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Perchè le banche daranno meno soldi alle aziende: i dati veri!

Un articolo di Valerio Malvezzi

IL MESSAGGIO CHE ARRIVA

Ogni giorno, arriva alla gente un messaggio mediatico che tenta di rasserenare gli animi.

Tra i molti, quello che intendo commentare oggi è il fatto che domani ci saranno più soldi per l’economia. Da oltre un anno, da quando si iniziò sistematicamente a parlare di QE (Quantitative Easing) di Draghi, il Presidente italiano della BCE, si spiega alla gente che quella manovra serve a rilanciare l’economia. La mia tesi, oltre un anno fa, era che nulla di tutto questo sarebbe successo, e i fatti mi hanno poi dato ragione.

Ma insistono coloro che dicono che a breve saranno fatte altre manovre per iniettare nel mercato liquidità: secondo questi commentatori, la liquidità servirà per abbassare ulteriormente il costo del denaro, rilanciare gli investimenti, dar soldi alle famiglie e alle imprese.

Io da oltre un anno scrivo che non è quello il fine e, sicuramente, non sarà quello il risultato.

Sono stato più volte attaccato pubblicamente da coloro che mi hanno definito di volta in volta incompetente, oppure gufo o menagramo.

Fai quello che vuoi, ma ti informo che l’economia non si studia e non si interpreta come un oroscopo.

Non si tratta di opinioni, di essere cassandre o inguaribili ottimisti, ma di saper leggere i dati.

E dal momento che tanti imprenditori si fidano di quanto affermato su alcuni giornali di regime e su organi di informazione pubblica che devono per forza difendere il governo di turno in carica, pensano davvero che domani, in quanto ci sarà più liquidità pompata nel sistema dalla Banca Centrale Europea, ci sarà più soldi anche per loro e per la loro impresa.

Con tutto quel denaro pompato nelle banche – è il loro ragionamento – da qualche parte dovranno pur metterlo e quindi un po’ ne arriverà anche alla mia piccola impresa.

No, non sarà così.

Vediamo perché.

 

 

OROSCOPO E DATI

Per sapere se davvero, come pensano molti, domani le banche saranno più propense ad allentare i cordoni del borsellino, e cioè a erogar più credito, occorre alzare lo sguardo dal panorama locale e – ogni tanto, almeno – studiare la congiuntura internazionale.

Solitamente, le persone che non hanno conoscenza dell’economia la commentano in termini politici, esattamente come fa per primo il nostro Governo. Chi come me critica la fondatezza di alcune affermazioni come “siamo in ripresa!” oppure “la ripresa è dietro l’angolo!” viene tacciato di essere uno scolaretto, oppure un pessimista, un gufo.

Ascolta, l’economia non è una opinione e non si prevede sulla base della psicologia, dell’entusiasmo, dell’ottimismo, del pessimismo, delle aspettative dei consumatori e, in sintesi, degli oroscopi.

L’economia è una scienza seria e, dato che riguarda cose oggettive come il numero di monete che avrai domani in saccoccia, non si prevede con l’oroscopo, ma studiando oggettivamente i dati.

Partiamo dalla situazione italiana, confrontiamola con il quadro europeo e poi alziamo lo sguardo alla congiuntura mondiale.

Ebbene, stando al Governo italiano, siamo in recupero dovunque, l’Italia è ripartita, a partire dall’occupazione. Vediamo un po’ quanto fondamento ha tale opinione.

Partiamo dal recupero dell’occupazione giovanile, fiore all’occhiello del governo.


Fonte: elaborazione autore su dati Eurostat/Mise

Osserviamo che la Spagna partiva da una disoccupazione tripla della nostra e che la Gran Bretagna (che come si vede ha avuto il migliore recupero) non ha i vincoli all’occupazione che impone la moneta unica, l’euro. Quindi, tutti – pur nella miseria della situazione – hanno fatto meglio di noi.

Vediamo ora la produzione industriale, quanto è stato recuperato dal minimo della “crisi”. Preciso per i nuovi lettori del blog che io scrivo “crisi” tra virgolette perché per me non è una crisi. Non siamo affatto in crisi, ma da anni in un cambiamento di paradigma economico, come spiego in molti altri articoli.

Bene, guarda quanto abbiamo recuperato, rispetto agli altri.


Fonte: elaborazione autore su dati Ministero Sviluppo Economico

Un paio di considerazioni.

La prima, alcuni dicono che quando io affermo che la Germania è quella che più beneficia della moneta unica io sarei anti-tedesco. Non ho nulla contro i tedeschi, io guardo ai dati.

La seconda, altri dicono che io sono antigovernativo. No, io ho solo qualcosa contro i Governi che mentono, io guardo ai dati.

E i dati dicono che, rispetto a quella che ti raccontano essere una “crisi” (mentre così non è ) abbiamo perso quasi un terzo della produzione industriale (circa il 31% per essere precisi). Non parliamo del settore costruzioni, dove era sotto di 85 punti (praticamente, è morto). Come ho scritto in precedenza, se non ci sono investimenti, nemmeno nel settore costruzioni, un Paese non ha futuro.

Infine, i famosi dati dell’occupazione, non come dato assoluto, ma in un confronto con gli altri Paesi europei.

Vale appena la pena di ricordare che un Paese di anziani ha la possibilità di pagare le future pensioni sulla base del numero di giovani che lavorano. Vale anche la pena di osservare che un Paese di anziani ha la possibilità di avere un futuro solo se si abbassa la media dell’età, cosa dipendente dalla natalità.

Vale altresì la pena di osservare che la natalità poco ha a che fare con spiegazioni morali o soggettivo / qualitative come “i giovani sono bamboccioni”, oppure i giovani sono “choosy”, oppure “non sono più come quelli di una volta”.

La natalità dipende dalla possibilità dei giovani di avere un reddito stabile, dipendente da un lavoro.

Di nuovo, l’economia non si legge come un oroscopo.


Fonte: elaborazione autore su dati Eurostat

Questa è l’impietosa raffigurazione in quattro semplici dati, chiari a tutti, del nostro Paese.

Osservo solo quanto sia davvero “unita” politicamente l’Europa; ci sono un Paese che ha il doppio delle speranze del nostro e due Paesi che hanno oltre tre volte le nostre speranze sul futuro.

Uno, quello che ha il doppio, è lo Stato che volle l’Euro (si chiama Francia, ed una storia che ho raccontato altrove). Degli altri due, uno (Germania) ha il controllo di quello che un tempo si chiamava marco tedesco e ora euro. L’altro (Gran Bretagna), è rimasto saggiamente fuori dall’euro.

Può non piacerti, puoi contestare me, ma i dati sono questi.

Gli unici dati che mi smentiscono sono quelli che ti fanno vedere ogni giorno sui telegiornali. Sono dati che fanno vedere i consumatori che acquistano nei negozi e nei centri commerciali. In base a quei dati ti raccontano che l’economia sarebbe in ripresa perché è tornata la fiducia dei consumatori.

Tu ti guardi intorno e ti chiedi (giustamente): ma come è possibile?

Bene, ti svelo un piccolo segreto: hai ragione tu a non crederci.

E sai perché?

Perché la fiducia dei consumatori è l’unico dato che non è un dato: è un sondaggio.Manipolato.

 

 

LO TSUNAMI

Alcuni mi scrivono e chiedono come io vedo l’economia nel medio lungo termine. Sono confusi da voci discordanti. Io avevo scritto mesi fa che Draghi avrebbe acquistato tempo, a gennaio. E puntualmente, cosa ha acquistato? Tempo. La decisione è rinviata a marzo.

Ma le borse sono in recupero! – mi osservava un lettore giorni fa.

Naturalmente, era ovvio succedesse dopo la promessa di gettare altra liquidità sul mercato. Ma io non guardo agli isterismi della finanza, guardo ai fondamentali economici.

E io non li vedo brutti, ma pessimi.

Da oltre un anno dico che sta per scoppiare un bolla finanziaria. I mercati sono gonfiati, enormemente gonfiati, artefatti, truccati. Come ho recentemente detto in TV a SKY TG 24 non è una questione del se scoppierà la bolla, ma del quando. Io vedo all’orizzonte la bolla che scoppia e succedere questo.

E ora, prima che qualcuno si scateni nel darmi del pessimista e a ragionare per oroscopi, vediamo i dati su cui si basa il mio ragionamento.

Ma per farlo, usciamo dalle beghe nazionali e guardiamo alla congiuntura mondiale. I dati sono pubblici, chiunque può leggerli, se non vuole limitarsi a prendere per oro colato ciò che dice il telegiornale.

Fatto numero uno: la bolla della borsa.

Nella tabella sottostante vedi l’andamento delle quotazioni americane dal febbraio 2013 alla metà di gennaio del 2016.

Non ci vuole un mago per capire che è simile alla cresta di un’onda che sta per crollare su sé stessa. Ma ci torneremo, perché dopo voglio farti vedere una serie di lungo termine, per capire meglio.

Intanto, osserva la serie di breve periodo, di poco meno di un paio di anni.


Fonte: Bloomberg

Fatto numero due: l’esplosione della bolla cinese. Nel grafico seguente, guarda l’onda dell’altro mercato che dominerà il mondo, quello cinese. Ecco i dati dello stesso periodo, da aprile 2013 a metà gennaio 2016.


Fonte: Bloomberg

Anche qui, non ci vuole un occhio particolarmente esperto per vedere un’onda anomala. E ora attenzione, perché dobbiamo mettere in correlazione questi fatti con un terzo fatto, che ha condizionato il 2015.

Quando io scrivevo che era preoccupante che l’economia italiana crescesse così poco, con una congiuntura internazionale favorevole data dal rapporto di cambio (artefatto) e dalla quantità di moneta messa in circolo (artefatta) concludevo che c’era un terzo fattore: il prezzo del petrolio.

E allora guarda questo grafico.

Fatto numero 3: il prezzo del petrolio.


Fonte: Bloomberg

Qui vedi che l’onda è già in crollo. E nessuno può trascurare indicatori economici gravi come il seguente.

Fatto numero 4: condizioni di business.


Fonte: Bloomberg

Come si vede, l’indicatore punta davvero in caduta libera. Ma ciò cui io assegno maggiore importanza è forse l’indicatore seguente, quello sulla manifattura, cioè sulla produzione industriale. A me importa capire quanto di produttivo c’è nel futuro, e non quanto di speculativo.

Quindi, interessa comprendere se siamo in fase espansiva (oltre il 50) oppure in fase contrattiva (sotto il 50). Non mi interessano le opinioni di questo o quel governo, io guardo ai fatti economici e agli indicatori che chiunque può trovare nei siti internazionali, perché i dati sono pubblici, basta sapere cosa cercare.

Ecco quello che mi interessa maggiormente.

Fatto numero 5: situazione manifatturiera.


Fonte: Bloomberg

Punta decisamente al crollo.

E poiché le borse anticipano – solitamente – i fatti, ecco un altro indicatore preoccupante.

Fatto numero 6: guadagni delle imprese quotate rispetto all’anno precedente.


Fonte: Bloomberg

L’onda si sta girando.

Ma anche gli americani hanno i filo governativi. Quindi, anche loro riescono a fare previsioni inattendibili. Ecco le previsioni di crescita per il 2016, sulle quali io ho diverse riserve.

Nel grafico seguente vedi le stime di crescita reale dell’economia americana.

Il grafico seguente non è un fatto, ma una previsione per il 2016 (in trimestri).


Fonte: Bloomberg

Come dire, anche gli americani hanno i sondaggi e gli oroscopi.

Guarda questo altro oroscopo, che riguarda la stima di rischio di contrazione della produzione reale americana.


Fonte: Bloomberg

Ma ti lascio al commento del sito americano, che condivido pienamente. In sintesi, il box qui sotto dice che i partecipanti al forum degli analisti previsionali presso la Federal Reserve Bank di Philadelphia vedono solo una piccola probabilità di contrazione del PIl americano per l’anno prossimo (le tabelle di cui sopra). Ma l’articolista americano commenta che nemmeno nel 2008 gli stessi analisti avevano previsto una recessione.

Eppure, era già cominciata.

Recentemente ho visto al cinema “La grande scommessa”, titolo originale “The big short” (il grande scoperto).

In esso, ho finalmente visto al cinema raccontare ciò che io scrissi oltre un anno fa, nell’articolo che puoi scaricare qui.

In quel film si racconta ciò che io spiego in questo articolo (che può essere un aiuto per chi vada a vedere il film, poiché è oggettivamente complesso capire cosa sia successo).

Il problema è un altro.

Come io scrissi in passato, la storia potrebbe ripetersi.

E ora io affermo che la storia sta per ripetersi. Solo che, questa volta, a differenza di quanto successo nel 2001 e poi nel 2008, l’onda sarebbe veramente mostruosa.

 

 

CONCLUSIONI

Per tutto quanto ti ho spiegato in questo articolo, e che approfondirò in prossimi articoli, mandare messaggi tranquillizzanti alla gente, addirittura invitandola a comperare azioni di talune banche italiane perché il prezzo sarebbe “conveniente” non è solo incoerente: è irresponsabile.

Qui ho introdotto e documentato le ragioni economiche del mio motivato scetticismo. Allo stesso modo, ripetere come un mantra che siamo “usciti dalla crisi” (o che ci stiamo riuscendo) è parimenti irresponsabile. Non è trattando la gente come bambini che si risolvono i problemi di un Paese, ma trattandola da adulti e dicendo loro la verità, per quanto brutta, come io sto qui facendo.

Se sei un imprenditore o un libero professionista e hai a che fare con le banche per mestiere, perché devi finanziare la tua impresa (o l’impresa di tuoi clienti), dormire sugli allori perché “arriveranno i soldi di Draghi” non è solo da irresponsabile: è da demente.

Quei soldi non arriveranno direttamente all’economia, per ragioni che andrò a spiegare nella prossima puntata. Non sarà l’ennesima manovra monetaria a farci uscire da una “crisi” che non esiste, perché noi non siamo in crisi: siamo in un deliberato cambiamento di regime economico, voluto da chi pretende esista un solo pensiero economico, quello neo liberista.

Se quindi sei un imprenditore che ha bisogno delle banche semplicemente perché vivi non su Marte ma in questo sistema economico, non puoi fare come i dementi che dormono sugli allori o peggio che scrivono che “delle banche dovremmo farne a meno”: lo sai che non puoi farne a meno, perché devi pagare stipendi, fornitori, tasse, merci, finanziare beni e attrezzature. E se non hai soldi tuoi illimitati, non puoi farne a meno.

Non mettere la testa sotto la sabbia: iscriviti a questo sito, perché solo qui trovi alle “risorse gratuite” decine di guide negoziali operative, di taglio applicativo e pratico, sulla negoziazione bancaria.

Delle banche avrai sempre bisogno, in futuro, e se non sai come operare nel mercato di domani sei morto.

Io non credo che quel mercato sarà più semplice di oggi; penso invece, basandomi su dati economici documentati, che sarà più duro.

In questo articolo ti ho introdotto in termini semplici lo scenario che ci aspetta.

Nei prossimi, sarò ancora piu’ chiaro.

Buona crescita.

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