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La fregatura delle banche

 

La fregatura delle banche
 

Un articolo di Valerio Malvezzi

In un precedente articolo (vedi "Perché dalle banche non arrivano soldi alle piccole imprese"), ti ho raccontato la storia per la quale, negli anni '90, si è cambiato un sistema basato sulla separazione tra banca di affari (che specula in borsa) e banca commerciale (che dava soldi a imprese e famiglie).

Quel sistema era in vigore da sessant'anni, da quando, nel 1933, era stato voluto dal Presidente Roosevelt proprio per impedire il ripetersi della grande crisi finanziaria del 1929, che era stata determinata prioritariamente dalle banche d'affari americane.

Il problema che si era determinato era stato una eccessiva fiducia nei meccanismi di borsa, nel "mercato che si regola da sé", nel modello capitalistico portato all'eccesso.
Travolto da un eccesso di liberismo, il sistema americano crollò su sé stesso, generando una delle più gravi crisi della storia (meno grave di quella che si determinerà quando scoppierà l'attuale bolla finanziaria).
All'epoca, si comprese che dare alle stesse banche il potere di gestire sia la partita finanziaria (banca d'affari) sia quella del credito (banca commerciale) era troppo rischioso. Alla fine – si comprese – i banchieri avrebbero fatto i soldi, ma il popolo avrebbe fatto la fame.

Questa è una foto del 1929, con i poveri in coda per la mensa.
Oggi, a leggere le statistiche di 4,6 milioni di italiani sotto la soglia di povertà, siamo sicuri di aver appreso quella vecchia lezione?

 

GLI ULTIMI 20 ANNI
La gente è continuamente ingannata da fonti di informazione che nascondono la verità, parlando di crisi. Non siamo in crisi. Non esiste nessuna crisi.

Circa 20 anni fa, è avvenuto in cambiamento epocale, di cui pochi si sono accorti. Si decise, come ho raccontato in un precedente articolo, di abolire il principio di separazione del rischio bancario e di tornare al modello precedente alla crisi del '29, e cioè a un modello di banca universale, che fa sia finanza sia credito.
Questa è la più grave scelta di politica economica degli ultimi decenni, perché è la più grave causa di povertà.

Questa politica, nell'arco di 20 anni, si è infatti dimostrata fallimentare.
Perché?

 

IL GIOCO D'AZZARDO
Perché ha trasformato il sistema economico in un enorme gioco d'azzardo.

I terminali delle banche sono diventati, per lo più, l'equivalente di un enorme sistema orientato al gioco della finanza.
Il totale dei debiti che circolano sulla base di pezzi di carta, al mondo, è pari a oltre 50 volte il valore reale, dato dal prodotto interno lordo mondiale.

Eppure, mentre ingannavano la gente con il sacrificio, con l'austerità, con la richiesta di tirar la cinghia, alzando tasse e tagliando servizi come pensioni e sanità al fine di "ridurre il debito pubblico" al livello di uno ad uno (considerato limite tendenziale), nessuno aveva nulla a che ridire sul fatto che il debito privato schizzasse a 50 volte la produzione di reddito del Paese.
Nessuno, perché le banche avevano comperato gli Stati (a partire da quello nord americano).

Lo so, quando scrivo in modo brutale queste scomode verità sono tacciato di complottismo.
Vediamo allora altri dati.

 

IL VALORE DELLA SCOMMESSA
Avendo insegnato statistica in Università per 4 anni accademici, considero utile spiegare alla gente il significato di scommessa. In termini di probabilità – semplificando - il gioco diventa più rischioso quando, a parità di risultato atteso, cioè di esito medio della vincita, aumenta il rischio, misurato dalla deviazione standard del risultato, cioè del suo scarto rispetto al valore medio.
Guarda qui il lancio dei dadi:

Cosa dice quel grafico?
Spiega che il gioco è sempre lo stesso e il rendimento atteso è sempre quello di prima, ma hanno truccato i dadi, rendendolo un gioco molto più rischioso.

Spiega in modo spietato ciò che è successo nel periodo in cui io dico sia avvenuta la fregatura. Ci sono tre anni, a confronto:

anno 1995 2005 2015
Per avere 7,5% 7,5% 7,5%
Il rischio è 6% 8.9% 17,2%

Te lo spiego in modo ancora più semplice. La composizione del paniere di investimento di un risparmiatore nel 1995 era a basso rischio, cioè bastavano delle sicure obbligazioni. Vent'anni dopo, per ottenere lo stesso rendimento atteso, occorreva correre un rischio di composizione del portafoglio molto superiore, acquistando anche azioni e diversificando in altri investimenti a maggior rischio.
Ma di quanto è aumentato il rischio, in vent'anni?

In merito agli investimenti, è opportuno sottolineare come, a differenza di 20, o anche solo 10 anni fa, la situazione sia cambiata drasticamente. Se nel 1995 per ottenere un rendimento target del 7,5% era sufficiente investire la ricchezza totale in sole obbligazioni (diversificando per evitare il rischio specifico, ma pur sempre in obbligazioni), già nel 2005 i gestori, tra cui figurano quelli delle grandi banche d'investimento, dovevano destinare metà del portafoglio ad investimenti più rischiosi, con una discreta quantità di azioni.

Nel 2015, come evidenziato dal Wall Street Journal, la situazione è molto più drastica. L'incertezza e le manovre delle Banche Centrali hanno aumentato la volatilità sui mercati finanziari, eliminando ogni "porto sicuro". In questo contesto, per ottenere un rendimento target del 7,5%, gli investitori devono allocare la loro ricchezza in diversi strumenti finanziari, con rischi sempre crescenti, come evidenzia la volatilità (deviazione standard) pari al 17,2%.

E' chiaro agli esperti che una deviazione standard superiore al 17% per raggiungere un rendimento target un tempo normale e in assenza di rischio rappresenti un dato spaventoso e storicamente inusitato.

Il sistema bancario, così concepito, ci ha portato a una situazione potenzialmente esplosiva.

 

 

LA FREGATURA
Il problema sono le banche italiane, dicono in tanti. Ma per favore!

Le banche italiane (in bianco) nel 2016 non stanno certo bene, ma non è che quelle europee (in blu) stiano una meraviglia.

Il contesto brevemente descritto non è difficoltoso solo per le banche italiane, ma per quelle di tutto il mondo. I mercati finanziari, senza voler dare giudizi sulla loro efficienza o meno, scontano tutte le informazioni, i cambiamenti, e le possibilità future, e da diversi mesi sembrano essere molto pessimistici sul futuro del sistema bancario italiano, ma anche europeo.

Solo nel 2016 si può vedere come i principali indici bancari (panieri di titoli che comprendono rispettivamente: in blu le principali banche europee; in bianco le banche italiane quotate) abbiano ridotto il proprio valore del 30, e di oltre il 50%. Il clima di sfiducia è evidente, e il divenire è altrettanto incerto.

Questo, è il risultato di quella deliberata scelta.
Pertanto, si deve convenire, dai dati, che la politica di lungo termine adottata, volta alla supremazia della finanza sulla produzione, abbia creato un clima di sfiducia incompatibile con la natura stessa del sistema capitalistico e con la scommessa bancaria di base, che si fonda sull'assioma della fiducia.
E quando crolla la fiducia, la gente corre agli sportelli a ritirare i soldi (fenomeno detto "bankrun", cioè corsa alla banca). Ecco perché avevo previsto prima della Brexit che dopo sarebbero tornati a parlare di Bail Out (cioè pagano gli Stati per i fallimenti delle banche). Ma lo Stato sono i cittadini.
Per evitare il panico dei soli risparmiatori, saranno allora i cittadini tutti a pagar le banche con le tasse.

Questo, per mantenere la fiducia nel gioco d'azzardo.
Se ho fiducia nel sistema, non corro agli sportelli a ritirare soldi che, notoriamente, non ci sono, perché la banca li crea dal nulla, moltiplicando il rischio.
Solo che è un rischio non corso per finanziarie le famiglie e le imprese, ma il gioco d'azzardo.
Cominci a capire la fregatura delle banche?

 

 

COME SI GIOCA A DADI IN ITALIA
Quindi, qualunque esperto ha compreso che sulle banche si è così generato un clima di sfiducia.
L'unico che pare non aver colto questa sfiducia è il Presidente del Consiglio italiano.
Questo è il trend di Monte dei Paschi di Siena nel 2016.

Queste le dichiarazioni di un insolito promotore finanziario, il Presidente del Consiglio.

Si tratta di una pubblica sollecitazione all'investimento, fatta da un opinion maker (condizionatore di opinioni).

In un Paese democraticamente normale, tale affermazione probabilmente non sarebbe rimasta priva di conseguenze, considerando i gravi danni presumibilmente addotti ai risparmiatori - derivanti dalla totale irresponsabilità dell'affermazione stessa - come i dati economici dimostrano.
Guarda infatti i dati di Monte dei Paschi di Siena dal 2000 al 2016, come effetto della politica bancaria ventennale di cui ti ho parlato.

Ci sono banche che più di altre hanno sofferto la scommessa.

Una situazione particolare, nel panorama bancario italiano, è quella rappresentata da MPS: dal 2000 il suo valore in borsa è crollato praticamente a 0, con una perdita superiore al 99% per i suoi azionisti. Nel 2016, nonostante le dichiarazioni del Presidente del Consiglio su una ripresa dell'istituto, la banca ha registrato una ulteriore perdita del 58% del valore precedente delle proprie azioni.

Qualcuno dirà che era impossibile prevedere l'ulteriore crollo.
A parte l'inopportuna scelta di un capo di Stato di condizionare platealmente l'opinione pubblica – del resto non una novità in altri campi come quello costituzionale - l'aggravante in questo caso è data dal campo di azione (il risparmio) che chiederebbe la massima prudenza e dalla specificità (la scommessa finanziaria) che chiederebbe una competenza professionale in materia.

Esistevano già a gennaio del 2016 ampi indicatori di tensione sul titolo, come ad esempio i Credit Default Swap, che sono indicatori di rischio.
Guarda questo grafico.

Dal grafico sopra si può notare come il prezzo dei Credit Default Swap (contratti finanziari che "scommettono" sul dissesto di un'azienda) sul titolo bancario MPS sia aumentato esponenzialmente tra il 2015 e il 2016, segno di particolare preoccupazione per le sorti della banca.

 

COME SI GIOCA A DADI NEL MONDO
Ma è vero che i problemi siano solo italiani? Assolutamente falso, dato che la bolla finanziaria è globale. Guarda la virtuosa Germania:

Tutte le banche, anche quelle non italiane, stanno affrontando situazioni molto complesse; segno di una crisi globale per l'intero comparto bancario.

La Deutsche Bank, banca tedesca di dimensioni e importanza sistemica, sta concentrando a sé la preoccupazione degli operatori, e anche su di questa aumentano le sensazioni di un possibile "default", come si può dedurre dal crescente prezzo dei CDS (Credit Default Swap). Inoltre la banca, nell'ultimo anno, ha perso il 54% del suo valore in borsa. Le spiegazioni sono da ricollegarsi a quanto detto precedentemente sull'attività tradizionale della banca, sui tassi a zero e sulla volatilità dei mercati finanziari.
Qualcuno dubita forse che anche i virtuosi tedeschi non stiano giocando a dadi?

Per fare profitti la DB ha stipulato dei contratti finanziari molto complessi, per un nozionale (importo di riferimento sul quale viene fatta la "scommessa") complessivo di 55 mila miliardi di euro, 20 volte il PIL della Germania stessa.

Io non comprendo per quale ragione un modello economico, di cui la Germania si erge a baluardo, che impone un rapporto di uno a uno tra il debito di uno stato e il suo PIL, permette al sistema bancario di far correre rischi nominalmente venti volte superiori, senza osservare il fatto che una scommessa finanziaria ha un impatto sociale ben più misero della realizzazione di un ospedale, costruito a deficit pubblico, se quel deficit fosse contratto da uno Stato sovrano, cioè titolare della moneta, cosa che – con l'euro - non è più.

Quindi, ho una domanda da porre ai neoliberisti e ai difensori dell'austerità e del rigore.

Perché non possiamo per legge europea finanziare la costruzione di un nuovo ospedale a deficit dello Stato, ma possiamo giocare a dadi con le banche?

 

 

PERCHE' LA CRISI DELLE BANCHE?
Ma proprio la tradizionale struttura italiana, fatta di piccole e micro imprese (e non di medio piccole, come si narra) e di un sistema basato in pratica solo sul canale indiretto – il credito - è andata in crisi con tale visione del mondo.
Non a caso in Italia, a differenza che in altri paesi della UE, il numero di sportelli bancari è cresciuto notevolmente, in media, dopo l'unificazione europea, fino alla presunta crisi del 2008.
Di crisi, ovviamente, per gravità e durata non v'è nessun segno, essendo un cambiamento pianificato e deliberato di sistema economico verso un modello globale di pensiero unico, neoliberista.

Ma il crollo del castello di carte, impossibile a sostenersi nel lungo periodo, essenzialmente per la commistione dell'aver tolto la sovranità monetaria e dell'aver creato il modello di banca universale, ha messo in ginocchio lo stesso sistema bancario.

Uno dei primi ineluttabili passi da fare, e verso il quale le banche italiane stanno già tendendo, è la chiusura degli sportelli, per tornare a valori vicini alla media europea. Questo comporterà però meno diffusione territoriale, licenziamenti, rivoluzione organizzativa.

Dopo aver distrutto il potere industriale italiano, si profila un periodo indefinito di cottura a fuoco lento, al termine del quale – verosimilmente – come le nostre imprese produttive anche le nostre residue banche saranno comprate, a prezzi di saldo.

È chiaro quindi a chiunque sia lungimirante che il sacrificio di lavoratori del settore – dove saranno ricollocati? - non sia sufficiente a risanarlo, in quanto il sistema bancario necessita di un vero e proprio cambiamento.
Se non riveleremo l'inganno, e cioè l'immonda commistione tra banca d'affari e banca di credito, tornando a separarle, io prevedo una più grave conseguenza.

Ah, sì, ma io sarei un complottista.

 

CHI CI PERDE?
La situazione non è serena e a rimetterci sono le famiglie e le imprese, come si può notare dall'ultimo grafico.
Mentre qualcuno specula e gioca ai dadi della finanza, comprando e vendendo, nei mercati come il nostro, banco centrici, la situazione è potenzialmente esplosiva, perché vanno in fumo sia i risparmi, sia gli investimenti.

Nel 1999, come ho ricordato in altri articoli, negli Stati Uniti si abolisce con l'amministrazione Clinton la separazione creata dopo la crisi del '29 (Glass Steagall Act) tra banche di affari e banche di credito, creando il modello di banca universale.
E mentre la banca universale gioca a dadi, le famiglie e le imprese tirano la cinghia.

Dal 2000 i risparmi e gli investimenti sono calati drasticamente, in un trend preoccupante. È chiaro che, come sottolineato recentemente perfino dal CEO della stessa banca d'affari JP Morgan, "non esiste un'economia solida senza un sistema bancario solido. È nell'interesse di tutti avere un sistema bancario che svolge il proprio ruolo, fa credito alle imprese..".

Bravo: da tutto questo si evince senza dubbio alcuno che, se si assegna alle banche – come io faccio – anche una funzione sociale e non solo economica, sia necessaria e urgente una riforma dell'intero comparto.

E' necessario dire a gran voce che le banche devono tornare a fare le banche di credito a imprese e famiglie, lasciando alle banche d'affari il libero gioco dei dadi.

 

BAIL IN O BAIL OUT?
Questo articolo tratta di fregatura.
Da mesi, io assisto a un dibattito demenziale di commentatori che sostengono ora la tesi del Bail In (devono restare fregati i risparmiatori) ora la tesi del Bail Out (la fregatura se la deve prendere di nuovo lo Stato, cioè tutti i cittadini). E' per me un dibattito senza senso.
La mia posizione è differente.
Vi chiedo, semplicemente:

E' così semplice, la soluzione, che la si nasconde alla gente.

Che le banche commerciali tornino a far le due cose per cui sono nate: gestione del risparmio e del finanziamento alle imprese. E che le banche d'affari, totalmente private, giochino pure a dadi sul libero mercato finanziario.

Ma queste ultime, quando i dadi gireranno male, con licenza parlando, si fottano.

 

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