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E’ l’euro ad averci distrutto l’economia: ecco la prova

Un articolo di Valerio Malvezzi e Piero di Florio

Ogni giorno, quotidianamente, i servi di regime ti bombardano di messaggi subliminali. Parole come “populista” o “disfattista” o “demagogo” vengono usati per screditare e dileggiare chi, come noi, semplicemente si rende colpevole di un grave reato: usare la propria testa.

Molti, tuttavia, martellati da questa incessante opera di “evangelizzazione” della gente, ritengono coloro che non aderiscono fideisticamente a questa religione dei “pagani”, dei “miscredenti”.


Pietro l’Eremita predica la crociata (Francesco Hayez, 1828).

Noi non andiamo alla crociata del rigore e del sacrificio al grido di: lo vuole l’Europa!

Sì, non siamo miscredenti.

No, noi non crediamo che:

E il motivo per cui non crediamo a queste stupidaggini è che noi non discutiamo di opinioni al bar: noi studiamo i dati e li mettiamo in curve economiche.

Ecco cosa abbiamo dimostrato, con il nostro lavoro di libera ricerca.
Non pagato da nessuno, ma finanziato da noi.

 

LA PARTITA DEL SECOLO: ITALIA GERMANIA

La rivalità tra i nostri due Paesi (così come tra la Germania e la Francia) si perde nella notte dei tempi. Nel nostro lavoro di ricerca, abbiamo studiato i dati della produzione industriale tra Germania e Italia, sin dal 1970.

All’epoca, si giocò quella che, per gli appassionati di calcio, resta la partita del secolo.

Il gol leggendario della vittoria di Rivera e la disperazione del portiere Mayer.

Ci riferiamo – ne avranno memoria i meno giovani – all’incontro di semifinale del Mondiale di Messico 1970 che si tenne il 17 giugno 1970 allo stadio Azteca di Città del Messico tra le Nazionali di Italia e Germania Ovest (all’epoca vi era il “muro di Berlino”), vinto dagli Azzurri per 4-3.

La rivalità tra le due nazioni non era tuttavia solo calcistica.

E la caduta del muro di Berlino ha una importanza fondamentale, in questa lunga storia.

 

QUANDO CADE IL MURO DI BERLINO…

La Comunità Economica Europea (quella che era la CEE), venne inizialmente segretamente finanziata, come raccontiamo con documenti in altri articoli del blog, dal Governo degli Stati Uniti d’America, tramite fodi neri della CIA.

Lo scopo storico era, in realtà, una Europa a traino occidentale, per difendersi dal rischio sovietico.

Come si sa al destino – parlando di “libertà” – non sfugge il senso dell’ironia.

Come molti ricorderanno, nel 1989 crolla il muro di Berlino e il fantasma sovietico.

Proprio quando meno ve ne sarebbe stato bisogno, in quel periodo si ha un’accelerata sul processo di integrazione verso la moneta unica.

 

Perchè?

 

Per la nascosta ragione che alla Francia faceva paura un’economia tedesca riunificata. Furono due francesi, Mitterand a Parigi e Delhors a Bruxelles a spingere per un patto con il diavolo.

Ma il diavolo – si sa – chiede sempre un compenso.

E il prezzo di quel compenso era un terzo Paese, che faceva economicamente paura.

Esatto: l’Italia.

E ora, lo dimostriamo coi dati economici.

 

L’EURO: LA CAUSA DELLA NOSTRA POVERTA’

Noi sosteniamo, senza dubbio alcuno, che è stato l’euro il primo artefice della distruzione dell’economia italiana.

L’euro è solo una moneta: volete dar la colpa a una moneta? – chiederanno i nostri denigratori.

L’euro è lo strumento di un sistema monetario privato che ha creato una moneta “senza Stato”, non preoccupandosi degli effetti per alcuni Stati in un sistema a cambi fissi.

Il sistema a cambi fissi ha avvantaggiato alcuni Paesi, in primo luogo la Germania, e distrutto l’economia di altri, in primo luogo l’Italia.

Ecco i dati, raccolti dal nostro Centro Studi e rielaborati in un grafico, che dimostrano la tesi.

Il grafico mostra il rapporto tra la produzione industriale italiana e quella tedesca (database OCSE) degli ultimi 45 anni, i una lunga serie storica che va dal dal 1970 al 2015.

Nelle 4 zone evidenziate si mettono in risalto le principali 4 fasi storico-economiche del nostro sventurato Paese.

E ora, ad una ad una, le spiegheremo, in modo che siano chiare a chiunque, non solo agli esperti di economia.

Dato che non lo fa il Governo italiano, lo facciamo noi, liberi cittadini.

Perché la gente ascolti anche un’altra campana e poi, liberamente, scelga a quale credere.

Guardatevi quanti soldi avete in tasca, però, prima di decidere.

 

LA FASE (A) DELLA STORIA

 

(A) ingresso dell’Italia nello SME, Sistema Monetario Europeo, un accordo di cambio fisso tra le nazioni europee rispetto ad una valuta scritturale di riferimento (ECU), calcolata come media ponderata delle valute che la componevano. All’interno del sistema erano possibili dei “riallineamenti” (svalutazioni/rivalutazioni) dei cambi qualora un paese accumulasse squilibri (eccesso di import o export). La banda di oscillazione negoziata dall’Italia era del ±6%.

Cosa vedi dal 1970 al 1979 circa?

La crescita della produzione industriale italiana batte chiaramente quella tedesca (freccia verde): si sentono ancora i goal di Rivera. Poi, a un certo punto, negli anni ’80 circa, la nostra crescita viene fermata (freccia gialla), in concomitanza con quanto spiegato sopra.

Vediamo ora cosa succede negli anni a seguire.

 

LA FASE (B) DELLA STORIA

 

(B) fase del cosiddetto “SME credibile”, all’interno del quale l’Italia ad un certo punto adotta una banda di oscillazione del cambio più ristretta, precisamente del ±2%.

Lo SME (Sistema Monetario Europeo) è il processo preliminare alla creazione della moneta unica.

E cosa noti?

Dopo la fase di arresto (curva arancione) si assiste a un crollo della competitività tra Italia e Germania (curva rossa).
Siamo nel periodo storico a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Esattamente il periodo del complotto ai danni dell’Italia, ordito tra Francia e Germania.

E poi cosa accade?

Succede che la speculazione internazionale obbliga l’Italia ad uscire dallo SME (Sistema Monetario Europeo).

La lira rimase nello SME fino al 1992, quando due formidabili attacchi speculativi da parte del finanziere George Soros, costrinsero la sterlina britannica e la lira ad uscire dallo SME. La lira rientrerà nello SME il 25 novembre 1996, col cambio di 990 Lire per un marco tedesco.

E quali furono gli effetti immediati per l’Italia?

 

LA FASE (C) DELLA STORIA

 

A quell’epoca, tutti i grandi soloni – a partire dal bocconiano Prof. Monti, futuro nostro Presidente del Consiglio – prevedevano sciagure, catastrofi bibliche, l’invasione delle cavallette.

Le stesse catastrofi che profetizzano in caso di nostra uscita dall’Euro, oggi.

E cosa accadde allora?

Lo vedi nel grafico.

(C) in vista di un successivo riaggancio della lira all’ECU – come fase preparatoria della moneta unica – l’Italia rivaluta in maniera consistente (13% circa) nel periodo 1995/1996;

Riesplode la competitività italiana (curva verde).

L’Italia va in quel periodo nuovamente a gonfie vele, su tutti i fronti.

E torna a far paura ai tedeschi, come documentato dai giornali dell’epoca.

E poi, dopo il periodo di arresto in previsione del riaggancio (curva arancio) il disastro vero.

 

LA FASE (D) DELLA STORIA

 

Arriva l’era della moneta unica: l’euro.

Abbiamo indicato la curva in viola, il colore tombale della nostra economia.

(D) fase moneta unica, che tuttavia parte dal 1997 poiché le modalità del processo di integrazione monetaria prevedevano un aggancio “preparatorio” all’ECU due anni prima dell’ingresso nell’euro.

Quindi, da quanti anni assistiamo al crollo della competitività italiana nei confronti della Germania?

 

1997-2017: l’Ergastolo dell’Euro.

 

Venti anni.

Un ergastolo.

 

LE RAGIONI DEL DISASTRO

Ma perché il grafico dimostra quello che stiamo sostenendo?

Il grafico evidenzia un dato macroeconomico fondamentale, che spiega le ragioni del declino economico italiano: la caduta della produzione industriale italiana, rispetto a quella tedesca, si manifesta tutte le volte che il tasso di cambio è stato irrigidito (SME) o irrevocabilmente fissato (Euro).

 

La curva nel grafico crolla

ogni volta che il tasso di cambio

diventa fisso, cioè bloccato.

 

In che modo l’aggancio valutario (cambio fisso) ha influito negativamente sull’economia italiana?

Devi ragionare su un elemento semplice e fondamentale.

 

Il tasso di cambio è un prezzo

ed è sui prezzi che si determina

la competitività fra Paesi differenti.

 

Nel momento in cui il tasso di cambio viene bloccato da un aggancio valutario, realizzato peraltro tra nazioni aventi economie diverse fra loro (differenti livelli di produttività, di competitività, di inflazione, mercato del lavoro, ecc.), vengono compromesse le esportazioni del paese più “debole”.

Tutto ciò determina, di riflesso, una perdita di produttività.

Tendenzialmente, ad un calo della produttività si associa un aumento del costo del lavoro e, in cascata, dei prezzi che generano perdita di competitività.

Il cortocircuito è causato dalla perdita del principale fattore macroeconomico totalmente ignorato dalla narrazione neoclassica, responsabile delle politiche monetarie e fiscali degli ultimi decenni: la domanda.

 

L’economia crolla perché

manca la domanda.

 

Ah, ma chi ti dice che in un sistema di cambi flessibili non sarebbe comunque crollata? – dirà il denigratore.

Ecco la risposta.

 

L’EFFETTO DELLE MANETTE

Se tu blocchi la possibilità delle valute di fluttuare liberamente, è come se tu stessi mettendo delle manette all’economia.

Se le valute dei vari paesi fossero libere di oscillare e riallinearsi secondo una normale dinamica dei prezzi guidata dalla compianta legge della domanda e dell’offerta, si verificherebbero due scenari:

 

1.
il paese “forte”, i cui beni sono molto

domandati, assisterebbe ad un

apprezzamento (rivalutazione) della

sua valuta, i suoi beni diverrebbero

più cari e lo squilibrio

(eccessivo surplus-export) verrebbe

riequilibrato;

 

Ma succederebbe anche l’effetto opposto.

 

2.
il paese “debole”, i cui beni sono

poco domandati, assisterebbe ad un

deprezzamento (svalutazione)

della sua valuta, i suoi beni

diverrebbero meno cari e lo squilibrio

(eccessivo deficit-import)

verrebbe riequilibrato.

 

Quelli che hanno voluto l’euro lo sapevano benissimo.

E non gli andava bene.

 

IL MALATO D’EUROPA

I meccanismi di libera fluttuazione secondo la legge economica della domanda e dell’offerta appena descritti sono attualmente impediti da un accordo di cambio di una rigidità talmente incredibile da rappresentare un unicum nella storia delle unioni valutarie, perfino nei confronti del Gold Standard del secolo scorso.

Nelle zone del grafico evidenziate con le lettere (A) e (B) eravamo sì all’interno di un accordo di cambio fisso, ma il sistema prevedeva dei riallineamenti in caso di forti squilibri.

Ma l’Europa aveva un malato.

Non c’era solo “l’Italietta della svalutazione competitiva”, ma anche e soprattutto “The sick man of Europe” (il malato d’Europa, così veniva chiamata la Germania all’alba della realizzazione della moneta unica) costretta a rivalutare pesantemente a causa della forte domanda estera dei suoi beni/servizi.

Con l’adozione dell’euro, le divergenze e gli squilibri tra paesi aventi fondamentali macroeconomici differenti fra loro non potevano che inasprirsi ulteriormente.

 

Per la Germania, l’Euro è la cura

della sua storica malattia.

Per questo, la Germania

con l’Euro guadagna.

 

La Germania, non più costretta a rivalutare, raggiunge livelli sempre maggiori di surplus estero mai sperimentati in precedenza.

Per essa, l’euro rappresenta una moneta troppo debole che le consente uno “sconto” sui prezzi dei suoi beni, drogando la sua competitività nei confronti dei partner commerciali europei.

 

Al contrario, per l’Italia l’euro rappresenta una moneta troppo forte rispetto ai suoi fondamentali macroeconomici, responsabile della perdita di competitività delle sue aziende e quindi del crollo della produzione industriale da 20 anni a questa parte, chiaramente visibile nella sezione (D) del grafico.

Per l’Italia, l’Euro è un

virus micidiale.

Per questo,

l’Italia con l’Euro perde.

 

La curva rossa e quella viola sono l’effetto dei cambi fissi.

La curva viola dura da vent’anni, esattamente dal 1997.

Prima vi era un malato di libertà (la Germania) e uno che in libertà scoppiava di salute (l’Italia).

In sintesi, per guarire il malato, hanno messo in carcere l’altro. Ecco, nei dati documentati e non di parte, la storia economica della competitività tra i due Paesi degli ultimi 45 anni.

Di questi, da vent’anni ti raccontano delle balle.

 

L’ERGASTOLO

Non abbiamo inventato nulla; solo messi i dati internazionali (fonte OCSE) in un computer ed elaborato un grafico.

Si dimostra che sono esattamente vent’anni (dal 1997) che stiamo subendo gli effetti dell’Euro sulla perdita della nostra competitività.

L’euro è la prigione nella quale, con un sistema di cambi fissi, hanno imprigionato la nostra capacità competitiva.

Vent’anni sono un ergastolo.

Quel grafico che abbiamo realizzato, è talmente chiaro, talmente evidente, talmente palese nella coincidenza di date ed effetti, da non lasciare scampo.

Eppure, da due decadi, ogni giorno ti fanno il lavaggio del cervello:

  • Se non stiamo nell’euro, non saremo competitivi in un mondo globale
  • Se entreremo nell’euro, lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più
  • Se uscissimo dall’euro sarebbe la catastrofe
  • Se uscissimo dall’euro, la svalutazione ci ucciderebbe
  • Se uscissimo, il debito pubblico sarebbe il nostro più grave problema
  • Se abbiamo perso di competitività, è solo colpa nostra
  • Se non siamo competitivi, è perché spendiamo troppo e siamo spreconi
  • Se non siamo competitivi, è perché i nostri politici (a differenza dei virtuosi tedeschi) rubano
  • Se non siamo competitivi, è solo colpa degli italiani baffi neri e mandolino.

Scempiaggini.

Tutte vergognose, ridicole, infondate scempiaggini.

Servono per confonderti, non farti capire, costringerti a restare in prigione.

Perché, la cosa grottesca, è che quella prigione non ha carcerieri. Sono quattro gatti che stanno, da venti anni, imprigionando milioni, centinaia di milioni di persone.

La cosa giusta da fare sarebbe uscire da un sistema economico che, da decenni, ti dice ogni anno che:

  • Bisogna ridurre gli sprechi
  • Bisogna ridurre la spesa pubblica
  • Bisogna salvaguardare le banche
  • Si devono fare “sacrifici”
  • Si devono tagliare insopportabili “diritti acquisiti”
  • Bisogna ridurre il diritti sul lavoro e ritrovare competitività riducendo i salari
  • Si devono fare tagli dolorosi sul bilancio pubblico, per risparmiare
  • Si devono tagliare le spese per sanità, pensioni, lavoro, ecc. ecc.

Ma stai tranquillo – ti dicono – perché i sacrifici servono ad uscire “dalla crisi”.

Come se esistesse, una crisi, e non l’avessero creata loro. E tutto questo, secondo questi mentitori, dovrebbe “ridurre il rapporto debito / PIL”.

Al contrario, dopo vent’anni di questa cura, nulla di quanto hanno promesso si sta verificando, e il debito pubblico aumenta, perché ovviamente si riduce una cosa: la domanda.

Di conseguenza, crolla il reddito, il consumo e il risparmio della classe media. E, al contempo, si riduce il gettito fiscale perché le imprese chiudono per disperazione e la gente è a spasso.

Questo, tuttavia, a chi giova?

A quei pochissimi che vivono di rendita finanziaria, i quali stanno, da decenni, a fronte del disastro generale e dell’impoverimento della nostra società, accumulando favolose ricchezze nell’economia reale.

L’euro è lo strumento di un piano, deliberato e pianificato, di distruzione della classe media e di trasferimento della ricchezza reale in capo a pochi, ricchissimi.

Quel grafico ti racconta, in tutta la freddezza dei numeri, come sono andate le cose e perché il nostro Paese ha perso di competitività.

Noi ti diamo, come liberi cittadini, non pagati da nessuno, senza nessun editore o padrone cui rispondere del nostro libero pensiero, elementi per conoscere.

Poi, sta a te credere a ciò che ritieni.

Sapendo una cosa, tuttavia.

Che le sbarre di quella prigione non sono reali. Potremmo abbatterle in pochi giorni, se solo il popolo si sollevasse.

Se solo capisse.

Se solo sapesse.

Se solo agisse.

In questo blog, ti abbiamo raccontato in diversi articoli che fu la Francia che, accordandosi segretamente con la Germania, decise il destino dell’Europa, nell’illusoria speranza di imbavagliare il marco in una nuova moneta.

Ironia della sorte, quell’Euro fu costruito attorno al marco, e la sede della Banca Centrale Europea, non a caso, fu fissata, per sempre e non a rotazione, in una città tedesca.

Ma la Francia, in passato, fu anche un faro di democrazia e libertà contro la tirannia, divenendo un faro del pensiero europeo.

Chissà che, oggi, a distanza di secoli, non sia l’Italia a risvegliare le coscienze europee. Perché la vera prigione, quella che impedisce le rivoluzioni culturali, è solo quella della mente.

L’ignoranza è, da sempre, nemica della libertà.

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