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Il Giubileo del debito (parte 3)

Un articolo di Valerio Malvezzi

L'ANTEFATTO

Questo pezzo e’ il finale di un articolo diviso in tre puntate e per meglio comprenderlo ti consiglio di leggere anche le due precedenti che trovi sul blog www.winthebank.com

Molte persone ci hanno contattato chiedendo cosa intendevamo dire con il termine Giubileo del debito.

Lo spieghiamo subito.

Con una premessa: questo non e’ un articolo governativo tranquillizzante e rasserenante, non ti dice che siamo quasi fuori dalla crisi e non ti racconta che “tirando la cinghia” e facendo sacrifici ne usciremo.

Per una sola ragione.

Perche’ non e’ vero.

Quindi, se prosegui liberamente a leggere, potresti scoprire qualcosa che non ti piace.

Molto, molto diverso dalla versione ufficiale delle cose diffusa dagli organi di informazione pubblica.

A te la libera scelta di interrompere la lettura o andare avanti.

 

LA FAVOLA DI CAPPUCCETTO ROSSO

Che stessero raccontando un mare di balle noi lo denunciammo un anno fa.

All’epoca, tutti i giornali promettevano alla gente il miracolo. Quel miracolo aveva una sigla inglese ignota ai piu’: QE. Vuol dire Quantitative Easing, che parimenti ai piu’ dice nulla. Allora lo traduciamo in italiano: alleggerimento quantitativo.

E, nuovamente, non spiega nulla.

Lo fanno apposta, a non farsi capire.

Lo fanno apposta, usano termini complessi per non fare capire le cose importanti e raccontano favole trattando la gente come bambini, indegni di comprendere cosa stia succedendo.

Ma sei ti dicessimo svalutazione forse cominceresti a intuire di cosa si tratti.

Si svaluta, stampando tonnellate di carta, cioe’ euro, per creare inflazione.

L’inflazione e’ un obiettivo di politica monetaria della Banca Centrale Europea, che per bocca del suo Presidente, l’italiano Draghi, fissava dichiaratamente l’obiettivo del 2%.

Svalutando, aiuti l’economia a ripartire – sostenevano, sapendo di mentire.

Ora, ti prego di seguire il nostro ragionamento, che faremo usando termini molto semplici e comprensibili a tutti.

E’ vero l’opposto, che l’inflazione riparte quando riparte l’economia e non il viceversa, come sostengono i neo liberisti.

Lo so che e’ semplice da capire, ma allora perche’ ci facciamo fare il lavaggio del cervello e crediamo nella teoria opposta?

Guarda, le cose sono facili quando sono chiare: i prezzi aumentano quando le imprese investono e i consumi salgono, perche’ i consumatori spendono.

Ma i consumatori spendono quando hanno i soldi in saccoccia, non quando tu gli abbassi il costo del denaro, un denaro che non hanno.

Per avere denaro in saccoccia bisogna avere un lavoro, possibilmente stabile e ben retribuito. Perche’ ci siano posti di lavoro, servono investimenti sia del pubblico sia del privato, perche’ i posti di lavoro, da che mondo e’ mondo, li creano gli imprenditori.

Ma se tu non cambi il paradigma economico che hai rivoluzionato all’insaputa di centinaia di milioni di persone, adottando un infausto modello neo liberista, non ci sono le condizioni per la crescita economica.

Pensare che, da sola, una politica monetaria volta a svalutare facesse ripartire l’economia era come raccontare la favoletta di cappuccetto rosso ai bambini: e noi lo denunciammo quando tutti applaudivano.

E infatti tentano di raccontarti una favola da molti anni.

Dove il debito fa la parte del lupo cattivo.

 

IL VERO OBIETTIVO

Avevamo ragione noi: l’economia non e’ ripartita.

Il Quantitative Easing della Banca Centrale Europea non ha raggiunto affatto l’obiettivo dichiarato del 2% di inflazione ma un drammatico 0,1%.

Infatti, come spiegammo nel precedente articolo, l’obiettivo non dichiarato era acquistare un’altra cosa, molto preziosa: il bene piu’ prezioso in natura, perche’ l’unico non rinnovabile.

Si chiama tempo.

Con quel tempo si sono ottenuti i due obiettivi veri, cioe’ quelli di stabilizzazione dell’area Euro, in attesa di preparare il Giubileo del lupo cattivo.

I due effetti sono stati:

Quindi, non si e’ ottenuta inflazione reale, ma si e’ tenuto insieme il sistema dell’area euro, sia perche’ lo spread e’ ai minimi storici, sia perche’ l’euro si e’ deprezzato su alcune monete (in particolare il dollaro), incentivando cosi’ parzialmente le esportazioni.

Questo era cio’ che si voleva fare, tenere fermo tutto il quadro sistemico, bloccato.

Per difendere l’euro, braccio monetario del modello economico neoliberista europeo.

 

L’ALLINEAMENTO DEI PIANETI

Sui giornali i Governi, tra cui il nostro, festeggiano la crescita economica, battagliando sulle virgole. La crescita dello zero virgola viene presentata come un successo di questa manovra.

E la gente ha sempre piu’ fame.

La vera domanda che dobbiamo porci non e’ se la crescita sia di qualche frazione di punto percentuale in piu’ o in meno, essendo minore di uno.

La vera domanda, agghiacciante, da porre ai nostri governanti, e’ una sola.

Signori, poniamo pure – per assurdo – che voi abbiate ragione, e cioe’ che la strada giusta sia non cambiare il modello economico e continuare con la strada dell’austerity, del rigore, del sacrificio, del far tirar la cinghia alla povera gente.

Supponiamo pure, lo ripeto – per assurdo – che questa scempiaggine che vi ostinate a raccontare ai bambini abbia un qualche fondamento economico.

Sappiamo inoltre che quest’anno si e’ verificato un fenomeno inconsueto in economia, una specie di allineamento di pianeti, un fenomeno straordinariamente positivo.

Si sono infatti allineate tre condizioni favorevoli alla ripartenza dell’economia:

1. Il prezzo del petrolio ai minimi storici
2. Il cambio favorevole
3. Il prezzo del denaro ai minimi

Allora, se questo e’ vero – come e’ vero:

Questa e’ la vera domanda, non se la crescita sia di qualche virgola o meno.

E la risposta che vi daranno e’ quella della favola, cioe’ del lupo cattivo: il debito.

 

IL LUPO CATTIVO

Ora, da anni se ci pensi ti raccontano la stessa favola.

In essa esiste un personaggio cattivo, il lupo, rappresentato dal debito.

Ti dicono che il debito e’ cresciuto e che ora dobbiamo ridurlo tagliando le spese. Molte persone abboccano a questa favola, pensando che spendendo di meno si riducano i debiti.

Queste persone non sanno che in economia i debiti li paghi se produci e che se tagli gli investimenti tagli la stessa possibilita’ di produrre.

Da anni stanno tagliando tutto: spesa pubblica per investimenti, pensioni, diritti sociali, sanita’. Al contempo, da anni stanno alzando al massimo la pressione fiscale sull’impresa privata, a livelli ormai insostenibili.

La situazione demografica poi non ci aiuta certamente, in un continente tra i piu’ vecchi del mondo. Cosi’, tagliando ricerca, investimenti e produzione, stiamo risparmiando che cosa?

Stiamo risparmiando quanto serve per non cambiare modello; nessuna spesa di gestione della parte pubblica viene toccata. Si denunciano gli sprechi del sistema pensionistico di alcuni decenni or sono (ed e’ giusto) ma non si dice che il principale spreco di risorse (che assorbe oltre la meta’ del PIL del nostro Paese) e’ per una spesa pubblica improduttiva nella pubblica amministrazione.

No, l’unica cosa che si fa e’ tagliare servizi ai cittadini e alzare ancora la pressione fiscale (affermando il contrario) sui pochi che ancora producono reddito: imprenditori e liberi professionisti.

Non si spiega alla gente che cosi’ facendo il debito non si riduce, ma si alza.
Poiche’ cio’ che conta e’ il rapporto tra debito e prodotto interno lordo:

Debito / PIL

Quindi, il rapporto lo puoi ridurre in due modi:

1. Strada A: svalutandolo, con la leva dell’inflazione
2. Strada B: aumentando il denominatore, cioe’ il PIL

Vediamo le due strade per evitare il lupo cattivo.

La prima strada e’ quella che hanno tentato con il QE (Quantitative Easing): niente da fare, non funziona.

La seconda strada e’ quella di cambiare sistema economico, abbandonando il rigore: niente da fare, non lo vogliono fare.

Non lo vogliono fare perche’ significherebbe ridistribuire la ricchezza e quindi ridistribuire il potere anche nella fascia media della popolazione.

Esattamente l’opposto di quanto succede da anni, con un ben calcolato piano di distruzione della borghesia e della fascia mediana, ottenendo l’effetto, a livello mondiale, di dividere il pianeta in poli sempre piu’ contrapposti tra pochissimi ricchi e tantissimi poveri.

La classe media, che era stata la vera conquista del modello precedente, sta sparendo.

Quindi, vediamo di riassumere: la prima strada non funziona e la seconda non la si vuole percorrere.

Resta una via di uscita, per evitare che il sistemi scoppi?

Certo che esiste: si chiama ristrutturare il debito.

Cambiarlo, modificarlo, alterarlo, ridistribuirlo, cancellarlo.

Cominci, vero, a intuire un altro disegno?

E’ il disegno del Giubileo del debito.

 

TRUCCARE LE REGOLE

Lo sappiamo, verremo tacciati di essere incompetenti, disfattisti, complottisti.

La nostra tesi eretica si basa sull’osservazione di fenomeni quanto meno sospetti. Ma figuriamoci – dira’ qualcuno – non possono truccare i numeri, cambiare le regole del gioco.

State scrivendo delle balle! – obiettera’ qualche filo governativo.

Alcuni, invece, sono gia’ realta’.

Da poco tempo, le clausole CAC (clausole di azione collettiva), sono una realta’. In Gazzetta Ufficiale del 18 dicembre 2012 (queste cose le fanno sempre in sordina, a Natale e Ferragosto) e’ stato pubblicato un decreto del Ministero dell’Economia e Finanze cha ha stabilito che tali clausole sono operative dal primo gennaio 2013.

Vuol dire che lo Stato, emittente di Titoli governativi, puo’ decidere in modo autonomo se e come cambiare successivamente le condizioni, per esempio di un BTP (Buono del Tesoro Pluriennale) o di un CCT (Certificati di Credito del tesoro).

In pratica, bastera’ che si accordino con pochi creditori istituzionali (le Banche, per esempio) per modificare in corsa il valore, la durata, il rendimento, le condizioni di un debito.

In tutto questo, il risparmiatore non avra’ piu’ nessuna voce in capitolo.

Nessuna, chiaro?

Si’, ma non succedera’ mai – obiettera’ lo stoico detrattore.

In Grecia e’ successo, e i risparmiatori non sono stati felici.

Non e’ una volonta’ italiana o greca, ma una delle tante direttive Europee che preparano al Giubileo.

Il debito, se non puoi svalutarlo e se non puoi assorbirlo con l’unica manovra sana (far crescere l’economia), devi in qualche modo gestirlo, prima che ti scoppi in faccia.

Allora possiamo usare termini tecnici edulcorati (ristrutturazione) oppure dire in faccia alla gente la dura verita’: verra’ truccato.

Dato che il debito e’ detenuto da qualcuno, cioe’ da un creditore, saranno cambiate le regole del gioco, truccate, alterate, modificate in corsa.
Potranno fare cio’ che vogliono: per esempio allungarne la scadenza (te lo rimborso in piu’ anni) oppure ridurne la remunerazione (te lo pago, ma con minori cedole).

Ma come? Questo e’ barare! – diranno gli ingenui.

Allora, io non gioco piu’.

 

NON GIOCO PIU’, ME NE VADO

E qui arriviamo a una parte della teoria veramente difficile da accettare.

L’altro giorno, sul nostro blog, un lettore esasperato scrive sostanzialmente su facebook: a me le banche non mi fregano, terro’ i soldi sotto il materasso.

Allora, deviamo di riepilogare in modo razionale la situazione, senza credere alle favole. Il debito lo paghi se alzi gli stipendi e i redditi delle persone, ma questa e’ la strada che consigliamo noi. Ma vorrebbe dire abbandonare il modello neo liberista e fare l’opposto: non ridurre la spesa pubblica ma alzare gli investimenti pubblici e privati, abbassando le tasse.

Vorrebbe dire dare i soldi alle imprese e non al mercato finanziario.

Questa strada, lo avete capito, non e’ quella che hanno scelto, semplicemente perche’ chi comanda non sono piu’ i politici, ma la finanza.

La strada dell’inflazione non funziona (e non puo’ funzionare, da sola).

Allora inizieranno il Giubileo: mercato occidentale in bolla, borse truccate, regole per cambiare le carte in gioco come le CAC, privatizzazioni di quanto rimane.

In questo scenario, ci sara’ da ballare parecchio.

Quanto successo con quattro banchette italiane di periferia, le famose ed amate “banche sotto casa”, le idolatrate “banche di territorio” avete visto cosa ha prodotto.

Non e’ che la punta di un iceberg.

Quando la gente lo capira’, comincera’ a dire, come il lettore: non gioco piu’, me ne vado.

E allora, avete letto la lotta al contante?

E’ una iniziativa meritoria, serve a debellare il nero: quindi cosa c’entra, direte voi?

Ora, sia ben chiaro che noi non siamo complottisti e non pensiamo che tutto sia preordinato, ma pensiamo che ci siano persone molto abili che cavalcano l’onda emotiva della gente e sono molto abili a condizionarne l’opinione.

Anche virtuosi politici conducono una battaglia al contante, convinti di fare il bene della gente, di combattere l’evasione fiscale, il nero, il malaffare.

Certo, questo e’ il lato positivo che ti fanno vedere e che indubbiamente alcuni politici minori in buona fede, sprovvisti di cultura economica, ritengono di cavalcare.

Ma chi pensa, chi pianifica, chi calcola gli effetti del Giubileo del debito sa bene cosa puo’ succedere. Sa che il rifugio nel contante e’ un rischio, calcolato, di certe politiche.

Se non ti fidi del Bail In (una altra realta’, da gennaio 2016), se non sei esperto di mercati finanziari, se temi di perdere il tuo denaro, potrai un giorno pensare davvero di tenere i soldi liquidi.

Scrivete stupidaggini – obiettera’ qualcuno.

Davvero

Chiedetevi chi si e’ salvato nei momenti drammatici in argentina, oppure in Grecia.

Ve lo diciamo noi: chi aveva contanti.

 

BIT E MATERASSI

Stanno comperando tempo per cambiare le regole, te lo ripetiamo.

La soluzione vera del problema esiste e sarebbe quella opposta: investire nell’economia reale, nello sviluppo sostenibile, dar piu’ soldi alle persone, creare posti di lavoro.

Al contrario, nel modello economico adottato la disoccupazione e’ un effetto collaterale necessario, al punto che viene accettato come un prezzo da pagare.

Le cose sono semplici, se vengono spiegate in modo semplice.

L’economia non puo’ ripartire se non si creano le condizioni per investire (basse tasse e credito alle imprese) e se non si investe non ci sono posti di lavoro. In assenza di posti di lavoro stabili e ben retribuiti, la gente non ha soldi in saccoccia. Non avendo soldi, non spende denaro che non ha, per quanto basso sia il suo costo.

E’ per questo motivo che l’inflazione non aumenta: perche’ manca la domanda interna.

In questa congiuntura, aumenta la sfiducia e se aumenta, come si percepisce, la gente potrebbe ritirare il denaro e tenerlo sotto il materasso, spaventata.

Tecnicamente sarebbe un disastro: ha un nome, bank run, cioe’ corsa allo sportello bancario.

E’ quanto di peggio ci possa essere per la tenuta di un sistema finanziario, uno scenario apocalittico. Certo, anni fa sarebbe sembrato che tutto questo fosse un disegno di fantascienza economica.

Ma ti segnaliamo che siamo gia’ nella fantascienza: lo sai che ci sono titoli di Stato (i bund, per esempio) a rendimento negativo?

Vuol dire che tu finanzi qualcuno e lo paghi per finanziarlo.

Dobbiamo ripetere quanto sia anomala la situazione?

Ti diciamo anche in un orecchio per quale ragione grandi investitori investono nel Bund tedesco, pur conoscendo che ha rendimento negativo: perche’ si coprono dal rischio che il gioco che stanno facendo non funzioni e salti il banco: salti l’euro, per essere ancora piu’ chiari.

In questa chiave di lettura dell’economia, uno scenario di rifugio disperato nel denaro non ci pare cosi’ inammissibile, per il singolo risparmiatore, specie quando verranno fuori – perche’ verranno fuori – altri casi come quelli delle obbligazioni subordinate che tanto scandalo hanno generato.

E hanno previsto anche questo.

Cavalcano l’onda emotiva di una cosa a fin di bene (lotta all’evasione) a fini assolutamente diversi: il controllo dell’opinione pubblica.

Ci riferiamo alla lotta al contante, che sara’ la prossima battaglia politica.

Tanti ingenui, pensando di fare il bene della gente, cadranno nella trappola: se passi dal cash al bit sei senza scampo, anche nello scenario di bank run.

Ci porteranno verso una moneta elettronica, facendo sparire gradualmente il contante.

La favola buona e’ la lotta all’evasione.

La realta’ e’ che il bit si controlla, la banconota no.

Questa e’ una altra manovra difensiva del sistema, nella logica di chi non vuole abbandonare questo paradigma economico neoliberista malato.

Pur di non cambiarlo, faranno di tutto, anche cancellare con un tasto dei numeri su un terminale. Il rischio e’ che le Banche Centrali non possano reggere la bolla in eterno.

Fantascienza?

 

FANTASCIENZA E GIUBILEO

Sarebbe stato fantascienza pensare di drogare un mercato per sette anni. Ma lo hanno fatto.

Per tanti anni hanno gestito l’economia con le Banche Centrali, inondandola di liquidita’, pompando soldi nel sistema, truccando, alterando, gonfiando.

Il mercato e’ gonfio di liquidita’ da scoppiare.

Ma quella bolla di cui parliamo non e’ solo finanziaria: e’ prima di tutto culturale.

Per anni hanno fatto il lavaggio del cervello della gente raccontando che il debito e’ cattivo e che se ne esce facendo sacrifici, imponendo tagli ai servizi, creando conflitti tra classi sociali e ora anche tra generazioni. Fanno leva sulla emozione e non sul raziocinio delle masse.

Ti imporranno di sacrificarti per il bene dei giovani, rinunciando a parte dei diritti acquisiti (come il diritto a farmaci ed esami sanitari), mentre ai giovani dicono di non preoccuparsi del futuro (per una pensione che non avranno mai) ma di pensare a lavorare, trattando giovani e vecchi come criceti sulla ruota.

Useranno le dichiarazioni a fin di bene del Papa contro la ricchezza per convincere milioni di persone che essere poveri e’ un bene oppure useranno le dichiarazioni di Zuckerberg che annuncia di voler donare le azioni di facebook per convincere altri milioni a spossessarsi di ricchezza.

Applicheranno tasse patrimoniali e anticiperanno i movimenti dei risparmi di milioni di persone: gli smart money sanno dove investire, ma il piccolo risparmiatore e’ sempre l’ultimo a sapere le cose.

Gli proporranno, ai fini del Giubileo del debito, un baratto: un futuro per i figli, in cambio del congelamento dei risparmi e della rinuncia a diritti acquisiti.

Sanno che il mondo occidentale e’ fatto di vecchi e che i vecchi non fanno le rivoluzioni, non scendono in piazza e non prendono i forconi in mano.

Con un po’ di tempo (che stanno comperando) e con il condizionamento della pubblica opinione, saranno in grado di far digerire tutto.

Del resto, ci hanno gia’ convinti che la moneta, la cosa che fa girare l’economia, non dovesse essere piu’ a controllo pubblico e che gli Stati, cioe’ noi, dovessero indebitarsi dai privati per pagar poi loro copiosi interessi, facendo lavorare i cittadini come servi per pagare le tasse.

Quelle tasse sono ora sempre piu’ alte non per pagare servizi ai cittadini (che anzi scendono) ma per pagare il lupo cattivo, il debito.

Gia’ lo hanno fatto e non se ne e’ accorto nessuno, nessuno e’ sceso in strada.

Pensi che ora non possano raccontare altre fiabe?

 

IL DOGMA

Si dicono stupidaggini da parte delle massime autorita’ italiane in materia, come quella di mettere avvisi come quelli sulle sigarette, dicendo che alcuni prodotti finanziari danneggiano gravemente al portafoglio. Come si ci fossero prodotti sicuri, come se oggi non fossimo in una fase tecnicamente detta di risk on su tutto il paniere dei prodotti finanziari.

La verita’ e’ un’altra: il risk on si trasferira’ – gia’ sta succedendo – dal mercato finanziario a quello reale.

E’ una logica conseguenza di un paradigma economico che ha ribaltato i ruoli.

Se la finanza non e’ piu’ al servizio dell’economia ma viceversa, le conseguenze del sistema finanziario si scaricheranno sul mercato reale.

Il rischio e’ anche sul mercato del lavoro, con la messa in discussione di diritti acquisiti, prima di tutti quello della sicurezza. Ma si trasferisce anche sulle pensioni, sulla sanita’, sull’istruzione, su tutti i servizi reali insomma.

Si possono tagliare i servizi ma non il pagamento degli interessi.

L’idea di un mondo in cui si ha un lavoro sicuro, stabile per tutta la vita e alla fine una meritata pensione e’ una idea che non ha piu’ alcuna aderenza con la realta’ perche’ il sistema, prima di tutto demografico, non lo regge.

Ma invece di cambiare modello economico e puntare su uno che ridistribuisca la ricchezza, consentendo a molti di spendere una ricchezza prodotta, si vuole mantenere uno che consente a pochi di investire una ricchezza generata dagli interessi sul denaro.

Faranno digerire manovre impopolari per consentire il Giubileo del debito, e lo faranno in modo differenziato a livello planetario, a seconda della composizione sociale e dei valori di riferimento del singolo Stato.

Ci saranno posti in cui punteranno su tasse di successione, altri in cui adotteranno patrimoniali, altri ancora in cui creeranno ricatto generazionale, ovunque usando strumenti mediatici di convincimento della ineluttabilita’ della decisione.

L’indottrinamento parte dall’assunto che sia impossibile e vietato discutere e contestare questo disegno, che si basa sulla credenza che esista un solo modello economico, quello neo liberista.

Il liberismo e’ un modello economico di tipo religioso, che non ammette contestazioni.

Si altera da anni la realta’ (al punto da far credere da sette anni alla gente la favola che siamo in “crisi”) pur di mascherarne l’insuccesso.

Non e’ una tesi, e’ un dogma.

 

COME SE NE ESCE?

Esistono due risposte possibili a questo quesito.

Ognuno puo’ dare un contributo nel suo ambito. Il nostro e’ quello di insegnare in modo professionale agli imprenditori come avere credito dal sistema bancario.

Nello scenario che ti abbiamo descritto, puoi ben dedurre quale sia lo scenario piu’ probabile sul versante del credito.

Ci sono imprenditori che credono alle favole e pensano che, poiche’ stanno stampando tanta moneta, un po’ ne arrivera’ anche a loro, non comprendendo che le cose sono molto piu’ complesse.

Ci sono altri che parlano a vanvera di forche e forconi e sono dei patetici violenti dello sfogo inconcludente su facebook, poiche’ non combineranno mai nulla con le loro evanescenti minacce.

Ma ci sono anche coloro che hanno capito che ci aspetta un grande freddo, nel quale sara’ sempre piu’ complesso accedere al finanziamento della propria impresa.

Oh, certo, puoi sperare che qualcosa cambi, che cambi il sistema economico, che ti abbassino le tasse e che allentino i cordoni del credito per le imprese.

Ma dato che non sara’ cosi’, certamente non nel breve periodo, il nostro consiglio e’ di fare come quelli piu’ avveduti, coloro che in attesa che forse un giorno lontano qualcuno li aiuti decidono intanto di aiutarsi da soli.

Il Corso WIN the BANK e’ il primo e tutt’ora unico Corso di formazione che insegna come portare un’impresa a essere finanziata da una banca, anticipando quanto succedera’ tra pochi mesi sul mercato del credito italiano.

Sul blog trovi le testimonianze soddisfatte di imprenditori e liberi professionisti che non sono stati a disperarsi o ad abbaiare alla luna ma hanno risolto i problemi della loro impresa o dell’impresa loro cliente, imparando a come negoziare con una banca.

Trovi anche le indicazioni sul prossimo Corso WIN the BANK disponibile e puoi verificare se ci sono posti.

Questa e’ una risposta pratica, nell’unico settore nel quale possiamo dare una risposta operativa e concreta: la negoziazione tra banca e impresa, perche’ la lotta sara’ piu’ dura, domani.

Per tutti gli altri, per coloro cui non possiamo dare consigli pratici poiche’ non riguardano il nostro ambito professionale, l’unica cosa che ci sentiamo di dire e’ di fare quello che facciamo noi.

Dubitare, in modo critico, della realta’ che ci viene proposta.

La via di uscita e’ nella consapevolezza, nel libero sapere, nell’informazione libera.

Questo blog non deve rispondere a nessun editore e cio’ che scriviamo, dato che lo facciamo senza essere pagati da nessuno e che tu non paghi alcun prezzo per leggere, non risponde al volere di nessun padrone.

Esiste una sola falla nel disegno del Giubileo del Debito, che e’ il minore dei mali, nella logica di chi non vuole cambiare modello economico.

La falla e’ che la gente capisca e pretenda che, invece di truccare le carte, si cambi il gioco.

Non e’ l’unico il modello economico in cui viviamo e non e’ certamente il migliore.

Possono ingannare tante persone creando la bolla finanziaria, perche’ sono bravi a drogare i mercati.

Ma la bolla culturale potrebbe scoppiare.

Se tante persone coraggiose condivideranno articoli come questi, allora, prima o poi, altre persone leggeranno e cominceranno a capire.

Facebook non e’ solo uno strumento per postare le foto del mare, della torta Pasqualina o per dibattere di qualsiasi tema senza averne alcuna competenza.

La rete puo’ essere uno strumento straordinario e per ora di libero accesso a tutti, nel quale documentarsi, formarsi, leggere una diversa visione delle cose e anche dell’economia e poi decidere a cosa credere.

In quella diversa visione, si potrebbe capire che si esce dalla bolla finanziaria soltanto se si esce dalla bolla culturale.

Le persone potrebbero comprendere che il rigore, l’austerita’, il sacrificio, la sofferenza non sono affatto le determinanti di un modello economico di crescita, ma lo sono invece l’investire nuovamente nell’economia reale, nelle case, nelle industrie, nei campi, negli aratri e nelle presse.

Investire negli ospedali e nella salute, nelle resti autostradali e informatiche, nello sviluppo sostenibile e nell’ambiente, nell’istruzione e nella cultura, nello sviluppo e nelle nuove tecnologie gia’ alla nostra portata, nella ricerca di cose per guarire le persone e non per ucciderle; cioe’, in tutte quelle cose nelle quali non si spendono soldi perche’ si parla del lupo cattivo.

Ma il lupo cattivo e’ una favola, fatta per non far capire che esiste un’altra strada, fatta di tre cose semplici e chiare, nell’esatto ordine: di riavere una moneta a controllo pubblico, di investire spendendo soldi nel progresso e di ridistribuire il reddito cosi’ prodotto.

Ma prima o poi, si puo’ crescere.

Hanno paura che la gente, tanta gente, capisca.

Perche’ tanta gente potrebbe chiedere di cambiare strada e pretendere che si scelga quella che ti dicono di non percorrere, raccontandoti che c’e’ il lupo cattivo nella foresta.

 

Se vuoi leggere le puntate precedenti clicca sui collegamenti qui sotto:

Il Giubileo del debito (parte 2)

Il Giubileo del debito (parte 1)

Buona crescita.

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