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E se stessero, in gran segreto, preparando una nuova moneta, dopo l'EURO? - Seconda Parte

 

E se stessero, in gran segreto, preparando una nuova moneta, dopo l'EURO? - Seconda Parte
 

Un articolo di Valerio Malvezzi e Piero Di Florio

I TRATTATI TRANSOCEANICI SUL COMMERCIO E GLI INVESTIMENTI
In silenzio, senza che le persone praticamente sapessero nulla, stanno da anni lavorando per creare un nuovo ordine mondiale.
La sigla, che solo da pochi mesi comincia a diventare di dominio pubblico, è oscura: TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). Significa un accordo transoceanico sul commercio e gli investimenti, che dovrebbe creare un unico mondo commerciale, mediante accordi a tutt'ora ignoti al pubblico tra negozianti dell'Unione Europea e degli Stati Uniti.

Nella puntata precedente ti abbiamo già spiegato molte cose, di questo oscuro progetto.

Ora, concludiamo il ragionamento, fornendoti informazioni ignote al grande pubblico, perché gli organi di informazione nazionali non le divulgano.

Puoi ascoltare il telegiornale, oppure informarti da una fonte libera e indipendente come WIN the BANK. Sappi che, come quando hanno deciso di introdurre l'EURO, stanno nuovamente giocando sul futuro tuo e della tua famiglia.
Il metodo, è sempre lo stesso.

 

LA SEGRETEZZA
Il problema principale del TTIP è che non si sa praticamente nulla del TTIP.
Permane la segretezza sui punti di intesa raggiunti nelle fasi negoziali svoltesi finora, il che non permette di vigilare sull'attività dei negoziatori, impedendo quindi qualsiasi controllo democratico da parte delle forze politiche e sociali.

Perché devono negoziare in segreto?
Perché in realtà dietro al commercio, vi è una diversa visione del mondo tra il modello europeo e quello americano.

L'accordo, anche se non lo vogliono ammettere, non riguarda solo le merci, ma le persone. Andrà a toccare, inevitabilmente, il nostro modo di vivere, perché il modello americano è radicalmente diverso dal nostro.

Queste cose prioritarie impattano sul modello di Welfare, cioè di benessere di una nazione.

Così come quando si parla dei problemi legati alla libera circolazione dei capitali, allo stesso modo un'area di libero scambio rischia di eliminare il residuo welfare che ci rimane oggi. La delocalizzazione dei comparti industriali, infatti, sarà ancora più incentivata.

La differenza di fondo tra il sistema statunitense e quello europeo è che il primo è figlio di tre decenni di deregolamentazioni a tappeto, mentre quello europeo è fortemente regolamentato.

Un livellamento dei due sistemi potrebbe causare, in particolar modo nel breve termine, un'incertezza data da vuoti normativi che consentirebbero alle grandi industrie di sopraffare le piccole e medie imprese, magari fagocitandole.

E secondo te di cosa è fatto il mercato Europeo, di imprese grandi o piccole?
Piccole, mediamente.

Chi spinge per l'accordo nelle centinaia di incontri dai contenuti praticamente segreti?
La lobby del settore privato, le multinazionali.

E pensi forse che queste abbiano a cuore gli interessi dei milioni di piccole e medie imprese italiane?

La storia si ripete, sempre uguale.

UNA STORIA CHE SI RIPETE
E' già successo quando hanno creato l'Euro, imponendolo dall'alto al popolo.
All'alba di ogni trattato internazionale il solito manipolo di tecnocrati non eletti da nessuno e i loro valvassini del mondo politico, ci propongono come vantaggi certi dei vantaggi che non lo sono affatto, dal momento che gli studi necessari per poterli valutare con sufficiente rigore scientifico vengono sempre a valle di decisioni politiche già prese.

Il metodo è sempre quello, in 3 fasi, con approccio dall'alto in basso (Top Down).

Il punto secondo è fondamentale. In realtà, il secondo dovrebbe precedere logicamente il primo. Ma dato che la decisione è già presa, ovviamente le analisi non saranno imparziali né tanto meno libere.

Le metodologie di analisi che vengono adottate si basano ovviamente su una fiducia cieca nel mercato e nella sua millantata capacità autoequilibrante, nonostante ci siano valanghe di precedenti storici – molti dei quali facenti ormai parte della letteratura scientifica – pronti a smentire tale assioma.

 

VUOI VEDERE I VANTAGGI?
Bene, vediamo cosa fanno dire ai tecnici per avvalorare la decisione presa.
Come sempre, non si parla mai da parte dei negoziatori dei potenziali svantaggi, per i quali non c'è alcuna volontà di provare a quantificarli.

Eppure, dato che stanno negoziando per il presunto bene di centinaia di milioni di persone, dovrebbero presentare studi oggettivi, evidenziando anche le criticità.

Al contrario, di studi che attestino i benefici economici derivanti da un simile trattato ci sono eccome. Prendiamo il più importante, quello elaborato del CEPR (Centre for Economic Policy Research) dal titolo "Reducing Transatlantic Barriers for Trade and Investment".

Sai perché prendiamo proprio questo?

E' lo studio più importante e, guarda caso, quello le cui conclusioni vengono utilizzate dalla Commissione come verità assolute e inconfutabili.

Bene, ora guarda i risultati dello studio e salta dalla gioia.
Hai la più pallida idea del motivo per il quale dovremmo mettere in discussione le regole Europee sui prodotti, sulla salute, sul cibo, sui diritti del lavoro?

Vediamo di capirci.
La tavola parla del cambiamento (percentuale) nel PIL, con anno di riferimento atteso il 2027.

Ci sono due scenari (che ti abbiamo indicato in rosso): l'esperimento meno ambizioso e quello più ambizioso.

Dallo studio del CEPR emerge che nell'ipotesi di realizzazione di una piena Free Trade Area tra USA ed Europa (cioè senza più alcuna barriera) l'impatto che questi accordi avrebbero sul PIL europeo entro il 2027 daranno luogo a + 0.48%.

Cosa?

Quindi, anche volendo prendere per buone le previsioni del CEPR (statisticamente insignificanti, dato che non si conoscono ancora tutti i contenuti e i dettagli dei negoziati), dovremmo mettere a rischio la nostra salute, l'ambiente, la democrazia e i diritti sociali per cosa?

Per un +0.48% sul PIL a regime, nel 2027?

Un vero affare! – commentiamo noi.

Ah, ma queste cose le dite voi, che siete catastrofisti! – obietterà il servo di regime.
Niente affatto, noi citiamo le stesse fonti ufficiali portate dai fautori dell'accordo.

Chiunque voglia verificare, guardando dettagliatamente i benefici che lo stesso studio indica come irrisori, può reperire il documento ufficiale del CEPR cliccando qui.

 

E GLI SVANTAGGI?
Bene, e ora ti diciamo i rischi.

Ah ma queste cose le dite voi che siete dei gufi! – commenterà il filo governativo.

No, siamo persone che studiano e si informano. – replichiamo noi.

Per fortuna c'è anche qualche analisi rigorosa sui potenziali svantaggi.
Una di queste è stata condotta dall'italiano Jeronim Capaldo, ricercatore presso il GDAE (Global Development and Environment Institute) dell'Università Tufts di Boston, intitolata "TTIP: Disintegrazione Europea, Disoccupazione e Instabilità".

Se vuoi verificare la veridicità di cosa pubblicato, il testo è scaricabile al seguente link:

http://ase.tufts.edu/gdae/policy_research/TTIP_simulations.html

 

IL MODELLO LIBERISTA
Ma come è possibile – ti chiederai – che ci siano così contrastanti risultati?
Al netto di verosimili conflitti di interesse degli studi utilizzati durante i negoziati del TTIP, il motivo principale per il quale esistono degli studi econometrici dalle analisi così differenti fra loro dipende dal fatto che quelli "ufficiali", cioè utilizzati dai sostenitori del TTIP (come la Commissione Europea), si basano su modelli economici impostati sempre sul solito paradigma neoclassico secondo il quale è l'offerta a creare la domanda.

Gli stessi paradigmi e modelli economici che hanno causato seri errori quando, in passato, sono stati utilizzati per valutare le potenziali conseguenze di altre operazioni di liberalizzazione commerciale.

Un esempio?
Il famigerato "One market - one money", che nel 1990 tentava di spiegare quanto sarebbe diventata bella, prospera e profumata l'Europa che conosciamo oggi, l'Europa dell'Euro per intenderci.

Stai attento, perché era ciò che si predicava agli inizi del 1990.
Dopo, sarebbe stato Prodi a dirci che avremmo lavorato un giorno in meno e guadagnato come se avessimo lavorato un giorno in più.

Ecco dove vogliono arrivare: a un nuovo mercato e a una nuova moneta.
La storia si ripete, con gli accordi transatlantici.

La gente ha la memoria debole, ma ci pensiamo noi a rinfrescarla.
Qui trovate il testo originale, a futura memoria.

Uno dei principali limiti di questi modelli neoclassici è rappresentato dalle modalità di adattamento alle inevitabili modifiche che un processo di liberalizzazione del commercio comporta, poiché la concorrenza internazionale mette in crisi dei settori produttivi fino a quel momento protetti.

L'approccio prevede che solo le attività produttive dei settori più competitivi sopravvivano, coloro che non ce la fanno in qualche modo si ricicleranno a fare altro, cioè verranno indirizzati proprio verso quei settori competitivi.

Esempio: in una nazione europea il manifatturiero è poco competitivo e viene stritolato dalla concorrenza internazionale a causa della liberalizzazione del commercio; al contrario l'agroalimentare è solido; secondo la logica del modello neoclassico utilizzato per la previsione degli scenari economici generati dall'adozione del TTIP, gli operai impiegati precedentemente nel manifatturiero verranno riassorbiti dal settore agroalimentare.

Ti pare realistico questo scenario disegnato sulla carta?

Hai visto le imprese italiane chiudere a centinaia ogni giorno?

E soprattutto, ti sembra di lavorare un giorno in meno e di guadagnare come se lavorassi un giorno in più?

Quello che è successo, nella realtà, è che milioni di persone sono senza lavoro.

Ovviamente la disoccupazione in questi modelli non viene neanche contemplata, poiché si parte dal presupposto che i settori competitivi si espandano a tal punto da accogliere automaticamente e immediatamente i lavoratori che erano impiegati nei settori che son saltati per aria.

E il fattore specializzazione/formazione?

Inoltre, dato che questi meccanismi di aggiustamento si scaricano sempre sui salari - l'Euro non vi ha insegnato nulla? - è impossibile non precipitare nella solita crisi di domanda.

Perché non si tiene conto di tutto questo?

Perché, come è stato detto in precedenza, i modelli liberisti considerano solo politiche dal lato dell'offerta, all'interno di un struttura nella quale invece è sempre contemplata la piena occupazione e in cui le aziende assumeranno grazie alla flessibilità dei salari.

Ma la domanda aggregata dei beni chi cavolo la sostiene se tutto gira attorno al ribasso salariale?

 

CRITICHE AUTOREVOLI AL TTIP
Ah, ma queste sono vostre opinioni – obietterà il solito sostenitore di regime – si tratta di fare qualcosa per il commercio, non ha nulla a che fare con il welfare, la salute o l'ambiente!

No.

Non siamo certo i soli a pensarla così: ti portiamo almeno un paio di voci critiche di assoluta rilevanza, a livello mondiale.
Il primo è un noto premio Nobel per l'economia.

Il premio Nobel per l'economia Stiglitz, durante un convegno sui temi dell'euro tenutosi nelle aule del Parlamento italiano, ha affermato che con la diffusione di questo trattato ci sarebbe campo libero per le imprese che svolgono attività economiche nocive per l'ambiente e la salute umana.

Non si può configurare quindi come un accordo di libero scambio, bensì come un accordo su specifici interessi economici. Proseguendo, afferma anche le tariffe per l'import e l'export sono già basse, pertanto il vero motivo dell'accordo è legato alle norme per la sicurezza alimentare, per la tutela dell'ambiente e dei consumatori.

In tal modo si troverebbe il modo per lasciare spazio e garantire un'operatività su scala globale alle imprese che svolgono attività economiche nocive per l'ambiente e la salute, ad oggi limitate da alcune regole europee.

Il secondo è di una delle massime istituzioni in ambito di economia, la LSE.

La LSE, London School of Economics, dà un giudizio più che negativo sul TTIP, affermando che per il Regno Unito configura moltissimi rischi e quasi nessun beneficio.

L'accordo infatti si concentra su tribunali istituiti dal Trattato, a cui le imprese possono trascinare gli Stati, con la convinzione che determinate leggi ostacolano la libera concorrenza e intaccano il loro business.

I casi di grandi multinazionali che si appellano per veder riconosciuti i propri diritti, sono noti e già ne abbiamo parlato nel nostro precedente articolo.

Il TTIP -incalza la LSE- significherebbe un ritorno alla legge del più forte, con le multinazionali a difendere i propri diritti per schiacciare gli altri, in un contesto che quindi non prevedrebbe la presenza di imprese legate al territorio, con forte vocazione imprenditoriale, come ad esempio il 99% di quelle italiane.

Appare evidente come queste non abbiano capacità economiche né presa contrattuale per difendere i propri diritti, o andare contro i colossi mondiali.

In sintesi:

Ma dove vogliono arrivare?

 

LA MONETA TRANSATLANTICA
La storia si ripete.
Si è capito che con il TTIP il commercio all'interno dell'UE verrà drasticamente ridotto in favore di quello con gli Stati Uniti.

Apparentemente nessun problema, ma proviamo ad immaginare uno scenario sfavorevole: e se gli Stati Uniti vanno in crisi (l'ultima volta è successo nel 2008 e non ancora riusciamo a riprenderci del tutto dalla mazzata presa)?

La creazione di un grande mercato unico in teoria serve a contrastare pesanti shock esterni.
Peccato che questo non sia possibile neanche all'interno dell'Eurozona, poiché la moneta unica costringe le varie nazioni verso politiche deflazionistiche competitive. Figuriamoci se questo meccanismo può funzionare all'interno di una macroarea formata da due continenti aventi dinamiche economiche molto differenti fra loro.

Il prossimo passo quale sarà?

Basta saper leggere la storia.

Ecco dove - non da oggi ma dal 2007 (da quando sono iniziati i colloqui di cui non si sa ancora nulla) - vogliono portarci.

Verso una nuova moneta unica: la moneta transatlantica.

 

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Perché guarda che il mondo sta cambiando sotto i tuoi occhi.
Molti decenni fa, nei libri di fantascienza, già si immaginava l'eurodollaro, in un mondo dominato dalle corporazioni e nei quali gli Stati avrebbero perso il loro potere, sostituiti dalle multinazionali private.

Benvenuti nella fantascienza.

Dato questo quadro, emerge che il TTIP sia uno strumento utile agli Stati Uniti tanto per rifornirsi di materie prime a basso costo dall'Europa, tanto per avere un mercato in cui "svuotare" tutti i prodotti finiti in eccesso, che con la crisi di sovra-produzione (e di riduzione della domanda) non riesce a scaricare al proprio interno.

Un discorso simile era attuato nell'800, ma anche precedentemente, con le colonie: è forse vero, quindi, che la creazione degli "Stati Uniti d'Europa" di inizi anni 2000 fosse più una loro esigenza piuttosto che nostra?

Con il TTIP, in Europa verrà stuprata la democrazia. Ancora una volta.
Il celeberrimo film di fantascienza Bladerunner, di cui abbiamo riportato la locandina, è liberamente ispirato a un magnifico romanzo scritto nel lontano 1968 da Philip K. Dick e poi tradotto in italiano in "Il cacciatore di androidi".

Il titolo americano dell'opera è molto più evocativo: Do Andrids Dream of Electric Sheep?

Cioè: gli androidi sognano pecore elettriche?

Se tutto questo scenario da fantascienza, decenni dopo, sta diventando una cupa realtà è perché la gente glielo sta permettendo, rinunciando al potere fondamentale del controllo, della critica, della ribellione culturale.
Ma per farlo, occorre documentarsi, studiare, informarsi.

Questo articolo ha comportato molti giorni di studio e ricerca, per fornire informazioni diverse.

Avete il potere, da esseri umani liberi, di condividerlo, perché altri sappiano.

Prima che, un giorno, ci si ritrovi tutti androidi, a sognare le pecore.
 

 

 

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