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Perche’ la finanza non ci fara’ uscire dalla crisi

Un articolo di Valerio Malvezzi

Scrivo questo articolo in un giorno normale e al contempo per me particolare.

Quanto segue e’ cio’ che penso del rapporto tra finanza e politica e che ho discusso con un amico esperto di trading e mercati, Massimo Crippa.

Lo faccio perche’ sono stanco, come uomo di finanza, di girarmi da qualunque parte e leggere falsita’, vedere programmi che ingannano la gente, ascoltare cose che servono, deliberatamente, a tentare di ottenebrare la mente di milioni di persone.

Non pretendo di aver la verita’ in tasca.

Soltanto, so due cose: di non essere pagato da alcuno per scrivere e di volere liberamente condividere con altri esseri umani un pensiero libero, in un mondo in cui – a quanto pare – pensare in modo diverso dal gruppo ti fa immediatamente tacciare di incompetenza, se non di eresia.

Lo faccio ben volentieri, se questo e’ il rischio calcolato.

Ben maggiore, infatti, sarebbe tacere, di fronte a cotanta protervia, spacciata per verita’.

Ma andiamo con ordine.

 

TUTTO VA A GONFIE VELE

Naturalmente, se non fai parte della ristretta elite finanziaria che governa il pianeta, solo a leggere il titolo di questo paragrafo e pensando alla tua famiglia avrai provato irritazione.

Cosi’ non e’ – lo sanno gli esperti di finanza – nello scenario di medio termine.

Eppure, non passa giorno che provino a confonderti le idee, nella maggior parte dei casi senza riuscirci. Molte persone ritengono invece che “se lo ha detto il telegiornale e’ la verita’”. In questo articolo leggerai una versione diversa, sicuramente contestata da molti sedicenti esperti per il linguaggio che usero’, semplice e diretto.

Semplicemente, il mio linguaggio e’ inclusivo e non esclusivo perche’ voglio farmi capire, da chiunque.

Quindi, so benissimo che il giorno dopo che avrai letto il mio articolo ci sara’ un solone che citera’ l’ultimo dato dei consumi o il dato della disoccupazione che e’ migliorata dello zero virgola qualcosa.

So anche che quando io parlero’ di tassi a zero ci sara’ l’esperto di turno che dira’ che la FED americana sta pensando di alzare i tassi. Ti dicono che e’ per la ripresa. La verita’ e’ che lo fanno perche’, se non rialzano di qualcosa, dato che siamo a zero, come possono intervenire alla prossima crisi?

Perche’ e’ nell’aria e loro lo sanno; non e’ questione del se, ma del quando.

Coi tassi a zero le banche centrali non hanno quasi piu’ manovra.

Sono come una grande nave in secca.

So benissimo che ci sara’ l’esperto di turno che obiettera’ il mio testo e scrivera’ dell’imminente manovra di Draghi, il cosiddetto QE2 (quantitative easing 2), che promette miracoli per l’economia. Ma si’, queste cose le so e mi annoiano, perche’ tentano di ingannare la gente sui grandi temi di fondo.

Come se le banche centrali non si parlassero. Come se non avessero gia’ deciso il ruolo in commedia. Come se non sapessi che sono accordi finanziari internazionali per i quali se la FED americana alza i tassi, allora la BCE europea potrebbe stare a guardare o fare una seconda manovra piu’ morbida, mentre se la FED rimanda ancora Draghi sara’ costretto a intervenire con un nuovo QE (manovra monetaria espansiva) piu’ duro.

Qualcuno scrivera’ che questo articolo e’ disfattista, impreciso, troppo semplicistico.

Scegli tu se credere alla televisione o a quel che leggerai qui.

Io ti dico che la FED americana probabilmente ritocchera’ di poco, magari di un +0,25% i tassi (nell’articolo ti spieghero’ che molto di piu’ non puo’ fare) e che l’Europa probabilmente agira’ di conseguenza. Succedera’ che i mercati sono vasi comunicanti, che la Cina ha recuperato dalla crisi borsistica estiva e che della Grecia per un po’ non si parlera’, fino alla prossima sicura crisi.

Ti dico anche che nelle prossime settimane o mesi questo articolo sara’ attaccato da chi citera’ la ripresa della borsa, i dati che miglioreranno un po’. Io stesso non escludo affatto un rally borsistico, cioe’ un recupero dei mercati, una finestra rialzista da qui a fine anno per far quadrare i bilanci, o magari fino a marzo dell’anno prossimo.

Aggiungo che non mi interessa questa visione di breve termine.

Qui non leggerai le notizie volte ad addormentarti la mente ma un ragionamento di fondo sul fatto che siamo in una bolla, non solo finanziaria, ma culturale. Leggerai perche’ il debito e’ un vero e al contempo falso problema e di come l’unica soluzione utile, quella di far crescere il PIL, non sara’ seguita da nessuno, mentre tutti si affanneranno a raccontarti che bisogna tagliare la spesa, per far scendere il debito.

Leggerai del motivo per cui si fanno queste manovre e di come queste condizioneranno in modo effimero, nel breve termine, gli scenari economici, ma di come non potranno modificare, nel lungo termine, una situazione di miseria, deliberatamente accettata e calcolata.

Non perche’ la finanza non sia capace a risolvere i problemi.

Perche’ non ha alcun interesse a farlo.

Questa e’ la mia tesi che andro’ ora ad argomentare: sarai libero di credere a cio’ che vorrai, a queste idee eretiche o al mantra mediatico che ogni giorno, da ogni parte, tentera’ di convincerti del contrario.

 

LA RIPRESA E LA BOLLA DI SAPONE

Ormai anche il nostro Presidente della Repubblica ci racconta che siamo in ripresa, che la crisi ormai e’ alle spalle. Da quasi un anno io scrivo su questo blog che, se la ricetta e’ quella cucinata dal nostro governo, al pari di quelli precedenti, non ne usciremo.

Per capire che non ne usciremo con la politica di austerita’, di tagli della spesa pubblica e di soldi tolti agli imprenditori, ai professionisti, alle partite IVA, agli stipendi, alle pensioni e alla sanita’ occorre alzare lo sguardo e vedere cosa succede intorno a noi, fuori dall’Italia.

La verita’ non detta e’ che viviamo in una enorme bolla di sapone.

I mercati finanziari sono annegati li’ dentro.

Tutti, infatti, sono immersi nella stessa vischiosa, immensa, illogica bolla. Lo abbiamo visto nei mesi scorsi con la vicenda vergognosa della gestione di quattro isolette dell’Egeo che hanno dato al mondo i piu’ grandi valori, a partire dalla filosofia e dalla politica, e milioni di loro abitanti trattati come pezzenti. Lo abbiamo visto poi con la Cina, paese neo capitalistico che per difendere la valuta ha venduto treasury.

A fronte della vendita del treasury cinese, e’ successo in questa assurda bolla che sono scese le borse ma e’ aumentato il treasury americano. A fronte di questo pazzo mondo finanziario, si sta scoprendo ormai quello che io scrivo da tempo e cioe’ che le politiche finanziarie centrali sono, sostanzialmente, inefficaci.

 

LE BANCHE CENTRALI

Prendiamo la Fed americana.

Perche’ non ha ancora alzato i tassi?

V’e’ chi dice per il problema Cina, altri per il problema Brasile. C’e’ sempre qualche problema esterno, ma la gente non comprende cosa c’entri.

Eppure, basterebbe spiegare in modo semplice le cose alla gente.

Quindi, l’economia e’ interconnessa in una bolla di sapone e le banche centrali non alzano i tassi per non creare problemi a cascata su se’ stesse e sul loro Paese, laddove creditore.

Il problema e’ che mentre i mercati emergenti hanno i loro problemi, il mercato mondiale e’ ormai una bolla finanziaria: la bolla rischia di scoppiare in una deflazione.

Da sette anni ormai ti dicono che le banche centrali stanno sorvegliando la crisi e la controllano. Il loro controllare significa, in sintesi, abbassare i tassi e stampare moneta. Come risultato di questa fallimentare politica puoi notare oggi cio’ che solo gli addetti ai lavori sanno.

Non e’ un caso che la politica monetaria sia fallimentare, e’ cosa voluta.

Nello stesso statuto della BCE volutamente e’ stata impedita la possibilita’ di diventare il cosiddetto “prestatore di ultima istanza”. L’assenza di ruolo di “finanziatore di ultima istanza” per gli investimenti produttivi necessari non consente manovre dirette sul tessuto economico, ma indirette sulla banche commerciali.

Non e’ vero che nelle banche commerciali non ci sono soldi. Ci sono troppi soldi.

Non sanno piu’ dove metterli (e infatti sono finiti in buona parte in titoli governativi).

Per essere piu’ precisi, le regole internazionali che si sono dati impediscono di dare questi soldi all’economia reale se non a ristrette condizioni, con il risultato che ad esempio in Italia si sono spostati gli asset delle banche dagli investimenti nelle imprese agli investimenti nei titoli del debito pubblico.

La verita’ e’ che l’economia non risponde alla massiccia iniezione di moneta.

Non funziona: cosi’ non si va da nessuna parte.

I mercati hanno paura perche’ sanno che questa politica e’ un trucco, un bluff, un inganno.

Ormai, perfino la stessa BCE ha ammesso che il dichiarato obiettivo di rilanciare l’inflazione e’ fallito.

 

LA RIPRESA

In questa situazione abbiamo avuto nei mesi scorsi situazioni estremamente favorevoli. Tre in particolare: il Quantitative Easing di Draghi (la politica inflattiva), il cambio favorevole tra euro e dollaro e il costo del petrolio ai minimi storici.

Da mesi io scrivevo che sbandierare una ripresa in questa situazione poteva essere non solo illusorio, ma irresponsabile. Eppure, continuano vanamente a tentare di prenderti in giro.

Lo fanno incuranti della Cina che svaluta, della crisi in Brasile, del conflitto in Siria. In questa situazione ti raccontano che tutto va bene sul lato dei consumi e dell’occupazione, quando Unicredit annuncia esuberi di diecimila persone e la stessa Deutsche Bank di venticinquemila (solo per citare il settore bancario, che tutti pensano erroneamente essere in utile).

Il punto che non ti spiegano e’ che in realta’ gli effimeri dati positivi di questi mesi derivano da un contesto internazionale precario, da una piccola finestra positiva. Ti spaventano paventando il problema del debito.

Il debito non e’ un problema nella misura in cui e’ legato a una produzione reale di beni. Lo diventa se e’ legato all’effimero, alla loro bolla.

Mi riferisco ai derivati, alle cartolarizzazioni, ai pezzi di carta.

Non e’ quindi il singolo mercato (Grecia, Italia) a far paura, ma il collegamento di ogni singolo mercato con l’intera bolla di sapone.

Siamo tutti legati, perche’ negli ultimi decenni grazie a un’economia liberista, fiduciosa ciecamente nei mercati e nella finanza, ci siamo riempiti di carta priva di valore.

Lo hanno fatto anche gli Enti e le Istituzioni, perfino gli Enti locali.

Anzi, proprio a causa dei liberismo e della fiducia cieca nel libero mercato, ci ritroviamo un modello economico mondiale schiavo dei mercati finanziari, grazie a piu’ che trentennali politiche di deregolamentazione finanziaria.

Quindi, non ti dicono la verita’ e cioe’ che le banche centrali nelle loro manovre monetarie non stanno facendo altro che comperare una cosa.

 

COSA COMPRANO LE BANCHE CENTRALI?

Da sette anni ti senti dire ogni sera dal telegiornale le stesse cose: che la situazione e’ quasi sotto controllo, che siamo in ripresa, che riprendono i consumi e l’occupazione, che i dati sono effimeri ma che – stai tranquillo – l’anno prossimo la ripresa sara’ netta.

Una cosa comperano in modo disperato, perche’ hanno bisogno che tu stia in silenzio: tempo.

Comperano tempo.

Nel mentre, quindici banche sono sotto osservazione, i rischi di insolvenza sono non trascurabili e dire che tutto va bene da parte delle massime autorita’ italiane (dal Presidente della Repubblica in giu’) non e’ solo assurdo: e’ – lo ripeto – irresponsabile.

In realta’ comperano tempo perche’ il modello non funziona.

Non e’ una malattia italiana o europea ma mondiale, perche’ il modello liberista ha ormai condizionato l’economia globale.

Quando uso il termine bolla, io non parlo di bolla solo finanziaria.

No.

E’ una cosa molto piu’ grave: io parlo di bolla culturale. Se fosse solo un problema di banche, direi che sarebbe solo un problema di scorretta allocazione delle risorse. Invece, e’ un problema di plagio.

Hanno plagiato le menti di miliardi di persone.

La lotta che si combatte ormai da decenni e che ha visto una parte vincente e una perdente e’ tra la visione hard e soft dell’economia. La mia e’ la visione hard ed e’ quella perdente. Io credo nella produzione, nell’economia reale, nel sudore nei campi e nelle merde di vacca nei prati.

Ha vinto la visione soft, quella del marketing e della finanza, del “volano”, della leva finanziaria, dei pezzi di merda umani nei mercati finanziari.

Siamo entrati in un modello economico in cui il contenitore (marketing, finanza) conta di gran lunga di piu’ del contenuto (prodotto, qualita’, salute).
La bolla non e’ altro che una conseguenza di questo generale lavaggio del cervello.

 

IL LAVAGGIO DEL CERVELLO

Sono stati bravi a far credere che sia solo un fatto di finanza, quando e’ un fatto di cultura, di visione della vita su questo pianeta.

Sono stati bravi a far credere che i soldi stampati dalla BCE sarebbero serviti alle famiglie e alle imprese, quando invece servivano a salvare le banche, che a loro volta hanno salvato (a caro prezzo) gli Stati.

Gli stessi Stati che si sono esautorati a vantaggio dei banchieri del controllo dell’unico bene necessario a tutte le imprese del mondo: la moneta.

Sono stati bravi perche’ in questi anni difficili molti milioni, miliardi di persone hanno perso diritti, lavoro, salute e sicurezza economica, ma pochissime migliaia hanno guadagnato tantissimi soldi.

Sono stati bravi a ingannare la gente.

Ma alla fine serve loro tempo, perche’ ora qualcuno come me comincia a scrivere in termini semplici e cosi’ facendo a dare fastidio, perche’ poi tante altre persone leggono, comprendono cose semplici e condividono. Questo da’ molto fastidio, perche’ avvicina il momento della resa dei conti.

Se tutto e’ un bluff, se tutto e’ una immensa bolla culturale, alla fine chi paghera’ il conto?

 

LA GRANDE BALLA DEL DEBITO

Il problema non e’ il debito in se’ (guardate il debito del Giappone) ma il rapporto tra il debito e il PIL reale, tra il debito e quello che si produce.

Quindi, c’e’ debito e debito.

In questi giorni discutevo con l’amico Piero Di Florio e si conveniva sul fatto che la seconda guerra mondiale e’ stata la sconfitta delle politiche di gestione liberista dell’economia e degli shock macroeconomici. Tuttavia mentre il mondo andava trasformandosi grazie a quella fase di capitalismo espansivo che duro’ fino alla fino degli anni ’70 del novecento, una ristretta cerchia finanziaria, ceti possidenti e grandi trust finanziari hanno organizzato in modo silente il cambiamento del modello economico.

I nostri genitori si sono goduti un modello di progresso e sviluppo sociale ed economico nel periodo della tanto vituperata “liretta”, quando con inflazione a due cifre eravamo mediamente piu’ ricchi di oggi. In quel periodo, pensatori europei andavano pianificando con l’aiuto di intellettuali (quali Lippman, Shuman, Monnet ed altri) cambiamenti epocali di cui l’euro e’ solo l’ultima tappa.

In Europa, come negli Stati Uniti prima, la vera battaglia – che hanno vinta – e’ stata l’esautorare dal controllo degli Stati il controllo della moneta.

Molti difensori dell’Euro e delle attuali politiche monetarie europee tentano di confondere le persone ricordando ai cittadini italiani meno giovani che in Italia avevamo una inflazione a due cifre, con la tanto criticata lira. Ricordo a loro – incidentalmente e per completezza di informazione – che nei primi anni ’80 eravamo anche il primo paese al mondo come tasso di risparmio pro capite pari al 25% dei redditi.

E oggi ti pare succeda ancora?

Oggi, in questa situazione, con una mano si stampano soldi da dare alle banche e con l’altra si chiedono alle stesse banche requisiti patrimoniali pazzeschi per erogare credito alle imprese, si chiede allo Stato il pareggio di bilancio, si chiede di non superare il rapporto di uno a uno tra debito e PIL e poi, a livello mondiale, si ammette che ci sia un maxi debito di natura finanziaria completamente disancorato dal mondo reale (per effetto delle cartolarizzazioni), un debito pari a oltre 50 volte il prodotto interno lordo del mondo.

Non ti pare che qualcosa non torni?

Cio’ che serve per i cittadini (sanita’, spesa pubblica, ecc.) va rigorosamente controllato, tagliato e ridotto ma cio’ che serve per operazioni speculative e’ fuori da ogni controllo.

Capisci ora che con questa storia del debito ti stanno ingannando da decenni?

Vivi in un mondo che e’ una grande bolla in cui ti raccontano una grande balla.

 

CHI PAGA IL CONTO

Il problema e’ uscirne.

In presenza di un maxi inganno del genere, con un maxi debito disancorato dal mondo reale, se ne esce in pochi modi.

O ristrutturi il debito e fai saltare i risparmi, oppure rilanci l’economia per creare un piu’ equilibrato rapporto con il debito sottostante. L’alternativa e’ creare una serie di piccole guerre ad hoc (quel che sta succedendo).

Il vero problema e’ che se hai una azione di una impresa, hai in mano un valore sottostante reale. Se invece hai in mano un derivato, cosa possiedi?

Questo condurra’ nei prossimi anni a un cambiamento epocale nella stessa cultura finanziaria. Gli stessi fondi, per loro natura avversi in teoria al rischio, dovranno assumere posizioni short se il mercato sara’ contro, in fase di orso, in fase di recessione.

Ecco perche’ tutte le manovre di Draghi del mondo non possono fare altro che spostare in la’ il problema, come io scrivo da tempo.

Anche perche’, dato che per le ragioni spiegate non possono alzare i tassi e non vogliono cambiare modello economico, ma anzi insistono nel liberismo e nel taglio della spesa pubblica, non se ne puo’ uscire.

Quando finira’ questa crisi? – mi chiedono spesso.

Mai. – e’ la mia risposta.

Perche’ non e’ una crisi, e’ un cambiamento, deliberato e pianificato, di modello economico, per spostare benessere e ricchezza nelle mani di pochi, pochissimi.

Al di la’ delle manovre delle banche centrali, a livello nazionale la politica continua a varare riforme recessive che, per definizione, non possono dare luogo a nessuna ripresa, perche’ vanno solo in senso pro ciclico. Rimane quindi solo il ruolo delle banche centrali che potrebbero in teoria alzare i tassi.

Non possono alzare di molto i tassi, perche’ ormai il gioco e’ enorme.

Del resto, ragiona con un semplice esempio.

Comprendi perche’ non possono alzare i tassi?

Alzare i tassi sarebbe un fatto necessario per far ripartire l’economia, ma non si puo’. Non lo dico io ma la realta’, al punto che da 7 anni non vediamo altro che una manovra di contenimento, di spostamento del problema, di rinvio, con consecutivi abbassamento dei tassi fino allo zero.

Di piu’, ormai, non possono fare.

E quel che hanno fatto finora e’ inutile.

Ci vuole la politica.

 

FINANZA E POLITICA

A me viene da sorridere quando quattro moralisti su facebook si scatenano contro il politico di turno, reo di non avere specchiata moralita’. Di solito quei moralisti sono anche i dipendenti pubblici che timbrano il cartellino in mutande e tornano a dormire.

La gente non ha capito che la politica serve, eccome.

Quel che serve e’ togliere il potere alla finanza per ridarlo alla politica.

Negare questa realta’ ha senso solo per coloro che sono cosi’ ottenebrati dalla comunicazione di regime da ritenere che la politica sia una cosa sporca perche’ qualche politico ha rubato. La politica, la gestione della cosa pubblica, e’ la piu’ grande invenzione dell’antichita’. Negarlo sarebbe come dire che dobbiamo negare la giustizia perche’ alcuni giudici sbagliano o negare la sanita’ perche’ qualche medico fa morire il paziente.

Certo, e’ pleonastico dire che il politico deve essere onesto. Non e’ un valore l’onesta’: e’ un requisito.

Tuttavia, se non si comprende quel che e’ successo a livello mondiale, alzando lo sguardo, staremo sempre a discutere di ladri di polli nel nostro cortile.

A livello mondiale e’ successo che la politica e’ stata esautorata del potere di controllare la moneta e quindi la finanza.

La mancanza di produzione che ne e’ derivata, di risorse per l’economia reale, l’eccesso di fiducia nei mercati, nel liberismo, nel marketing e nella burocrazia ha fatto il resto.

In questo scenario, qualcuno ingenuo potrebbe pensare che solo un folle, un malato di mente potrebbe trovarsi a proprio agio.

Non e’ cosi’.

Coloro che hanno vinto la guerra sul modello economico ci sguazzano. In questi anni, mentre tu e la tua famiglia diventavate piu’ poveri, indubitebilmente qualcuno si e’ enormemente arricchito, perche’ un modello economico basato sul rigore, sul sacrificio, sulla scarsita’ di risorse e sulla disoccupazione potenzia all’infinito il potere di chi detiene il denaro e il controllo monopolistico della moneta.

Come la sanguisuga si ciba del sangue dell’ospite, che va prelevato in dosi non tali da ucciderlo, cosi’ questa crisi verra’ portata per le lunghe, perche’ si possa riformare il sangue e drenarlo all’infinito.

 

LA VIA DI USCITA

Comprendo che non sia piacevole leggere queste cose.

Naturalmente, se vuoi una realta’ piu’ dolce puoi sempre ascoltare la televisione di regime e i discorsi delle nostre massime cariche istituzionali, che tanto hanno a cuore i tuoi problemi e usano parole piu’ morbide, positive e ottimiste delle mie.

La verita’ e’ che non si uscira’ da quel grande inganno, da quella enorme bolla, se non ci sara’ una presa di consapevolezza da parte della gente comune, se tante persone non cominceranno a ribellarsi, a usare la rete per condividere questi modi di vedere le cose e a divulgarle liberamente, superando le barriere della falsa informazione.

La soluzione e’ abbandonare questa strada, quella del liberismo, della austerita’, del sacrificio, del taglio della spesa pubblica, del rigore, della sofferenza inutile e deliberata delle persone.

Quella strada, che e’ la strada di un’europa della moneta e non dei popoli, e’ solo la strada della finanza e fara’ arricchire di tanto pochi a vantaggio della sempre maggiore disoccupazione e disperazione di molti.

E’ una strada segnata, poiche’ esiste una correlazione tra disoccupazione e inflazione.

La strada alternativa e’ quella che vogliono nasconderti e che ha consentito lo sviluppo di un modello sano di capitalismo, non finanziario ma produttivo, nel secolo scorso. E’ la strada della produzione, dell’industria moderna e dell’ambiente, e’ la strada dell’esportare cibo e non armi, e’ la strada della lotta all’inquinamento, e’ la strada delle nuove tecnologie sviluppate per fare star bene miliardi di persone.

Esistono gia’ quelle tecnologie e molte altre possono essere studiate, dirottando risorse.

Si puo’ uscire dalla bolla finanziaria solo uscendo da questa bolla culturale.

E’ la via dell’investire nuovamente sul progresso tecnologico pacifico, sui materiali, sull’energia, sul verde. Significa pero’ non piu’ esportare guerra ma esportare conoscenza.

Significa un altro modello di globalizzazione non basata sulla neo colonizzazione, sulla dominazione, sulla prevaricazione del piu’ forte sul piu’ debole mediante il controllo della conoscenza e della finanza. Al contrario, significa un modello di effettivo scambio tra paesi ricchi e poveri volti a livellare le differenze per condividere la crescita, non ad acuirle per speculare sulla miseria.

Oggi le multinazionali estraggono petrolio, oro, argento e metalli preziosi, mantenendo nella poverta’ interi Paesi.

So che puoi fregartene, perche’ ti puo’ sembrare un problema lontano, di altri. Non lo e’ se rifletti sul fatto che il disegno che ti ho descritto in questo articolo e’ volto a portare anche in Europa, anche in Italia, lo stesso modello di prevaricazione.

Credi sia un caso che in Europa si stia assottigliando la classe media e si stiano polarizzando le fasce sociali tra pochissimi ricchi e moltissimi poveri?

E’ lo stesso modello deliberatamente esportato in tutto il mondo che necessita la polarizzazione dei contrasti perche’ si basa su un modello di scarsita’ e monopolio nel controllo di una risorsa: il denaro.

Ecco perche’ io non credo alla ripresa economica: poiche’ non si puo’ uscire da un modello studiato per ingabbiare le persone come criceti in gabbia.

Non se ne uscira’, perche’ deliberatamente vogliono che tu continui a sacrificarti per loro, per tutta la vita.

Parlandoti di debito, di sacrificio, di risparmio, di tagli degli sprechi, di riduzione della spesa, ogni giorno ti inculcano la convinzione che continuando a spingere quella ruota prima o poi uscirai dalla tua situazione.
In realta’ sono anni che ti raccontano queste cose.

La via di uscita e’ solo la consapevolezza. Se tante persone condivideranno questi pensieri, cominceranno liberamente a farli circolare, allora qualcosa cambiera’.

Perche’ si possono tenere piccole masse di persone nell’ignoranza per molto tempo oppure grandi masse per poco tempo.

Ma non si puo’ celare la realta’ a centinaia di milioni di esseri umani per decenni, come stanno facendo.

La via di uscita e’, come prima scelta, collocare la finanza al servizio dell’economia, e non viceversa.

La via di uscita e’, come seconda azione, ricollocare l’economia al servizio della politica, e non viceversa.

Poiche’ gli organi di informazione sono per lo piu’ al servizio di chi ha i soldi, cercano di ottenebrarti il cervello tentando di farti odiare un nemico che non esiste o che e’ solo un paravento.

La politica deve tornare a dominare il mondo, sostituendosi alla finanza.

Lo affermo perche’ quando ho parlato di banche centrali ho dato per scontato una cosa: che sia chiaro al lettore il fatto che la moneta non sia data e che le banche centrali non posseggono enormi serbatoi di banconote ma la creano dal nulla. La questione del controllo democratico della moneta allo scoperto e’ il tema del secolo, poiche’ va svelata la truffa principe secondo cui “non ci sono i soldi”.

La finanza non ci fara’ uscire dalla crisi semplicemente perche’ non e’ suo interesse farlo.

Ecco perche’ io penso che la via di uscita sia la consapevolezza su questa verita’ da parte della gente e la sua ribellione, volta a ridare il vero potere alla politica (che in democrazia possiamo controllare) e non piu’ alla finanza (su cui non abbiamo nessun controllo).

Tanti, troppi, si scagliano ingenuamente contro i politicanti starnazzanti nel proprio cortile, non comprendendo che perfino i presunti grandi del mondo hanno perso il vero potere, cioe’ il controllo della moneta, che a sua volta condiziona l’economia. Servono statisti che lavorino per il bene di chi li ha eletti, non dipendenti che obbediscono agli ordini del padrone che li paga.

Perche’ a me non rasserena per nulla immaginare che l’uomo piu’ noto al mondo, Obama – per dire – sia solo il cameriere di un oscuro proprietario di miniere del Brasile.

Alcuni sostengono infine che un politico debba avere competenza e onesta’.

Certamente, ma io credo che siano requisiti necessari, non valori premianti.

Dovrebbe essere scontato che sia cosi’, non fatto straordinario.

Per risolvere il vero, epocale problema delineato in questo articolo, tuttavia, tali requisiti necessari – oggi ritenuti quasi straordinari – non sarebbero comunque sufficienti.

Possono bastare per avere dei buoni politici. I buoni politici tuttavia non saranno mai in grado di opporsi a un disegno perpetrato con grande tenacia, sottile maestria e indubitabile competenza dai grandi finanzieri, che infatti hanno tolto in pochi decenni ai politici il controllo del principale strumento di governo nella storia dell’economia: la moneta.

Serve qualcosa di davvero straordinario, serve non un politico ma uno statista.

Il requisito fondamentale di uno statista non e’ aver competenza od onesta’, che si danno per cose scontate. Uno statista ha qualcosa che non si impara sui libri e non si rispetta per paura dei tribunali, ma qualcosa di profondo, di ancestrale. Ha qualcosa che viene da dentro, che si possiede o meno.

Si chiama coraggio.

Avere coraggio non e’ da tutti poiche’ vuol dire avere cuore.

L’etimologia latina della parola, che deriva da “cor” (cuore) e dal verbo “habeo” (ho), significa letteralmente avere il cuore.

Tanto ne servira’ a qualcuno che, un giorno, dovra’ trovare da qualche parte, dentro di se’, l’enorme coraggio di opporsi a questo modello economico, mettendo in conto di rischiare (come e’ successo storicamente in passato a chi lo ha fatto) la propria vita. Tanto ne servira’ per comunicare al mondo che e’ finita l’era nella quale gli interessi primari di cosi’ tanti sono asserviti ai profitti di cosi’ pochi.

E’ lontano, quel giorno, ma verra’.

Quello sara’ un giorno triste per pochi banchieri e un giorno radioso per l’umanita’.

 

Buona crescita.

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  1. Valerio Malvezzi ha detto:

    Il commento del lettore Piero Di Florio è, di gran lunga, il migliore che io abbia letto in questo blog, finora.
    Con poche parole, senza scadere nelle opinioni politiche, ha riassunto con competenza, rigore e parsimonia lessicale quasi 40 anni di storia economica.
    I miei complimenti.

  2. Piero Di Florio ha detto:

    Ringrazio il Dott. Malvezzi per la menzione.
    Riuscire a spiegare e, quindi, far capire alla gente, che non ha alcun interesse per questi temi, che tutto ciò che di economia gli è stato raccontato almeno negli ultimi 35 anni è “totalmente falso” (usando l’espressione di F. D. Roosevelt del lontano 1941 sul Potomac) è difficile, soprattutto quando a dire che il Re è nudo non sono poi così tanti.
    E’ pur vero che negli ultimi anni il dibattito quantomeno sulla moneta unica si è animato abbastanza rispetto al passato quando invece era praticamente tabù, ma il “pensiero unico in economia” ha già trovato la soluzione: mettere la sordina a quei pochi che svelano le menzogne neoliberiste, mentre agli economisti liberisti e a tutti gli intellettuali organici del sistema viene posta una cassa di risonanza dal potenziale distruttivo.
    E’ difficile, ci vorrà molto tempo, coscienza di classe e coraggio da parte del popolo ma con un analfabetismo funzionale del 47% diventa quasi utopia.
    Speriamo che articoli come questo, scritti con una chiarezza e semplicità estreme, possano aiutare sempre più persone a conoscere non dico la verità assoluta, la scienza economica non é neutra e non può fare gli interessi di tutti (in questo momento infatti fa gli interessi dell’1% più ricco), ma se non altro ad acquisire la consapevolezza che tutto ciò che di economia ci viene raccontato attraverso il sistema mediatico è falso.
    Se il mercato, che è uno sregolatore dell’economia e non un dio assoluto, è riuscito a provocare i disastri che tutti abbiamo visto e vissuto sulla nostra pelle è dipeso esclusivamente da politiche trentennali di deregolamentazione finanziaria, oltre a quelle borsistiche e valutarie. Fu Reagan che nei primi anni 80, sostenuto dai lobbisti finanziari, deregolamentò il circuito bancario dando inizio alla commistione tra credito e finanza.
    Per quel che riguarda gli aspetti politici vorrei aggiungere la seguente riflessione: se alla classe politica della prima repubblica (corrotta e clientelare quanto si vuole…ma sovrana a casa propria) è stata sottratta la possibilità di decidere gli investimenti pubblici (cioè la funzione più importante) – attraverso il famigerato “divorzio” del 1981, era inevitabile che quella successiva sarebbe stata peggio della prima, essendole rimasta solo la possibilità di decidere le poltrone.
    Il problema è chiaramente legato alla volontà politica, discorso nel quale non mi addentro trovandomi su un blog di economia. Mi limiterò a dire solo questo: ognuno deve fare la propria parte, ognuno ha il dovere di informarsi dal momento che viviamo in una finta democrazia dove il valore principale, quello dell’informazione, è stato violentato e fatto a pezzi da tanto (troppo) tempo.
    Consapevolezza, coscienza di classe e coraggio.

  3. Valerio Malvezzi ha detto:

    grazie lettore sir stephen del tuo contributo.
    di quanto ancora crescerà la bolla lo diremo in altro articolo.
    cordialmente
    valerio

  4. Sir Stephen ha detto:

    bello, interessante, istruttivo, ma fino a quando può crescere una bolla? fino a quando la gente magistralmente indottrinata, compererà dei jeans strappati per 200 euro e gli agricoltori riceveranno per il loro latte 36 centesimi al litro? al telegiornale hanno detto che si lamentano per una diminuzione di pochi centesimi, da 40 a 36, si sono “dimenticati” di dire il calo in percentuale 10% togliamo da qualunque stipendio il 10% in un colpo solo e poi voglio vedere se la gente non scende in piazza, per la verità in maniera subdola lo stanno facendo stanno togliendo valore a tutte le cose che sono reali, lavoro, prodotti, materie prime, e dando valore a cose che per quanto interessanti non sono reali, grande fratello, partite di calcio, l’ultima up sul telefonino, come ho detto prima speriamo bene, ma se qualcuno si rende conto che una patata di tulipano non vale quanto un mulino a vento, ne vedremo delle belle, prepariamoci al peggio
    cordialmente Ilario