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Il Giubileo del debito (1 di 2)

Un articolo di Valerio Malvezzi e Massimo Crippa

L'ANTEFATTO

Quando pubblicammo un articolo dal titolo “Perche’ la finanza non ci fara’ uscire dalla crisi“, tanta gente lo volle leggere, commentare e divulgare, facendolo conoscere a moltissime altre persone.

Oggi vogliamo continuare quel ragionamento e formulare una ipotesi.

Lo faremo in due parti.

Nella prima, in questa, ti spiegheremo che quando quasi un anno fa scrivemmo che la “ripresa” economica sarebbe stata una illusione (a partire da “Il grande inganno della ripresa“) avevamo purtroppo ragione. All’epoca, ci fu chi uso’ termini come “populista” o “disfattista”, come se saper leggere l’economia sia una questione di ottimismo o di oroscopo.

Oggi, ti spiegheremo che i dati ci confermano quella previsione.

Nella seconda, nella prossima, usciremo dalla lettura della realta’ italiana.

Sara’ un volo molto piu’ impegnativo, perche’ ti daremo una spiegazione possibile di quello che sta succedendo nel mondo.

Cio’ che si vede, a livello planetario, e’ cosi’ strano e inusitato, che molti giustamente non ci si raccapezzano. Tassi del denaro negativi, titoli di Stato che renderanno meno del valore di acquisto: cose mai viste, per lo meno a memoria degli scriventi.

E allora, se avrai la pazienza di seguirci, ti proporremo una spiegazione altrettanto strana, forse assurda per i piu’, certamente eretica per tutti e per molti benpensanti assolutamente “complottista”.

Noi la chiamiamo l’ipotesi del “Giubileo del debito”, e temiamo che questa tesi, che non ha alcun fondamento bibliografico prima di questo articolo, possa essere una spiegazione di cio’ che accadra’ nel sistema economico mondiale.

Ma per comprenderla, occorre andare per ordine, e scendere nuovamente al livello microscopico, alla nostra piccola, amata Italia.

 

AHI, SERVA ITALIA

Che si possa uscire da una situazione quando non si e’ capito cio’ da cui si deve uscire e’ pura utopia.

Fummo facili profeti nel dire, prima dell’introduzione della manovra Draghi e prima delle manovre di quest’anno del Governo, che non saremmo usciti dalla “crisi”.

Era ovvio, poiche’ non c’e’ alcuna crisi dalla quale si debba uscire.

Semplicemente, quella che ti raccontano non e’ una “crisi”: si tratta di un cambiamento di paradigma economico. Come spieghiamo da tempo su questo blog, i risultati sono conseguenti alle scelte, e non ci sono risultati casuali che durano da oltre sette anni.

Sono scelte internazionali dalle quali si esce soltanto cambiando, radicalmente, il modello economico che le ha generate, un modello liberista che pone una fiducia cieca nel monetarismo e nella capacita’ dei mercati di regolarsi da soli.

Ovviamente, coloro che lo propugnarono erano ben consci di cio’ che sarebbe successo. Ma i politici non capirono (o per denaro finsero di non capire) che, cosi’ facendo, avrebbero ceduto il potere alla finanza.

Non poteva l’Italia uscire dalla crisi un anno fa, come non puo’ farlo oggi, semplicemente perche’ qualsiasi Governo che prende ordini dagli stessi che hanno scelto quel modello, continuandone le logiche (rigore, sacrificio, tagli della spesa, eccetera) non puo’ che fare esattamente cio’ che e’ stato previsto: accettare il sacrificio di tanti a beneficio di pochi.

Quei pochi, pochissimi, stanno dividendo il mondo in due grandi fasce sociali; in quel mondo la classe media, quella del benessere italiano di trenta anni fa, non ha piu’ spazio.

E l’Italia in questo gioco internazionale non e’ che una serva di un gioco infinitamente piu’ grande di lei.

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!”
Dante Alighieri, Purgatorio, Canto VI

Nulla, purtroppo, piu’ dei versi del sommo poeta, riescono a meglio raffigurare le situazione attuale.

 

MA TUTTO VA A GONFIE VELE

A vedere i telegiornali, ascoltare le radio e leggere i quotidiani, ci sarebbe da dire che noi siamo dei menagramo, degli inguaribili pessimisti, degli incompetenti disfattisti.

Cosi’ infatti il Presidente del Consiglio italiano commenta la situazione:
“L’economia finalmente si rimette in moto. Le cose finalmente cominciano a marciare.” – ha affermato.

La tesi che ti viene infatti prospettata e’ che dopo tre anni negativi la svolta congiunturale sarebbe – a detta di molti commentatori – sotto gli occhi di tutti.

“I mutui crescono, la fiducia dei consumatori e investitori e’ ai massimi da vent’anni a questa parte.”

L’odierno nocchiero.

Non sappiamo con esattezza cosa il nocchiero si aspetti da voi, nell’istillarvi tutta questa fiducia nel futuro.

Certamente la cosa ricorda tristi domande retoriche.

Com’e’ il rancio? – la domanda retorica.

Ottimo e abbondante! – la risposta di rito.

 

IL RANCIO

Probabilmente noi e il nocchiero vediamo due realta’ differenti, almeno girando per le strade, i capannoni industriali, le aziende.

Allora, forse ci puo’ confortare nel confronto la lettura dei dati Istat che fotografa la realta’ italiana di oggi.

Per settimane e settimane i telegiornali hanno bombardato gli italiani di entusiasmo, raccontando loro che stavano crescendo i consumi.

Come se – questa e’ la panzana – i consumi dipendano dall’entusiasmo, dall’ottimismo.

Ti diciamo come stanno le cose per chiunque capisca di economia.

I consumi dipendono
da quanti soldi
la gente ha in saccoccia

Se tu tagli i diritti a una pensione decorosa, se limiti l’accesso alle spese sanitarie, se alzi surrettiziamente le tasse (dichiarando che abbassi le aliquote e poi agendo con le circolari medievali di Agenzia delle Entrate ed Equitalia) e se abbassi i salari, la gente, non avendo piu’ soldi da spendere, non spende.

Nemmeno se gli racconti – come faranno – che l’anno prossimo il debito scendera’, ci saranno posti di lavoro per tutti e il Pil raddoppiera’.

La gente crede al proprio portafoglio.

Naturalmente, qualcuno perfino si stupisce che il dato dell’inflazione di novembre (-0,4% su ottobre) sia negativo.

I consumi non “tirano”, si stupiscono i soloni, quelli che ci criticavano per il nostro scetticismo.

Come se davvero si dovesse credere alla favola (che noi denunciammo a suo tempo) che il Quantitative Easing di Draghi avrebbe rilanciato l’economia, abbassando l’euro e quindi rilanciando le esportazioni.

Come se non ci fossero con il segno opposto le importazioni e come se il vero nocciolo di una economia non fosse, da tempo immemorabile, una cosa che si chiama “domanda interna”.

Se tu fai morire di fame i tuoi sudditi, puoi portare i prodotti del regno dove vuoi, ma sempre morti di fame saranno.

E infatti:

Famiglie italiane che non possono piu’ permettersi di … 2014
Fare (addirittura) una settimana di ferie all’anno 49.5%
Avere una spesa imprevista di 800 euro 38.8%
Riscaldare adeguatamente la casa 18.0%
Mangiare adeguatamente 11.6%

(Fonte: inchiesta del Sole 24 Ore, dati Istat)

Com’e’ il rancio?

 

IL DIBATTITO DELLE VIRGOLE

Che il rancio sia ottimo e abbondante lo nega perfino Confindustria, solitamente non proprio un covo di estremisti e complottisti.

Perfino Squinzi, Presidente di Confindustria, ammette che il risultato che si sta festeggiando non giustifica la festa: stiamo parlando delle virgole.

Dello zero virgola, e per l’esattezza dello 0,8%.

Si tratta del PIL.

“Non e’ una crescita tumultuosa che onestamente, sulla base dei dati che erano usciti ad un certo punto, pensavo potesse arrivare allo 0,9 se non all’1%”. – afferma, prima di commentare che – “…questo balletto delle statistiche e’ una cosa che mi lascia un po’ perplesso.”

A noi non suscita alcuna perplessita’ e nemmeno interesse.

Se dobbiamo, dopo aver perso 8 punti percentuali di Pil durante quella che ti raccontano essere una “crisi” stare qui a dibattere se possiamo fare lo 0,8% o lo 0,9%, non e’ dibattito per noi appassionante.

Del resto – e’ cosa nota agli economisti – in un mercato si creano le condizioni per la crescita dei posti di lavoro quando la lancetta del PIL gira attorno al 2%.

Un lettore oggi ci chiedeva sulla nostra pagina privata come vediamo il PIL in Italia a due anni.

Quel traguardo, per noi, con la politica economica attuale e’ irraggiungibile.

 

PERCHE’ IRRAGGIUNGIBILE?

Perche’ quando qualcuno ci fornisce dei dati, noi li interpretiamo.

Non ci beviamo il commento dei commentatori: li commentiamo noi.

Li leggiamo, li studiamo, li analizziamo, li capiamo e solo alla fine esprimiamo una opinione.

Allora, quando si parla di ripresa, si forniscono dati di sintesi in una sola misura, detto PIL. Ma come e’ composto, quali sono i settori industriali di crescita, per esempio?

Vediamo cosa aumenta e cosa no.


(Fonte: Il Sole 24 Ore su dati Istat)

Ma cosa e’ in ripresa?

Quindi, se escludiamo la crescita del settore auto e dei farmaceutici, la chimica e’ al palo, come le materie plastiche e gli alimentari, mentre il tessile e l’abbigliamento, l’industria dei metalli, computer ed elettronica sono ancora in ulteriore netto calo.

Strana materia, la statistica, perche’ il commentatore – specialmente il politico – ne fa la scienza del pollo, cioe’ parla di media.

In statistica contano anche le varianze, cioe’ gli scostamenti dalla media.

E poi, contano i trend.

Mentre ti dicevano che siamo in ripresa e che il PIL sta crescendo, ecco il dato di variazione nel conto economico dello Stato, come variazione del III° trimestre del 2015 sul trimestre precedente.

Guarda che bella ripresa ti stanno raccontando, scomponendo i dati.


(Fonte: Il sole 24 ore su dati Istat)

Capisci perche’ il Governo ti racconta panzane nel prometterti target irraggiungibili di PIL per l’anno prossimo e quello venturo?

Guarda la tabella: ci sono tre dati che qualsiasi esperto non in mala fede non puo’ fingere di non vedere.

E infatti, noi li vediamo e ora te li spieghiamo.

 

PERCHE’ NON CI SARA’ RIPRESA

Non ci sara’ ripresa – come potrebbe esserci? – per quei tre dati.

Da che mondo e’ mondo, si ha una ripresa quando parte il settore delle costruzioni, quando si producono beni e quando si fanno investimenti.

Esattamente le tre barre che tu non vedi in positivo nel grafico sopra.

Il settore costruzioni e’ zero.

Addirittura gli investimenti sono in negativo dello 0,4% su base trimestrale e si producono, su base trimestrale lo 0,9% di prodotti, macchinari, attrezzature in meno.

Ma lo capisci o no che ti stanno prendendo per il culo?

In un una congiuntura straordinariamente favorevole di astri (denaro quasi gratuito, costi energetici ai minimi ed euro debole che favorisce le esportazioni), la vera domanda da incubo e’:

E nonostante tutto questo,
siamo cresciuti solo dello zero virgola?

Certo, perche’ manca la domanda interna, che non puo’ esserci se tu non crei due condizioni fondamentali.

Una economia cresce solo se si fanno investimenti e solo se si creano posti di lavoro, veri.

E’ drammatico leggere che non si costruiscono cose (costruzioni), non si producono beni (prodotti) e non si acquistano fattori per produrli (investimenti).

Uno stato non cresce se non crea infrastrutture, non produce prodotti e non acquista beni per fare quelle due cose.

Ma e’ ovvio che questi siano i risultati, poiche’:

Puoi fare quelle due cose solo se le incentivi, cioe’ fai altre 3 cose: abbassi le tasse, aumenti la spesa e dai credito a chi investe.

Esattamente le 3 cose che non si vogliono fare.

In loro luogo, come vedi sulla tua pelle si stanno facendo altre 3 cose:

Si alzano le basi imponibili fiscali,
si tagliano i servizi (es. sanita’)
e si raziona il credito.

Ora, qualsiasi persona di comune intelletto, dai sei anni in su, farebbe una domanda ingenua, quasi scolastica: ma sono matti?

No, sono liberisti.

 

IL METODO LIBERISTA

Il metodo liberista e’, ormai da tempo, sempre quello.

Minimizzare, deridere e ridicolizzare gli avversari.

Chi, come noi, ritiene che il piu’ grande crimine dell’ultimo scorcio del XX Secolo sia stato quello della ricetta monetarista che ha tolto agli Stati (cioe’ al pubblico) il controllo della moneta, per darla ai banchieri (cioe’ ai privati), viene messo al bando.

Le nostre teorie, le nostre opinioni, sono ridicolizzate come idee di incompetenti.

Ebbene, noi te le diciamo lo stesso, ben sapendo che saremo tacciati dai ben pensanti filogovernativi – piu’ o meno in buona fede – di ogni nefandezza, dalla ignoranza in materia economica al disfattismo.

L’Euro, per come e’ stato concepito, come una unione monetaria e non politica, come strumento di controllo delle masse e non di convivenza sociale, e’ un esempio di quella politica criminale.

Le ricette economiche che i vari Governi che si sono succeduti ripetono in modo servile, appiattendosi a una dottrina economica dominante e che non ammette dibattito, sono disastrose per l’economia.

E ora, siamo stanchi di sopportare tanta protervia.

Crediamo che la gente debba conoscere il paradosso, l’inganno degli ultimi decenni.

Il paradosso del pensiero liberista
e’ che non ammette liberta’ di pensiero.

Ogni giorno ti spaventano con il fantasma del debito pubblico, ma non ti dicono che il debito pubblico e’ un falso problema, se si usa la giusta strada per risolverlo.

Se si usa quella sbagliata, cioe’ quella che ogni giorno da anni ti insegnano, non potra’ che crescere. Quella strada ha un nome.

Austetity (Rigore)

E’ all’insegna di questo dogma, incontestabile, che si commettono le piu’ grandi ingiustizie, come se fosse un male necessario: e infatti per giustificarlo usano termini religiosi, dogmatici, fideistici.

Uno e’ quello piu’ ricorrente.

Sacrificio

Il sacrificio e’ quello di Gesu’ sulla croce, e’ il martirio dei Santi, e’ roba che richiama alla mente la fede.

Tu devi credere, devi aver fede, e in nome di quella fede, sull’altare blasfemo della moneta, tu ti devi sacrificare.

Perdere diritti acquisiti in secoli di storia economica, perdere il diritto al controllo della moneta, perdere il diritto a decidere come spenderla per far star bene la gente come te (perche’ non e’ piu’ pubblica, cioe’ tua).

Non devi sapere che, per far ripartire l’economia, non si deve fare sacrifici e ridurre la spesa, ma la si deve aumentare.

Occorre aumentare la spesa pubblica e privata per investimenti, far arrivare i soldi alle persone e fare quelle tre cose che abbiamo detto sopra.

Ma per farle, bisognerebbe tornare a parlare di controllo della moneta.

Cio’ che governa il mondo, perche’ rende liberi.

Cio’ che i liberisti non vogliono.

Cominci a capire?

 

GIU’ LA MASCHERA

Quando molte persone cominceranno a liberarsi dalla prigionia mentale nella quale sono stati rinchiusi, semplicemente informandosi in rete, condividendo le informazioni, il re sara’ nudo davanti ai suoi crimini.

Quando lo scorso anno si annunciava l’ormai famigerato QE (Quantitative Easing), lo strumento monetario della BCE (la Banca Centrale Europea) noi fummo tra i primi a denunciarne l’inutilita’.

Parlammo di mercato gonfiato, truccato, artefatto.

Ovviamente, fummo ridicolizzati, dicendoci che non capivamo che, per quella via, si sarebbero create le condizioni per favorire la ripresa, rilanciando le esportazioni, abbassando il costo del denaro e soprattutto rilanciando l’inflazione.

L’obiettivo strombazzato su tutti i giornali era chiaro: inflazione al 2%.

Al momento in cui scriviamo non sono state ancora prese le nuove decisioni in merito al cosiddetto QE2, cioe’ alla seconda fase.

Sappiamo pero’ una cosa: il primo ha fallito.

Completamente, indiscutibilmente e – per noi – non sorprendentemente.

Uno puo’ ridicolizzare chi dissente quanto vuole, puo’ negare la realta’, puo’ anche gettare alla gente palate di ottimismo, ma alla fine i nodi tornano al pettine.

A proposito di ottimismo, esilarante lo sforzo degli organi di informazione di compiacere il Governo di turno, diffondendo dati statistici tranquillizzanti, estrapolando concetti ed edulcorando significati.

Ne vuoi un esempio vergognoso?

Nel rapporto Bes
(Benessere Sostenibile, che bel nome)
presentato all’Istat, tra i tanti dati in cui si cerca di convincere l’italiano medio che siamo in ripresa c’e’ questo:
saremmo in ripresa perche’ e’ salito al 27% “l’ottimismo verso il futuro”.Campione statistico:
le persone dai 14 anni in su’.

Allora, fateci capire: poco piu’ di una persona su quattro vede il futuro rosa e tra questi ci sono i quattordicenni.

La mente torna a quando avevamo quell’eta’, in cui le uniche preoccupazioni erano ambire a una fidanzatina o sognare un motorino.

Signore e signori, se un quattordicenne non vede rosa il suo futuro, possiamo anche chiudere bottega.

 

NUMERI E IMPRESSIONI

Ma il grande fratello mediatico puo’ far tutto cio’ che vuole, tranne che alterare la realta’.

Basta ragionare sulle opinioni, sulle aspettative o sulle impressioni: guardate i numeri.

Parliamo della fiducia cieca della ripresa con quella che noi chiamiamo la cura D&S: “droga e sacrificio”.

Del sacrificio gia’ ti abbiamo detto.

La droga e’ l’immissione di moneta nel sistema al fine di gonfiarlo, truccando la realta’.

Il Quantitative Easing e’ – di questa teoria – esempio emblematico.

Nove mesi dopo l’avvio su vasta scala dei titoli, quando siamo ormai a meta’ del tempo pianificato per raggiungere l’obiettivo, il risultato e’ riassumibile in questa tabella.

Variabile chiave Valore
Moneta pompata nel sistema per sostenere acquisti di titoli 60 miliardi
al mese
Target dell’inflazione 2%
Inflazione “core” 0,9%

Un anno dopo, dopo che si sono pompati vagoni di liquidita’ nel sistema europeo, dopo che si e’ fatto di tutto – “what ever it takes”, disse Draghi – per salvare questa moneta bastarda chiamata euro, bastarda perche’ figlia di interesse privato e non di amore per i popoli, ecco il risultato.

Confrontiamo l’inflazione europea prima e dopo la manovra della BCE.

Nel novembre 2015
l’inflazione e’ cresciuta, rispetto allo stesso mese del 2014,
del +0,1%.

Un fallimento, totale e indiscutibile.

Ma non poteva che essere diversamente, se hai seguito il ragionamento di cui sopra.

Ma non basta.

Quando ti dicono che l’inflazione e’ salita complessivamente in Europa dello 0,9%, dimenticano di dirti due altre cose.

Primo, che il dato e’ drammatico, perche’ depurato dell’energia.

Dal giugno 2014 a oggi il prezzo del greggio e’ calato del 60%, un crollo.

Secondo, che il parametro di riferimento della BCE non e’ l’inflazione “core” cioe’ quella di base (che segna +0,9%), ma l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Hicp).

Il valore di questo indice e’ da brivido.

I casi sono due: o noi non capiamo nulla, o loro ti prendono per il culo.

 

NUMI DEL CIELO, E ORA?

E ora, prenderanno tempo.

Scrivemmo sulle pagine di questo blog che il QE non sarebbe servito e piu’ recentemente che ci sarebbe potuto essere un rally, cioe’ un recupero delle borse negli ultimi mesi dell’anno, nonche’ una politica divergente tra le banche centrali di Europa e Stati Uniti: la FED avrebbe alzato i tassi in dicembre, mentre la BCE avrebbe continuato la politica espansiva, cioe’ continuato il Quantitative Easing.

Al momento in cui scriviamo, anche se ancora non conosciamo le decisioni delle due Banche Centrali, notiamo che le nostre previsioni si stanno tutte puntualmente avverando.

Del resto, cosa facciano le due Banche Centrali, alla fine, e’ per noi al contempo prevedibile e paradossalmente irrilevante.

Irrilevante perche’, come si e’ visto, i mercati reali sono poco reattivi alle manovre monetarie. Completamente diversa e’ la reattivita’ dei mercati finanziari, che sicuramente seguono le parole predette o presunte dei banchieri centrali, spesso con reazioni scomposte e schizofreniche.

L’economia americana va (leggermente) meglio di quella europea, e anche questo non desta stupore.

Cio’ non toglie che le Banche Centrali si parlino, e che le loro scelte siano ragionevolmente concordate.

In ogni caso, soltanto gli ignoranti possono sperare che la BCE rilanci l’economia.

Non e’ questione di opinioni, ma di saper leggere.

Nello Statuto della BCE non si legge l’obiettivo di garantire la crescita dell’economia, ma solo la stabilita’ dei prezzi.

Quindi, la ripresa dell’economia reale non dipende – ne’ puo’ dipendere – da manovre monetarie, ma solo da manovre di politica economica.

Solo che, dal momento che non si vuole cambiare modello economico – quello liberista, ricordi? – e invertire la rotta, rimane sul groppone di tutti noi una spada di damocle: il debito.

L’economia mondiale e’ sommersa dal debito.

Ci sono diversi modi di affrontarlo ma, se non si vuole lasciare la ricetta monetarista, allora bisogna preparare qualcosa, e prendere tempo per farlo.

Per cosa prenderanno ancora tempo?

 

UNA TESI ERETICA

In questo articolo abbiamo preparato il terreno conoscitivo per introdurre una tesi eretica, assolutamente non documentata in altri scritti se non in quello che potrai leggere nella prossima puntata.

Qualche volta, per capire l’incomprensibile, occorre usare il pensiero laterale, vedere cose non immediatamente visibili o appariscenti e cogliere nessi in contesti apparentemente distanti.

Per esempio, quale nesso con questa storia puo’ avere la notizia – ormai mondiale – del fatto Mark Zuckerberg ha annunciato di voler vendere progressivamente il 99% della sua quota di facebook?

Quando, di fronte a un mondo che va alla rovescia vengono meno i comuni metodi di spiegazione, allora coloro che vogliono capire la realta’ devono, necessariamente, ragionare fuori dai luoghi comuni.

Del resto, Einstein disse che non si puo’ risolvere un problema usando la stessa mentalita’ che lo ha generato.

I due autori di questo articolo, come buoni amici in viaggio alla ricerca di una possibile verita’, ne hanno liberamente ragionato e, senza dover rispondere ad alcun editore o padrone, senza dover giustificare le vendite del loro articolo ne’ dover dar spiegazione ad alcuno, hanno una loro teoria.

Questa teoria spiega cosa stia per succedere a livello mondiale sulla questione del debito e perche’ negli ultimi tempi stiano succedendo cose strane.

Per capirla, dovremo uscire dall’analisi della piccola Italia che – come si e’ visto – non puo’ certo cambiare i risultati economici senza cambiare, come non si vuole cambiare, la ricetta economica che li ha provocati.

Dovremo andare a un livello planetario ed essere pronti a leggere i segnali dell’economia del globo in modo diverso, con la mente sgombra da chiavi di lettura tipiche del passato.

Ti invitiamo a seguire i ragionamenti di un paio di amici in viaggio.

La nostra teoria spiega come pensano di continuare la politica che noi definiamo D&S, “drugs & sacrifice” (droga e sacrificio).

I liberisti e i filo governativi ci screditeranno, poiche’ diranno che e’ una teoria infondata, complottista e populista.

Come hai intuito, si’, noi riteniamo che non ci faranno uscire dalla “crisi”, perche’ crisi non e’, ma e’ cambiamento deliberato di un paradigma economico.

Continueranno la ricetta D&S, al fine di prendere tempo, pur di non lasciare la ricetta liberista.

Tempo per attuare la mossa che risolvera’, nella loro testa, il problema del debito.

Ci aspetta quello che nella nostra teoria e’ il “Giubileo del debito”.

Teoria complottista e improbabile, dira’ qualcuno.

Forse.

“Una volta eliminato l’impossibile, cio’ che resta, per quanto improbabile, deve essere la verita’.”
Arthur Conan Doyle, Il Segno dei quattro.

Alla prossima puntata.

 

Buona crescita.

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