chiaro, la gente capisce.
Oh, se capisce.

 

L'ANNO CHE VERRA'
E allora, partiamo dalle cose piu' semplici.
Partiamo dalla fine della crisi, annunciata piu' volte dal governo. Ora, al di la' delle parole dei politici, sarai d'accordo con me – che ho un'origine contadina - che in economia contano i fatti.

Quando finisce una crisi?

Quando le cose vanno bene.

Ora, pensa al bilancio della tua famiglia. Le cose vanno bene quando aumentano le entrate o si riducono le spese, meglio ancora se succedono entrambe le cose insieme.
E allora, da anni ti dicono che sara' tre volte Natale e si ridurra' la spesa pubblica. Questo perche' si combattono gli sprechi, si tagliano le province, si fanno lavorare i fannulloni e via discorrendo.

Bene, vediamo la riduzione della spesa pubblica.

Ma, dato che le mie opinioni potrebbero essere di parte, prendero' i dati certamente piu' favorevoli al Governo.
E allora, quali dati prendo?

Quelli dati dal Governo.

Si chiama DEF (Documento di Economia e Finanza) e dice le previsioni del Governo sulla politica economica del Paese nei prossimi anni.

Nel seguito, vedrai quanto il Governo prevede di risparmiare nella spesa cosiddetta corrente; diciamolo in modo semplice, per i non addetti ai lavori.

La spesa corrente e' quanto serve a far funzionare la macchina pubblica, quindi sostanzialmente i contratti di servizi esterni e soprattutto la voce di spesa primaria, quella per cui tu e io paghiamo le tasse: gli stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione.

Allora, vediamo insieme gli effetti della meravigliosa riduzione della spesa pubblica.

Ci aspettiamo quindi una bella linea all'ingiu'.

Minchia, che bel risparmio!

Ora, ti voglio far vedere un'altra cosa. Il futuro di una famiglia, di un'azienda, di un Paese, dipende da cosa?

Dai suoi investimenti.

Se non investi, non hai futuro.

In termini semplici e chiari a tutti, se il contadino non semina il seme di grano, non raccogliera' le spighe.

E allora, se un Governo mi racconta che ci sara' un futuro, di sicuro quel governo sta aumentando gli investimenti, cioe' le spese che servono a crearlo, quel futuro.

Quindi, mi aspetto una linea che cresce negli investimenti pubblici.

Eccola.

Minchia, che bella crescita negli investimenti!

Infine, da tempo scrivo che bisogna rilanciare la spesa pubblica, e quando scrivo quello intendo dire gli investimenti.

Ora, una azienda sana ha un rapporto tra spesa corrente (tra cui il personale) e spesa per investimenti abbastanza equilibrato. Significa che, se l'Italia vuole avere un futuro, deve avere una spesa corrente bassa e una spesa per investimenti alta, o comunque le due barre dovrebbero essere sostanzialmente in equilibrio.

Cosi' non fosse, e cioe' se avessimo, paradossalmente, uno Stato con una barra (quella delle spese correnti) nettamente superiore alla spesa per investimenti, vorrebbe dire che i cittadini italiani pagano sostanzialmente le tasse non per avere un futuro – come sarebbe logico aspettarsi – ma per dar da mangiare alla macchina enorme della pubblica amministrazione.

Sicche', quando sento politici ignoranti che parlano di lotta allo spreco della pubblica amministrazione, io dico: benissimo, ma avete una idea dei numeri.

Sapete quanto e' il peso della spesa per stipendi e mantenimento della macchina dello stato rispetto alla spesa per avere un futuro, cioe' degli investimenti?

Se nei grafici precedenti ti ho fatto vedere il trend, cioe' la direzione, facendoti chiaramente capire dove stiamo andando, ora ti faccio vedere il peso, cioe' quanto pesano in termini relativi tra loro i due grafici precedenti.

Quanto pesano gli investimenti (barra rossa) rispetto alle spese correnti della pubblica amministrazione (barra blu)? La barra rossa sono il futuro, il blu e' il peso sulle nostre spalle per avere uno straccio di futuro.

Eccolo.

Minchia, e noi sosteniamo tutto quello spreco per fare investimenti cosi' ridicoli?

Bene, forse per la prima volta tante persone hanno una idea numerica e precisa di cosa sia il bilancio dello Stato italiano, in parole povere.

Semplicemente, tu stai pagando le tasse per mantenere una pubblica amministrazione gigantesca, che ha un costo di bilancio enorme, per produrre degli investimenti, cioe' il futuro di questo Paese, che sono piccolissimi rispetto alle spese correnti.

Ora, e' chiaro anche a un bambino che gli sprechi, cioe' quello che si deve tagliare, sta nella barra blu (le spese correnti).

Dal momento che, ovviamente, il Governo mai mettera' mano alla voce principale che si chiama personale, ecco che taglia solo dove non si dovrebbe tagliare, la barra blu (gli investimenti per il futuro).

Insomma, abbiamo foraggiato con le nostre tasse un elefante per partorire un topolino.

Solo che, nelle previsioni del governo, l'elefante crescera' e il topolino sara' sempre piu' piccolo.

 

L'ELEFANTE CRESCERA'
Ovviamente, nella canzone del Governo sara' festa tutto il giorno e si riducono le tasse.

E invece, no.

Gia' ho documentato, in precedenti articoli, che la pressione fiscale del 2015 e' salita.

E in futuro?

Le imposte dirette avranno, secondo le elaborazioni di Centro Studi Unimpresa sui dati del Documento di Economia e Finanza del Governo, una crescita di quasi il 5%, mentre quelle indirette (tra cui l'IVA) aumenteranno di oltre il 13% nel periodo tra il 2015 e il 2019.

Non lo dico io, lo dice la fonte piu' autorevole: il Governo italiano.

Il lettore attento osservera' che la pressione fiscale rimane pressoche' invariata, attorno al 43% (e comunque non si riduce affatto, a differenza dei proclami politici).

Il punto e' che quella e' la pressione nominale, che e' ben diversa da quella reale.

Quella reale e' questa qui:

Siamo i primi almeno in una cosa, in Europa: nella pressione fiscale sulle piccole e medie imprese.

Oltre il 68%, secondo le elaborazioni Price Waterhouse & Coopers.

Insomma, lo dico agli imprenditori che ancora credono alle favole degli elefanti che volano e dei topolini.

Gli elefanti (la spesa pubblica della burocrazia italiana) non fara' volare gli investimenti (il topolino), quindi le tasse non scenderanno affatto.


L'elefante burocrazia porta a spasso l'investimento pubblico

Non funziona cosi' l'economia, quindi non state ad ascoltare piu' il pifferaio magico.

 

IL PIFFERAIO
C'e' sempre un pifferaio, qualcuno che racconta cose in cui la gente vuol credere.

Eccone uno, che cosi' cinguettava, poco piu' di un anno fa.

Allora, se il futuro e' quello delineato dal Governo – ed e' quello, se tutto va bene – allora le banche dovranno subire peggioramenti dei volumi dei crediti in sofferenza. Cosa vuol dire?

Significa che le famiglie e le imprese faranno molta fatica a rimborsare i debiti, e molte non lo faranno.

Come no!

Sara' una passeggiata sul tappeto rosso.

Le banche, srotoleranno il tappeto rosso alle imprese, secondo i pifferai, quando si considera che i crediti deteriorati (oltre 330 miliardi) sono circa l'80% del loro capitale e delle loro riserve.

Stiamo parlando, a livello italiano, di circa un milione e duecentomila unita' (senza considerare le posizioni incagliate, ristrutturate o scadute).

Una meraviglia.

Solo che, per non far capir nulla alla gente, parlano sempre di debito pubblico, e mai di debito privato.

Ora, secondo i fautori dell'euro, quelli che suonavano il piffero magico di allora, le famiglie italiane ed europee in genere avrebbero ridotto i loro debiti.

E infatti.

Guarda che bellezza, dopo essere entrati nell'euro.

Qui vedi l'incremento del debito privato, cioe' delle famiglie e delle imprese, dal 1999 (prima dell'euro) al 2012, nei Paesi europei.

In Italia, il peso del debito sui privati (famiglie e imprese) e' aumentato di quasi 52 punti di PIL in quel periodo.

Tradotto, ci siamo indebitati nel mondo privato (famiglie e imprese) molto di piu' di prima.

Ma i debiti, se uno li fa, c'e' uno che li concede.

Quel qualcuno, sono le banche.

 

SIAMO PIU' RICCHI?
Ora, per decidere se le cose vanno meglio, oppure peggio, in economia non si discute di impressioni, ma di numeri.

Esiste una sola cosa che conta: il reddito reale disponibile.

Quindi, io posso anche aver piu' debito ma se il mio reddito cresce, avro' una quota di reddito che potra' pagare il debito aggiuntivo.

La situazione sarebbe drammatica, invece, se al crescere del mio debito io perdessi il mio potere di ripagarlo, se il mio reddito reale fosse calato, invece di aumentare.

E infatti, e' quello che e' successo.

La linea rossa ti dice come e' cresciuto il debito privato, mentre la linea blu ti dice quanto e' cresciuto il reddito reale per pagare quel debito.

Ora, dopo circa vent'anni, il reddito reale (la barra blu) che era salito fino a quasi il 2007, e' crollato ai valori della meta' degli anni 90.

Con una grande differenza.

Che, all'epoca, non eravamo indebitati con le banche.

Quindi, siamo piu' ricchi?

Direi proprio di no.

 

LA SPIRALE
E ora, per farti capire dove ci stanno portando, ti diro' (ma gia' lo hai capito) che stanno tagliando ulteriormente gli investimenti pubblici, per rispettare il mito del dannato debito pubblico.

Ed ecco cio' che succedera'.

La crisi non finira', mai.

Non se si continuera' la strada del neo liberismo economico.

La riduzione degli investimenti pubblici (gia' hai visto che e' nei piani del governo) portera' a un ulteriore crollo del PIL (avevo previsto l'anno scorso che saremmo stati sotto l'1% e puntualmente si e' verificato). Questo si verifichera' anche quest'anno (come vedi, stanno gia' rivedendo al ribasso le stime di soli tre mesi fa). Ma questo, si accompagnera' a riduzione di gettito e degli utili aziendali.

Le banche, al vedere i bilanci delle aziende, chiuderanno i rubinetti, per regole internazionali.

Questo, cioe' una ulteriore stretta creditizia (pensa a cosa succedera' ai loro bilanci), avvitera' l'economia su se' stessa, cioe' non ci fara' uscire dalla "crisi".

E sai perche'?

Perche' non puoi uscire da cio' che non sei.

Non e' una crisi.

 

NON E' UNA CRISI
Si tratta di un cambiamento, deliberato e pianificato, di modello economico.

Verso la fine del secolo scorso, e' stato cambiato il modello di riferimento.

Nel nuovo modello, tutti i privati (non finanziari, cioe' famiglie e imprese) hanno perso, chi piu', chi meno.

Quello che conta e' cio' che abbiamo perso nei redditi reali.

Chi ha perso di piu'?

Non so se noti chi e' il Paese in fondo alla classifica mondiale, nel corso degli ultimi anni.

Quello che conta, sono i redditi reali.

Ecco i dati reali, gli unici che contano.

Ti e' chiaro chi ha perso di piu' in Europa, dietro anche alla Grecia?

Del resto, noi a meta' degli anni novanta eravamo una potenza industriale, e facevamo paura a qualcuno.

Per non far capire nulla alla gente, continuano a riempire la testa di sciocchezze ad ogni telegiornale, specialmente insistendo sul debito pubblico.

Cosi' facendo, nascondono il debito privato, cioe' su famiglie e imprese.

Poi, raccontano alla gente che si tratta di una crisi, per tenerla nell'ignoranza.

Si tratta di un piano deliberato.

E chi afferma che gli italiani sono ricchi perche' hanno le case, o e' scemo, o mente sapendo di mentire.

Non a caso, sono gia' state introdotte patrimoniali di fatto e ben presto ne introdurranno di nuove.

 

QUINDI, QUANDO FINIRA'?
Mai.
Se non cambiano, rivoluzionandolo, il sistema economico nel quale ci hanno cacciato, mai.

Non si tratta di mie opinioni, ma di fatti numerici, di calcoli, poco noti alla gente.

Quello che conta non e' il debito pubblico, ma il debito privato – che come ti ho spiegato e' esploso – e il rapporto tra il debito pubblico e il PIL (prodotto interno lordo) in termini reali.

Allora, vediamo questo secondo dato.

La barra blu ti dice il PIL a prezzi di mercato, quella rossa il debito pubblico.

Fino grosso modo al 2007 la barra rossa era di poco superiore a quella blu, cioe' il debito era di poco superiore al prodotto della nazione, cioe' al suo reddito reale.

Come in una buona famiglia, tu paghi i debiti se hai redditi sufficiente per pagarli.

Ma oggi ci troviamo una famiglia senza reddito e uno stato sempre piu' indebitato.

Con chi?

Questo e' il punto.

Con un sistema di banche private cui la politica ha svenduto, in cambio di quattro piatti di lenticchie e due poltrone, il controllo della moneta.

La moneta che usiamo, l'Euro, non e' piu' controllata dallo Stato, ma e' di proprieta' di un sistema di banche private.

Insomma, lo Stato paga interessi ai privati per avere cio' che, un tempo, poteva aver gratuitamente, essendo debitore di se' stesso.

Quella freccia nera rappresenta il divario che si e' creato tra il reddito reale e il debito da pagare.

Ho scritto piu' volte che non si uscira' mai da questa crisi.

Va bene, forse ho un po' esagerato.

Vuoi un dato piu' ottimista?

Secondo autorevoli economisti, se tutto va bene, per recuperare quella freccia nera, cioe' per tornare a un livello di tendenziale parita', ci vorranno vent'anni di sacrifici.

Vent'anni.

Un ergastolo.

 

LE BANCHE
Ora, ci sono banche che indubbiamente in questo gioco hanno guadagnato somme di denaro incalcolabili per una persona normale.

La politica ha svenduto il proprio potere ai banchieri, ma solo alcuni hanno il controllo della situazione. Gli altri, stanno smenandoci un mare di soldi, e la gente non lo sa.

La situazione del sistema bancario italiano non e' affatto roseo come i pifferai magici del governo vogliono far credere agli irriducibili lettori, mossi da inguaribile e infondato ottimismo.

Non lo dico solo io – nuovamente – ma semplicemente io spiego in modo semplice cio' che sanno gli esperti.

Vediamo come ci vedono all'estero.

Per capire l'economia italiana, bisogna – ahime' – leggere cio' che dicono gli organi di informazione imparziali.

Eccolo.
Vediamo i disastri dei debiti italiani.

Nel grafico (fonte Bloomberg Intelligence) trovi in rosso la media europea. In giallo, trovi tutte le principali banche italiane, da Mediobanca fino al Monte dei Paschi di Siena.

Cosa noti?

Che tutte le banche italiane fanno peggio della media europea.

Stiamo confrontando i debiti "malati" delle banche italiane con la media europea.

Disarmante, non trovi?

Ecco un altro grafico (fonte Bloomberg)

.

Qui invece vedi dati recentissimi.

Si tratta delle performance di borsa dell'indice azionario bancario europeo di 600 banche e di un paio di banche italiane, molto chiacchierate in queste settimane: Il Banco Popolare e il Monte dei Paschi di Siena.

Ora, come scrivono all'estero, le banche europee stanno avendo performance negative, ma le banche italiane sono nettamente sotto la media.

Ora, ti incornicio due frasi e te le rendo immediatamente comprensibili, perche' forse ascoltare il telegiornale italiano non e' la cosa migliore in senso assoluto per sapere la verita'.

"At the root of the problem are Italian lenders' 360 billion euros ($409 billion) of non-performing loans. As a proportion of total lending, the country's banks have more non-performing loans than in any other major European economy." (Bloomberg)

Ok, lo ammetto.
Non e' una traduzione propriamente letterale, ma io voglio farmi capire dalla gente.

 

CONCLUSIONE
L'anno che verra' e' una canzone meravigliosa.
Ma non e' facendo credere alla gente che ogni Cristo scendera' dalla croce e che anche gli uccelli faranno ritorno, che si risolvono i problemi.
I problemi, se non si affrontano, restano.

Il metadone di Draghi, di cui ho scritto in altri articoli, ha impedito al nostro Paese di saltare. Ma se tutti i miliardi di risparmio di interessi passivi che ti ho mostrato in una tabella di questo articolo, dovuti al trucco finanziario di drogare il mercato, saranno spesi dal nostro Governo per sostenere gli sprechi della spesa corrente, aumentando al contempo le tasse sulle piccole e medie imprese, lo scenario non sara' migliore, ma peggiore.

Questo scenario non e' la mia fantasia, ma cio' che e' scritto nel Documento di Economia e Finanza del Governo italiano che io ho commentato.

Invece, chi si informa, studia, analizza il mercato, leggendo informazioni non di parte, scopre che c'e' ben poco di cui stare tranquilli.

Molti imprenditori pensano ancora, fidandosi delle parole dei pifferai, di poter andare in banca coi vecchi metodi, all'italiana.

Ma si', dai, l'amicizia.

Tutti abbiamo un amico, da qualche parte.

L'Italietta degli amici, delle raccomandazioni, delle banche sotto casa.
Abbiamo visto tutti dove e' finita quell'Italia, quella che difendeva le "banche di territorio". La banca Etruria era una di quelle "banche di territorio".

Nel mondo che verra', domani, non ci sara' spazio per gli amici degli amici, per le raccomandazioni, le scorciatoie, perche' il mercato bancario sara' piu' duro e spietato.

Non conta nulla in questo mercato il parere di chi dice a vanvera che usciremo dalla crisi, presto, se non oggi certamente l'anno che verra'.

Cio' che piu' conta, ai miei fini, e' questa altra frase di chi capisce di economia ed e' imparziale, perche' non italiano che - parlando delle banche italiane - scrive:

"That prevents them from issuing new loans to promote economic growth." (fonte Bloomberg).

Quello che ti ho descritto e' il campo di battaglia in cui devi combattere oggi e nel prossimo futuro. Adesso puoi fare due cose.

La prima e' fare finta di niente e aspettare gli eventi (nel frattempo ti puoi godere gli Europei a giugno e la moviola in campo a settembre).

La seconda e' la seguente:

Se farai la seconda scelta, scoprirai una spiegazione razionale.
Scoprirai che la realta' e' molto diversa da quanto tu pensi.
Scoprirai che qualsiasi battaglia si puo' vincere con le strategie giuste (quelle che impari al corso WIN the BANK) e con gli strumenti adeguati e che puoi scaricare dal blog www.winthebank.com.
 

 

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