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Perchè non è vero che ci saranno più soldi per tutti

Un articolo di Valerio Malvezzi e Piero Di Florio

UN ARTICOLO SU PANORAMA

 

In un articolo recentemente pubblicato su Panorama, pagina di economia, nella rubrica “Convinci la banca” affrontavo il tema di alcune “bufale” che girano, quando si parla di economia.

Trovate qui l’articolo, scritto per Panorama

Qualcuno mi ha scritto, chiedendo chiarimenti su dati e numeri. Li darò a quattro mani, con l’amico Piero Di Florio.

 

MA PERCHE’ CE L’AVETE CON LA GERMANIA?

Non ce l’ha nessuno con la Germania. Semplicemente, occorre ridare un po’ di verità alla storia. Dall’inizio della crisi finanziaria ad oggi in tutta Europa son state salvate svariate decine di banche da possibili fallimenti, in particolare quelle dei “virtuosi” paesi del nord per le quali, dettaglio non certo trascurabile, sono state impiegate vagonate di soldi pubblici, i cosiddetti aiuti di Stato.

Fonte: Ministero dell’Economia e delle finanze

I dati parlano chiaro: diverse nazioni europee hanno impiegato enormi quantità di fondi pubblici per salvare le proprie banche. Particolare il caso della Germania che, come si vede nel grafico, ha utilizzato circa 250 miliardi di euro di soldi pubblici per salvare il proprio sistema bancario.

Oggi si parla di Bail In.

Secondo quale logica un correntista che non ha mai ricevuto accrediti tutte le volte che la banca ha fatto profitti, si trova oggi a veder decurtati i propri risparmi, magari di una vita intera, perché la banca fatalmente realizza delle perdite?

Semplice: perché, come spiegato in altri articoli su questo blog, il deposito è in realtà un finanziamento a rischio.

Ma proprio per questo nei sistemi finanziari sono stati da tempo previsti meccanismi di riduzione del rischio, perché si teme il bank run (la corsa agli sportelli) dei risparmiatori.

Eh, già.
Ma come mai all’Italia non è stato permesso di poter accedere al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi? Fino a ieri diversi Stati europei hanno potuto salvare le proprie banche con valanghe di soldi pubblici, mentre oggi la Commissione Europea definisce “aiuti di Stato non compatibili” un eventuale intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per salvare quelle quattro banche italiane (i cui crediti deteriorati, inesigibili, ammontavano a 4 miliardi di euro scarsi).

Sappiamo benissimo la risposta. Ci sarà chi dice: prima si poteva fare, dopo sono cambiate le regole.

Cosa c’entrano “gli aiuti di Stato” con un Fondo Interbancario costituito da risorse private?

In ogni caso, vediamo di ricapitolare.

La Germania ha potuto salvare le proprie banche attraverso mastodontiche quantità di soldi pubblici e dopo essersi messa in sicurezza, le regole, guarda caso, sono state cambiate. E’ bene sottolineare che i 250 miliardi di euro dati alle banche tedesche rappresentano un enorme sussidio pesantemente distorsivo della concorrenza fra istituti bancari, i quali – quelli tedeschi – con molta probabilità verranno in Italia a mangiarsi le nostre banche, così come è stato fatto negli scorsi anni per le grandi imprese a partecipazione statale (fiore all’occhiello dell’Italia) e per gli assets strategici.

Dovevate pensarci prima! – risponderà qualcuno.

Certo, il legislatore comunitario italiano è stato quanto meno disattento, ma allora di quale Unione Europea si sta parlando?

In tutta questa complessa vicenda, sembra che ora la colpa sia dei risparmiatori disattenti.

Quale messaggio è stato fatto passare attraverso i media? Che la colpa è tua, caro risparmiatore, perché sei ignorante, perché non hai letto le decine di clausole dei contratti che la tua banca ti faceva firmare (nonostante le rassicurazioni del promotore finanziario), perché hai voluto sottoscrivere investimenti rischiosi, ecc., paragonando un piccolo investitore o risparmiatore ad uno spietato speculatore finanziario.

 

SI’ MA LA COLPA E’ DI NOI ITALIANI!

Quando si spiega che l’Europa a guida germanica ha commesso queste cose, c’è sempre qualcuno che dice: sì, ma la colpa è di noi italiani!

Un momento – chiediamo noi – di quali italiani parli?

A noi non risulta che ci abbiano interpellato quando è stato il momento di prendere delle scelte fondamentali, per esempio in materia di moneta: sull’euro.

Continuano a riempirti la testa con informazioni distorsive della realtà sui popoli nordici che sono “virtuosi” e sui popoli latini che sono “spreconi”.

Ma le cose stanno esattamente così? Vediamo i dati economici, prima di fare affermazioni di principio e basate su opinioni di strada, come si fa con le barzellette.

Solo che c’è ben poco da ridere.


Report della Commissione Europea 30/06/2015 – Dati: Eurostat

Il grafico precedente confronta le passività dei sistemi bancari pubblici europei in rapporto al PIL. La “virtuosa” Germania è la peggiore di tutti; però ha potuto salvare le proprie banche con fondi pubblici per centinaia di miliardi di euro. Una volta realizzato tale piano, casualmente le regole sono state cambiate.

 

LA LETTERA RUBATA

La lettera rubata è il terzo racconto poliziesco scritto da Edgar Allan Poe avente come protagonista l’investigatore improvvisato Auguste Dupin.

E ora raccontiamo ai nostri lettori qualcosa che molti non sanno o ricordano e che, a ben vedere, ha il sapore del giallo in materia di bail in.

Mario Draghi inizialmente era contrario al «bail in» in salsa tedesca, tant’è che lo mise per iscritto in una comunicazione riservata inviata alla Commissione Europea nel settembre 2014. In un modo o nell’altro, il contenuto di quella lettera venne a conoscenza del giornalista Federico Fubini che ne rivelò i dettagli su Repubblica il mese successivo dello stesso anno.

In estrema sintesi, Draghi era sostanzialmente d’accordo sul far pagare ai creditori privati il fallimento di una banca, ma soltanto dopo che l’Unione Bancaria Europea fosse compiuta in tutti i suoi aspetti. Le raccomandazioni del presidente della Banca Centrale Europea vennero ignorate e la Commissione Europea, a trazione prevalentemente tedesca, procedette spedita nell’approvare la direttiva del bail in sulla base di precise indicazioni provenienti in particolar modo dal Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaüble.

Wolfgang Schaüble, sempre lui, il falco del rigore, il Pontefice del sacrificio.


Il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaüble

E allora, come in ogni giallo che si rispetti, anche noi ci poniamo delle domande: come mai i virtuosi tedeschi hanno spinto sull’acceleratore nonostante le parole di Draghi?

Semplice; perché l’Unione Bancaria prevede anche un fondo di garanzia europeo, l’EDIS (European Deposit Insurance Scheme), al quale ovviamente la Germania è assolutamente contraria, poiché – dicono – sarebbe un modo di esternalizzare i problemi delle banche di certi paesi verso altri paesi. Balle. La verità è che, risolti i loro problemi, non vogliono tirare fuori neanche un centesimo per altri.

Due pesi e due misure, questo è un fatto innegabile.

Un sistema bancario composto da piccole banche è proprio quello tedesco, così come si evince dalle dichiarazioni che l’economista consigliere economico della Merkel, Lars Feld, ha rilasciato in un’intervista al Corriere della Sera.

Ora, al contrario di alcune nostre piccole banche territoriali (Casse di Risparmio, Banche di Credito Cooperativo, ecc.) che come si è visto rischiano di saltare come i tappi dello spumante a capodanno,quelle tedesche ugualmente imbottite di crediti deteriorati e con situazioni patrimoniali critiche (si veda il report della Deutsche Bank del 30 settembre 2013), ovvero le Landesbanken e le Sparkassen, guarda caso non rientrano nel meccanismo di vigilanza europea.

Al lettore non risulterà difficile immaginare chi ha stabilito le regole secondo le quali, al di sotto di una certa soglia, certi istituti bancari territoriali non rientrano nel mirino della BCE. Evidentemente in Europa siamo tutti uguali, ma il sistema bancario tedesco è “più uguale degli altri”.

Ma che tipo di Unione Europea abbiamo costruito?

Le istituzioni sovranazionali europee, per mezzo delle quali alcuni paesi dell’eurozona diventano più uguali degli altri, stanno minando pericolosamente gli equilibri sociali di una unione che non è mai stata “l’Europa dei popoli”, ma un circolo finanziario dove chi comanda (le economie del nord) decide le regole.

Regole che, però, valgono solo per gli altri.

Quali altri?

I fessi del sud e le matricole dell’est.

 

MA LA BANCA D’ITALIA VIGILA!

Quando, recentemente, è esplosa in tutta la sua drammaticità la situazione delle obbligazioni subordinate di quattro banchette italiane, numerosi commentatori si sono affrettati a difendere la Banca d’Italia, giustamente accusata da altri di non aver adeguatamente vigilato.

Sul tema in questo blog si è già scritto, in uno speciale di fine anno, che puoi leggere qui.

Nello stesso periodo, il Presidente della Repubblica italiana si affrettava a scendere in campo per difendere l’onorabilità della Banca d’Italia.

E dell’onorabilità dei risparmiatori italiani chi ne parla?

Ora, lo sappiamo bene che si tratta di una istituzione di diritto pubblico, come stabilito dal Regio Decreto del 1936 e come più recentemente stabilito da una sentenza della suprema Corte di Cassazione. A noi non interessa la dotta disquisizione giuridica ma la sostanza delle cose.

E in sostanza, chi sono gli azionisti di questa istituzione la cui principale funzione è vigilare sulle banche?

Non abbiamo altro da aggiungere.

 

MA GLI ITALIANI SONO IN CRISI PERCHE’ HANNO PICCOLI CREDITI!

Si parla tanto, in questo periodo, del problema italiano di tenuta del sistema bancario. Da più parti si imputa la colpa alle nostre piccole e micro imprese le quali, a giudizio di alcuni, sono poco stabili, poco strutturate e poco responsabili del pagamento dei prestiti contratti.

Si è diffusa la credenza popolare che il credito in Italia sia malato perché dato a micro imprese, le quali sono insolventi.
Siamo sicuri?

Fonte: elaborazioni Centro studi Unimpresa su dati BANKITALIA.

Dal recente report realizzato dal Centro Studi di Unimpresa vediamo che il 70% delle sofferenze (crediti inesigibili), pari ad oltre 140 miliardi di euro, è relativo alla categoria dei cd. “grandi prestiti”, ovvero quelli per cifre superiori a 500.000 euro. Il restante 30% riguarda invece i piccoli prestiti, cioè quelli inferiori a 500.000 euro.

Questi dati smontano ancora una volta uno dei tanti luoghi comuni che vengono continuamente ripetuti attraverso i media, quello secondo il quale la colpa come al solito sarebbe della gente comune, della micro impresa, del piccolo artigiano o della cosiddetta partita iva (che già di per se fa difficoltà ad ottenere un mutuo per l’acquisto di una casa) che non hanno onorato i propri debiti.

 

CONCLUSIONI

Strana materia, l’economia.

Quando la si discute sulla base dei dati, le conclusioni cui si perviene sono spesso diametralmente opposte a quanto si racconta.

Quanto qui descritto è il mercato nel quale si troveranno a operare le imprese. Puoi piangere, strepitare, criticare, mettere le faccine arrabbiate su facebook, insultare, parlare a vanvera di politica, dire fesserie oppure scrivere come un adolescente deficiente frasi sgrammaticate con tante k e tante x.

Non cambierà di una virgola la tua situazione.

Da questi grandi equivoci si trae la conclusione di un equivoco ancora maggiore: quello in base al quale in futuro, per le manovre di politica monetaria espansiva – avrai sentito parlare della BCE e di Mario Draghi, no? – ci saranno “più soldi per tutti”.

Molti imprenditori pensano che, dato che verrà pompata altra liquidità nel sistema economico – specifichiamo: nel circuito finanziario, non direttamente quello dell’economia reale – un po’ di quella liquidità “arriverà anche a me”. Pensano cioè che le banche saranno più propense ad erogare il credito bancario.

No, non sarà così.

Hai due scelte: la prima è quella di frignare su facebook, la seconda quella di agire.

In questo blog, se sei un imprenditore o persona che gestisce un’azienda, trovi alle “risorse gratuite” 45 guide negoziali, strumenti operativi con oltre 2.500 pagine di consigli professionali gratuiti sul come ottenere credito da una banca.

Devi solo fare una cosa, e farla ora: registrarti e cominciare a scaricare le guide gratuite e studiare come gira il mondo.

Perché, in quel mondo, nel tuo mondo, farà presto molto freddo e si salverà soltanto chi si sarà procurato, da solo, la legna da ardere.

Buona crescita.

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