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Perché gli italiani sono diventati poveracci

Un articolo di Valerio Malvezzi e Alberto Bastiani

Uscimmo dalla seconda guerra mondiale con una situazione di un paese agricolo in forte arretratezza sociale e culturale, un popolo ridotto alla fame.

Poi, ci furono decenni di investimenti, politiche economiche espansive, la ripresa economica e quindi il boom economico, che attraverso’ il nostro Paese all’incirca dagli anni 50 agli anni ‘70.

Negli anni ’80, prima dell’entrata nel Sistema Economico Europeo di cui abbiamo trattato in altri articoli del Blog WIN the BANK, il nostro Paese era diventato una potenza industriale che faceva paura ad altri Paesi, primi tra tutti la Germania.

Sembrava che l’Italia fosse il Paese del “bengodi”, un mondo in festa.

Oggi, a distanza di circa tre decenni, molti italiani sono ridotti cosi’.

Pensi che stiamo esagerando?

Ormai da anni, ogni anno, il governo e le Istituzioni della Repubblica ai massimi livelli promettono che “usciremo dalla crisi” e che “la ripresa e’ dietro l’angolo” e “quest’anno si invertira’ la tendenza”.

Frasi vuote.

Promesse prive di ogni fondamento economico per un popolo ormai disilluso, mortificato e rassegnato.

La verita’ e’ un’altra: siamo diventati dei poveracci.

Ecco i dati oggettivi che fotografano impietosi la societa’ italiana, come siamo stati ridotti, e una spiegazione, soprattutto, del perche’. Partiamo dal vedere la realta’: siamo dei poveracci?

Si’, ci hanno ridotto come dei poveracci, dei disperati, dei miserabili.

 

DATI UFFICIALI DELLA POVERTA’ IN ITALIA

Non stiamo affatto esagerando, purtroppo.

Da un recente rapporto Istat risulta che, nel corso del 2015, il 28,7% delle persone residenti in Italia sia a rischio poverta’ o esclusione sociale.

Te lo diciamo in modo diverso, piu’ evidente: ci hanno ridotto alla fame.

 

Quasi 1 italiano su 3 si trova in una

di queste condizioni:

1. rischio di poverta’,

2. grave mancanza materiale,

3. bassa intensita’ di lavoro.

 

Stiamo esagerando?

Niente affatto: sono dati ufficiali e definizioni ufficiali.

Dalla definizione di poverta’ attribuita dall’Eurostat, quindi, risulta che i soggetti in difficolta’ non abbiano salari adeguati o non siano neppure in grado di avere un’occupazione stabile. Ma cosa diavolo e’ successo negli ultimi anni, e perche’?

La situazione e’ notevolmente peggiorata dal 2004 ad oggi, per quanto concerne la poverta’ complessiva.

Non sono affatto pochi casi come qualcuno tenta di minimizzare; considera che stiamo parlando di MILIONI di persone, milioni di italiani.

Ti stiamo parlando di dati ufficiali di fonte ISTAT, e di variabili gravissime:

  • Rischio di poverta’
  • Rischio di poverta’ ed esclusione sociale
  • Bassa intensita’ lavorativa
  • Grave privazione materiale

Il grafico che segue mostra lo spaccato dell’Italia nell’era dell’Euro, che dimostra come, da oltre 10 anni, le promesse dei vari governi sono inconcludenti. Non solo non vi e’ stata nessuna ripresa ogni anno annunciata, ma la situazione e’ in continuo peggioramento.

La gente nell’era Euro, in Italia, ha sempre piu’ fame.

Fonte: Istat

Se nel Nord si registra un calo del numero di persone a rischio poverta’ (17,4%), al Centro questa percentuale e’ pari al 24%, e soprattutto al Sud aumenta, con valori che salgono al 46,4%.

 

In sostanza al Sud Italia,

dopo quindici anni di era Euro…

…un italiano su 2

e’ a rischio poverta’!

 

Ah ma questa e’ una vostra libera e strampalata opinione! – protestera’ l’europeista convinto.

Libera certamente, ma niente affatto infondata; basti leggere il Prof. Nino Galloni, uno dei massimi economisti italiani, che fu testimone oculare di quegli avvenimenti (peraltro, Nino Galloni sara’ uno dei relatorial corso che terro’ sul tema Start up a febbraio 2017).

Vediamo se e’ vero.

 

UNA STORIA DIMENTICATA

Entrammo in Europa per volere dei Francesi, anche se la gente non lo sa.
Fu una decisione di due Francesi, uno a Parigi e l’altro a Bruxelles: Mitterand e Delhors. Essi tramarono con l’allora capo della Germania, Kohl, perche’ temevano che la Germania unita dopo il crollo dell’Unione Sovietica sarebbe diventata piu’ grande della Francia stessa.

Si sa, i francesi sono sempre molto attenti alla (propria) grandezza.

E cosi’, la Germania faceva ombra.

Fu questa storia all’origine del compromesso sulla moneta. La Germania doveva abbandonare la propria moneta (marco tedesco) in cambio di una nuova moneta che sarebbe stata costruita attorno al marco tedesco; l’Euro.

Ah, ma in un sistema di cambi fissi chi avrebbe perso piu’ di tutti gli altri?

Un Paese certamente avrebbe perso piu’ ricchezza di tutti gli altri big industrializzati della fine degli anni ‘80: l’Italia.

Andava bene a tutti questa soluzione.

Anche agli italiani che ci vendettero per le loro carriere personali.

Con quali magnifici risultati per il popolo italiano?

Eccoli.

 

GLI EFFETTI DELLA POVERTA’ A CONFRONTO

Il grafico sotto, elaborato da WIN the BANK su dati Istat, mostra la realta’.

In Italia siamo diventati dei poveracci. La situazione in Europa e’ invece ben diversa, come si puo’ osservare dal grafico sottostante.

Fonte: elaborazione WIN the BANK su dati Istat

L’Italia non e’ ai primi posti in Europa quanto a percentuale di poverta’, ma solo perche’ preceduta da Paesi con livelli di svalutazione salariale ben maggiori. Ma noi siamo entrati in Europa per confrontarci forse con la Romania o la Grecia?

Ovviamente, i nostri diretti confronti vanno fatti con la Francia, l’Inghilterra (che saggiamente e’ stata fuori dall’Euro) e con la Germania.

Se confrontiamo quindi la poverta’ in Italia con i Paesi maggiormente sviluppati, appartenenti all’Europa Settentrionale, capiamo che la situazione italiana e’ decisamente peggiore: la peggiore, a dire il vero.

 

LA PRESSIONE FISCALE

Non e’ strano vedere, accanto a quello sopra presentato, il grafico successivo.

Fonte: PWC

Lo leggi il nome del Paese

in fondo alla classifica?

Se non lo leggi,

te lo diciamo noi: Italia.

 

Il grafico dimostra che nell’area EFTA (European Free Trade Association), cioe’ l’area Europea di libero scambio, siamo gli ultimi degli ultimi quanto a pressione fiscale.

Se sommiamo tre componenti:

  • tasse sul profitto
  • tasse sul lavoro
  • altre tasse

e ne facciamo la somma, in Italia arriviamo alla percentuale media di circa il 65%. Al di la’ delle balle che raccontano sistematicamente Governo e fonti governative italiane, questa e’ la vera pressione fiscale.

Forse non ti e’ abbastanza chiaro e lo evidenziamo

 

La pressione fiscale in Italia

a seguito dell’entrata nell’EURO …

… e’ la piu’ alta in assoluto di

qualsiasi altro Paese Europeo!

 

La media della pressione Europea e’ di circa il 40%: noi siamo a 25 punti di pressione fiscale in piu’ della media!

Due considerazioni sono fondamentali.

 

2)

L’unione Europea non ha affatto

una aliquota fiscale comune.

1)

L’Italia, per stare nell’Euro,

ha la pressione fiscale

piu’ alta d’Europa.

Dara’ fastidio, leggere queste due cose, ai soliti benpensanti europeisti.

Dara’ molto fastidio leggere queste due cose, a chi ci taccera’ di complottismo.

Sta di fatto che abbiamo documentato la verita’, e fonti e dati sono sotto i tuoi occhi. Per stare in questa Europa, il nostro Governo ha distrutto la capacita’ produttiva del tessuto della piccola impresa, continuando ad alzare le tasse su imprese e lavoro, per sostenere una spesa pubblica che non e’ piu’ in grado di garantire. Infatti, a fronte di questa pressione fiscale, continua a tagliare servizi, sanita’, istruzione, pensioni. I nostri imprenditori derubati dalle tasse non hanno piu’ soldi per sopravvivere e investire nel lavoro, ma in compenso le loro tasse rapinate dallo Stato non bastano; gli anziani si devono oggi pagare spese sanitarie che, con una pressione fiscale che un tempo era la meta’ di quella di oggi, erano gratuite.

Ma come non si puo’ capire che, se non usciamo in fretta da questo modello di Europa, finiremo come la Grecia?

Solo un cieco, un indottrinato o un fazioso non accetta di vedere la verita’ di questi dati.

 

Il DISASTRO SUL RISPARMIO

Come e’ possibile incoraggiare quindi il risparmio delle persone, se lo Stato interviene con un prelievo cosi’ massivo? Infatti l’Italia, considerata uno dei paesi con il tasso di risparmio piu’ alto al mondo, ha visto calare drasticamente il proprio livello di risparmio delle famiglie, dopo il massimo raggiunto agli inizi degli anni ’80.

Tasso netto di risparmio delle famiglie in Italia 1970-2012 (in punti %)

Fonte OCSE

Lo vedi quel circoletto rosso nel grafico blu del risparmio? Quella data rossa, che corrisponde ai primi anni ’80, e’ emblematica. Guarda caso, nel 1981 si ha il divorzio tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia.

Tale data non e’ priva di significato, come verra’ sottolineato tra qualche paragrafo.

Siamo sempre stati dei poveracci?

Ma nemmeno per sogno!

 

Guarda come cresceva il tasso di risparmio delle famiglie italiane negli anni ’70. Eravamo arrivati a superare il 25% del risparmio. Dal 1981 ai giorni nostri, il tasso di risparmio della famiglie si e’ ridotto dal 25% a circa il 5%, cioe’ oggi siamo a un livello di ricchezza pari a 1/5 di quello degli anni ‘70.

Ecco la verita’, che molti non conoscono. Troviamo spesso molti cretini che discutono su facebook esprimendo opinioni non richieste, dicendo “secondo me…”. In economia non esiste il “secondo me” ma solo l’espressione di una opinione fondata su dati. Quindi, mentre ci sono avvinazzati al bar che dicono “secondo me oggi si sta meglio oggi di allora…”, qui ci sono i dati.

Per inciso, stai attento a una grande altra tecnica di manipolazione dell’informazione. Ogni giorno, al telegiornale, ti dicono che siamo in ripresa perche’ “sono aumentati i consumi dello zero virgola…”, facendoti pensare che la ricchezza si misuri con la spesa consumata, con le vetrine luccicanti e i regali di Natale. Nessuno ti spiega – lo facciamo noi – che la stragrande componente di quella spesa finisce nelle tasche dei produttori del sud est asiatico che producono cio’ che una volta producevamo noi. E nessuno ti spiega – lo facciamo di nuovo noi – che la ricchezza si misura con il risparmio, non con il consumo.

 

La ricchezza delle famiglie

si misura con il tasso di risparmio …

… non con il tasso di consumo!

E se guardiamo il tasso di risparmio, e’ innegabile che siamo piu’ poveri, molto piu’ poveri.

La famiglia italiana oggi

ha un livello di ricchezza media …

… pari a un quinto di cio’

che aveva negli anni ’70!

 

Oggi risparmiamo meno del 5%, quando eravamo arrivati a risparmiare il 25% del reddito; non ci sono discussioni possibili anche su questo punto. Non esistono scuole di pensiero, esiste solo la verita’. Potra’ non piacere, si potra’ non voler vedere, ma i dati sono li’, sotto i tuoi occhi. Essere entrati nell’Euro ha distrutto il risparmio di uno dei Paesi piu’ ricchi di alcuni decenni fa: letteralmente distrutto.

 

Il DISASTRO SULLE IMPRESE

Cio’ che non ti spiegano, quando ti parlano di “sacrifici” e di “taglio della spesa pubblica” o di “rigore”, perche’ “l’Europa lo vuole” e’ che se tu tagli quelle cose, distruggi un’altra cosa molto importante in economia: in Economia si chiama domanda interna.

D’altra parte l’inasprimento della tassazione ha un effetto immediato, soprattutto se si pensa alle tasse sul lavoro, su un altro indicatore macroeconomico: l’occupazione.

Le imprese sono state stritolate dall’elevata tassazione la quale, accompagnata alla congiuntura economica negativa dovuta al pianificato spostamento di ricchezza tra fasce sociali, ha comportato la drastica riduzione degli investimenti, delle assunzioni e dell’innovazione, con conseguente perdita di capacita’ competitiva. Le considerazioni fatte possono essere sintetizzate dal grafico che segue.

La vedi la linea in viola del grafico?

Bene, quello e’ il trend del tasso degli investimenti delle societa’ non finanziarie (non parliamo di banche ma di imprese). Ti pare un bel trend? E’ un disastro annunciato, con un crollo sistematico degli investimenti. Quindi, possono darci dei gufi, dei pessimisti, dei complottisti fin che gli pare: a noi non importa.

Noi vediamo i dati, e i dati dicono che l’economia non puo’ che implodere, perche’ avendo distrutto il risparmio, non essendoci piu’ domanda effettiva, le imprese, gia’ strozzate dalle tasse, non fanno piu’ investimenti da un decennio.

E un’economia che non fa investimenti non ha futuro.

 

SIAMO POVERI PERCHE’ NON LAVORIAMO PIU’

Tutto e’ logico, se ci pensi. Avendo distrutto le famiglie, non vi sono piu’ soldi da spendere e se non ci sono soldi da spendere le imprese non investono. Se le imprese non investono non hanno futuro e nemmeno posti di lavoro da offrire.

Il grafico dell’occupazione in Italia negli ultimi anni e’ il seguente (fonte WIN the BANK su dati ISTAT).

Fonte: rielaborazione WIN the BANK su dati Istat

Questo e’ il trend vero dell’occupazione in Italia, secondo l’ufficio Studi di WIN the BANK, che ha rielaborato dati Istat.

Dal 2006 ad oggi il tasso di disoccupazione e’ praticamente raddoppiato, come si evince dal grafico.

 

La disoccupazione in Italia

nel decennio dal 2006 al 2016 …


… e’ raddoppiata!

 

Questo al di la’ delle balle, dei dettagli, dei discorsi di breve termine, delle varie manovrine, del modo subdolo di fornire i dati per confondere la gente, ingannarla e manipolarla.

E’ raddoppiata la disoccupazione in un decennio: il resto sono balle.

Eh, ma perche’ noi siamo privilegiati, lavoriamo poco e abbiamo gente strapagata! – dira’ qualcuno. Si tratta di un’altra bufala priva di fondamento.

Non solo abbiamo piu’ disoccupati; a questo si deve aggiungere il fatto che il salario medio in Italia sia decisamente inferiore rispetto a quello degli altri Paesi Europei avanzati, i quali hanno mantenuto alti livelli di reddito non ricorrendo alla svalutazione salariale: in Italia il salario medio e’ inferiore ai 1900€ lordi al mese. La Francia ha un salario di 250€ piu’ elevato, il Regno Unito di 420€, la Germania di 520€.

 

I lavoratori italiani

guadagnano meno…


…dei lavoratori in Francia,

in Inghilterra o in Germania.

 

Questi sono stati i risultati per l’Italia dell’ingresso nell’Euro: siamo piu’ poveri.

Le due precedenti definizioni di poverta’, quindi, legate all’occupazione e al salario, risultano cosi’ giustificate.

 

LA GRANDE BALLA DELLA “CRISI”

Da anni al grande pubblico si parla di “crisi”.

Non esiste nessuna crisi, come spieghiamo da anni sulle pagine di questo blog. Esiste un cambiamento deliberato e pianificato di sistema economico, finalizzato al trasferimento della ricchezza in due direzioni.

I motivi della poverta’ devono essere ricercati nella storia.

Il modello dell’Europa e’ pertanto caratterizzato da misure di austerita’, che non considerano l’andamento dei posti di lavoro, della riduzione dei salari e dei tagli ai servizi pubblici.

Non farti ingannare dal termine “crisi”: nessuna crisi economica ha tale durata, intensita’ e caratteristiche.

La realta’ e’ un’altra e molto peggiore.

 

Cio’ che chiamano “crisi” e’

un cambiamento deliberato e

pianificato di sistema economico

finalizzato al trasferimento di

ricchezza in 2 direzioni:

2)

Dal pubblico al privato.

1)

Da tanti a pochi.

 

I motivi della poverta’ devono essere allora ricercati nella storia.

Guardando il grafico riferito alla disoccupazione, balza immediatamente all’occhio il forte rialzo del tasso di disoccupazione avvenuto in data 2009-2013.

L’aumento stesso della poverta’ avviene con maggiore intensita’ dopo il 2008, nell’anno che viene definito come l’inizio della “crisi”.

Cio’ che e’ accaduto tuttavia, e’ un trasferimento della ricchezza, dalle politiche sociali alle istituzioni private, alle banche considerate “too big to fail” (troppo grandi per fallire), e pertanto miliardi di euro sono andati dai governi centrali direttamente alle banche, come documentato dal grafico sottostante.

Fonte: ABI

L’Italia non sembra aver contribuito in modo particolarmente elevato ai problemi del settore bancario, tuttavia il grafico si ferma all’anno del 2013.

Si deve ricordare infatti che le banche italiane non erano eccessivamente esposte verso i mercati finanziari, a differenza di quelle tedesche, francesi e inglesi; erano invece esposte verso l’economia reale, con prestiti a piccole e medie imprese, secondo una logica di banca commerciale.

Quando tuttavia la finanza ha contagiato l’economia reale, i riflessi sono stati evidenti.

Nel momento in cui il sistema bancario italiano ha iniziato pero’ a vacillare, con il fallimento delle 4 banche regionali, stava entrando in vigore un meccanismo europeo, detto bail-in (salvataggio “dal di dentro”), che impediva ai governi di salvare le banche con i soldi pubblici. Dopo che i principali Paesi Europei avevano quindi attinto da fonti pubbliche per il salvataggio dei loro istituti, nel caso italiano era necessario che i risparmiatori fossero direttamente coinvolti, con gravissime perdite per i risparmi privati.

Emerge una situazione per la quale, ancora una volta, la ricchezza passa dalle mani di molte persone ad istituti privati.

I vincoli imposti dall’Europa sono poi evidenti, e vanno nella direzione del pareggio di bilancio, con le famigerate regole sul rispetto dei parametri di Debito Pubblico/PIL e Deficit/PIL, che drenano risorse a sostegno del mercato del lavoro, degli aiuti sociali, degli investimenti per le imprese.

Il modello dell’Europa e’ pertanto caratterizzato da misure di austerita’, che non considerano l’andamento dei posti di lavoro, della riduzione dei salari e dei tagli ai servizi pubblici.

Ora ti diciamo chiaro quale fondamento scientifico abbiano quelle regole, quei rapporti: nessuno.

Sono date in pasto al grande pubblico che lo ignora ad un solo fine; convincerlo del fatto che sia giusto fare dei sacrifici non solo inutili, ma anzi dannosi. Quei sacrifici, infatti, servono per fargli stringere sempre piu’ le catene della propria schiavitu’.

 

QUANDO NASCE LA SCHIAVITU’?

Sei schiavo quando non sei piu’ libero. Uno Stato diventa schiavo quando non e’ piu’ libero di governare la cosa piu’ importante: la propria moneta.

Il seguente grafico riassume cio’ che e’ avvenuto in Italia dopo il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro del 1981, quando si gettavano le basi per la cessione della sovranita’ monetaria.

Fonte: FMI, elaborazione A. Bagnai

Ah, ma siete i soliti complottisti! – commentera’ il benpensante indottrinato dai media – e le vostre sono idee populiste prive di qualsiasi fondamento scientifico!

Niente affatto anche in questo caso: il grafico sopra e’ stato elaborato da uno dei piu’ illustri e stimati studiosi italiani contemporanei, il Professor Alberto Bagnai. Quel grafico, riportato anche nel suo libro “Il Tramonto dell’Euro” e’ a nostro parere uno dei piu’ chiari e rari esempi di come esistano fortunatamente, anche in Italia, economisti autorevoli non asserviti al pensiero unico in economia (che e’ l’unico pensiero che arriva alla stragrande maggioranza degli organi di informazione). Esistono ancora in Italia economisti di libero pensiero.

Perdere la sovranita’ monetaria significa perdere la vera ricchezza di un Paese: il controllo della moneta.

La moneta regola gli scambi e la ricchezza di una Nazione. Se uno Stato, invece di stampare moneta nell’interesse del proprio popolo, indebitandosi con se’ stesso e quindi essendo sempre in grado di ripagare tale debito con gli asset (i beni) che compera a fronte del debito, e’ costretto a indebitarsi da banchieri privati, si disegna in quel preciso momento l’inizio della sua schiavitu’.

Ora, guarda quel grafico.

L’inflazione non e’ affatto un problema, quando si accompagna alla crescita dell’economia, ma si stoppa e poi crolla proprio agli inizi degli anni ’80.

Nel 1981 si ha il “divorzio” tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia, e da li’ va cercata l’inizio della fine, cioe’ l’inizio della schiavitu’ verso banchieri privati che hanno ridotto il popolo alla fame. Ecco perche’ sei diventato povero.

Come vedi, si arresta la crescita del salario reale, cioe’ del reddito vero di una famiglia, e questo ti spiega perche’ il vero indicatore della ricchezza che ti abbiamo indicato prima (il risparmio) sia crollato.

Osserva anche che, dopo alcuni anni, verso la fine degli anni ’90, si arresta anche la produttivita’ delle imprese, confermandoti cio’ che ti abbiamo detto: questo e’ l’effetto dell’essere entrati nell’Euro.

E ora, hai tutti gli elementi per capire come mai gli italiani sono diventati un popolo di poveracci.

Questi grafici, finalmente, ti fanno capire: i fili intrecciati di occupazione, salari, investimenti, crescita, benessere, hanno ora un collegamento logico.

D’altra parte, con il rallentamento e addirittura l’inversione di indicatori virtuosi, aumenta a dismisura la poverta’, come sopra citato.

Ecco come mai siamo diventati (o ci hanno fatto ritornare) dei poveracci.

 

MA PERCHE’ TUTTO QUESTO?

Ma perche’ hanno fatto tutto questo? – ti chiederai.

Non e’ facile, rispondere a questa domanda. Naturalmente, molti diranno che siamo dei complottisti, dei populisti. Strano, come oggi, se uno scrive o parla nell’interesse di un popolo e non di una elite, venga messo alla berlina con il termine “populista”.

 

Lo diciamo chiaro: a WIN the BANK

siamo orgogliosi di essere populisti…

…perche’ populismo significa

rivoluzione culturale del popolo

contro l’elite finanziaria!

 

Perche’ e’ questa la spiegazione vera del loro progetto: portare in poverta’ il popolo per arricchire una elite.

Per ribadire gli effetti di questa Unione Europea, ti facciamo vedere un’immagine eloquente, piu’ di tante parole.

Fonte: Oxfam

L’obiettivo e’ chiaro: redistribuire la ricchezza da tantissimi poveri a pochissimi ricchi, secondo un disegno prestabilito. Questo deve necessariamente passare attraverso l’aumento della disoccupazione, la deflazione salariale e l’aumento massivo della poverta’: solo con queste pre condizioni potranno essere attivati detonatori sociali quali reddito di cittadinanza o “helicopter money” (soldi a pioggia), per giungere al definitivo controllo delle masse.

Il controllo delle masse si otterra’ quando il popolo sara’ cosi’ debole, abbattuto e stanco da accettare come giusti compensi per le ingiustizie subite (come sussidi variamente definiti) cose che vanno chiamate con il loro nome: subdoli meccanismi di schiavitu’.

L’uomo libero viene cosi’ privato per sempre dell’unica cosa che e’ suo diritto chiedere: un lavoro vero, tutelato e retribuito in modo dignitoso. Ma questo non si potra’ mai avere con il piano di distruzione della piccola impresa privata che, come si e’ visto, e’ stato realizzato.

I meccanismi di sussidio possono essere utili, ma solo come misura straordinaria e di breve termine, sostitutiva e integrativa di politiche del lavoro e di inversione del ciclo economico, abbandonando questo modello distruttivo della ricchezza reale del popolo. Nessuno Stato al mondo puo’ reggersi, nel lungo termine, su politiche di assistenzialismo. E nessun uomo libero puo’ desiderare, per lungo tempo, di rinunciare al diritto di un lavoro vero per vivere come un parassita della societa’, perche’ ogni persona intelligente sa benissimo che, in contropartita di questo illusorio ed effimero privilegio del sopravvivere senza faticare, saranno di gran lunga ridotti i suoi diritti.

Il che, incidentalmente, e’ l’obiettivo del controllo finale in capo a una ricca elite dominante, guarda caso quella che ipotizza queste forme di indennizzo dell’ingiustizia e della poverta’.

Questo e’ il disegno che e’ stato attuato in questa Europa, di cui l’Euro non e’ altro che una moneta, uno strumento. Questa Europa e’ antidemocratica, a partire dal suo funzionamento, poiche’ il suo Parlamento ha di fatto una funzione solo consultiva e non vincolante, e tutte le decisioni sono prese dal Governo, nominato e non votato dai cittadini.

Quel governo e’ nominato da coloro che detengono la ricchezza, da quell’uno per cento della popolazione del grafico precedente.

Perche’ quindi gli italiani sono diventati poveri?

 

Non per un caso, ma per un piano lucidamente pensato, pianificato e deliberatamente realizzato nell’arco di alcuni decenni. Se vuoi tornare ad essere un uomo libero, hai una sola arma a tua disposizione: consentire ad altre persone di conoscere questa diversa visione della realta’ che viviamo, ben diversa da quella della lettura ufficiale della storia e della nostra contemporaneita’.

Non si puo’ combattere l’ingiustizia accettando l’elemosina dell’usuraio, come non si puo’ sperare che chi ieri ti ha ridotto in schiavitu’ pensi domani di fare il tuo bene.

Non si esce dalla poverta’ economica senza la ricchezza del libero pensiero.

La prima condizione per iniziare una rivoluzione culturale e’ quella di essere persone consapevoli della propria storia, del proprio presente e – soprattutto – del proprio destino.

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