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I 3 segnali d’allarme della finanza (che nessuno ti dice in faccia)

Un articolo di Valerio Malvezzi

Non passa giorno, nel mestiere che faccio, che io non trovi qualche imprenditore o qualche consulente che pensi che domani sarà più facile aver soldi dalle banche. Il loro ragionamento è che, dal momento che le Banche Centrali stampano moneta – questo vuol dire Quantitative Easing – nella grande quantità ci saranno soldi anche per loro, per la loro impresa o per l’impresa del loro cliente.

Tante persone sono così sicure di quanto raccontano la radio la televisione e i giornali che pensano che, prima o poi, si uscirà dalla “crisi” e tutto “tornerà come prima”.

Sono così sicure di questo loro convincimento che quando io provo a spiegar loro che non siamo affatto in una crisi, ma in un cambiamento deliberato e pianificato di modello economico, mi guardano come se fossi un marziano.

Eppure, è così.

Il mondo che ti raccontano, anche se non te ne sei accorto pienamente, è radicalmente cambiato e non tornerà più come prima. Non tornerà, a meno che non si cambi il modello economico che – non da oggi ma da alcuni decenni – è stato cambiato.

Come io spiego in altri articoli del blog e come ho dichiarato in questo video, “io vorrei vedere qualche merda di vacca in più nei campi e qualche pezzo di merda in meno nei mercati finanziari“.

Lo so, per il benpensante è una frase da maleducato.

Io credo che quella frase sia fin troppo poco per descrivere cosa hanno fatto negli ultimi decenni e quali siano le conseguenze gravissime per le persone, le famiglie, l’economia reale.

Per convincerti, porterò tre argomenti.

Tre sole cose, che dovrebbero farti riflettere sul futuro.

 

L’ECONOMIA DEL FUOCO

Il primo argomento è l’economia del fuoco.

Scherzare con il fuoco, si sa – ce lo diceva la mamma da piccoli – è pericoloso. Si rischia di bruciarsi. Ora, c’è un termine in finanza, FIRE. Come noto, fire in inglese significa fuoco.

Ma significa anche, in finanza, un altro concetto.

In parole povere, l’economia finanziaria: settore finanziario, assicurativo e immobiliare. Ora, secondo te, a buon senso, quanto dovrebbe essere quel valore aggiunto all’economia di un Paese, in percentuale del suo Prodotto Interno Lordo?

Il 5%? Il 10%? O forse il 15%?

Non ti rispondo a questa domanda nell’articolo, perché chi vuole conoscere la risposta può scaricare gratuitamente una guida negoziale dalle nostre risorse gratuite, in cui, in termini molto semplici, ti spiego un grafico.

In quel grafico, ti farò vedere il rapporto tra l’economia reale e quella finanziaria del Paese più importante del mondo (gli Stati Uniti d’America), tra il 1947 (dopo la fine della seconda guerra mondiale) e il 2010.

In sostanza, tra la produzione e la finanza.

La finanza, nel modello capitalistico originario, era al servizio della produzione, cioè era una quota minoritaria del Prodotto Interno Lordo, che era creato in maggior valore dalla manifattura, cioè dall’economia reale.

Un mondo nel quale l’economia reale sia inferiore a quella finanziaria sarebbe un mondo assurdo, rovesciato, paradossale.

E tu, sei una persona sicura di non vivere, esattamente da 30 anni, in un mondo immaginario?

Se non vuoi scoprire perché dico da trent’anni, non scaricare la guida negoziale allegata.

 

THE BIG BUBBLE (LA GRANDE BOLLA)

Il terzo argomento è la gomma da masticare.

Ho scritto the big bubble perché chi di noi ha qualche anno in più forse ricorderà un vecchio chewing gum, cioè una gomma da masticare al sapore di fragola che aveva la particolarità di fare delle bolle grandi, molto grandi.

Il nome della marca era una storpiatura voluta (grande invenzione di marketing) della parola inglese e stava a enfatizzare la caratteristica del chewing gum: gonfiare.

E tu sai cosa succede a una palla che si gonfia, si gonfia, si gonfia?

Esatto.

Scoppia.

Noi bambini (i maschietti, per carità) ci divertivamo parecchio anche a metterne due in bocca, in modo che la bolla fosse veramente enorme. Quando sarebbe scoppiata, le bambine avrebbero commentate schifate il nostro volto ricoperto di pasta alla fragola masticata, mentre gli amici avrebbero riso a crepapelle.

Ora, supponi che nel mondo di Matrix in cui ti trovi a vivere i governi abbiano – per assurdo – deciso di spossessarsi del diritto di controllare la moneta, affidandola a società private, che di tale moneta abbiano il monopolio.

Per assurdo, dico.

In quel pazzo mondo, invece che battere moneta per finanziare la spesa pubblica, i governi si dovrebbero indebitare presso quelle società private per fare la stessa cosa. Solo che, dovendo pagare loro un interesse, sarebbero costretti a ribaltare il costo sui cittadini. In quel mondo le tasse crescerebbero a dismisura in pochi decenni, da un lato facendo crollare la produzione reale (le imprese andrebbero più facilmente in perdita, causa troppe tasse) e dall’altro facendo lievitare l’economia finanziaria (le banche e le società finanziarie farebbero sempre più soldi).

Caspita, ma allora sarebbe una possibile spiegazione del punto precedente?

Esatto, hai capito al volo.

Non solo, ma è possibile inventare prodotti finanziari sempre più complessi che moltiplicano gli effetti, esattamene come infilare due o più big bubble in bocca.

Ti spiego come hanno fatto in questo vecchio articolo, dal titolo “La vera storia della finanza che uccise l’economia“.

Questo mio pezzo usci un anno prima che si spiegasse la stessa cosa nel film scandalo uscito nelle sale in queste settimane, dal titolo “La grande scommessa”:

Ma sai cosa succede quando tu gonfi una economia come un chewing gum, infilandone più di uno in bocca inventando prodotti finanziari complessi come io spiego in quel vecchio articolo?

Esatto, scoppia.

Ora, io ho visto il film denuncia, che termina (non ti racconto il finale) chiedendosi se dalla grande crisi del 2008 si sia appreso qualcosa e se i Governi abbiano invertito la tendenza della finanza sull’economia.

E’ successo?

Non ti rispondo in questo articolo, perché puoi scaricarti la guida negoziale gratuita in allegato nella quale ti spiego in un secondo grafico cosa sia successo prima e cosa sta succedendo ora.

Non scaricarla, se vuoi vivere sereno in Matrix e non vuoi conoscere la realtà che ti aspetta.

 

ONDA SU ONDA

Il terzo argomento è l’onda del mare.

Esistono onde in economia, grandi onde oceaniche. Quando arrivano a riva, sono come uno tsunami che spazzano via tutto, fino a che si ricostruisce e si riparte.

Ma quando si riparte ci sono case distrutte, gente sul lastrico, disoccupati e suicidi.

Ora, sarebbe paradossale se il governo della Repubblica italiana, per esempio, invitasse i risparmiatori ad acquistare azioni di alcune banche “perché il prezzo è basso e quindi è conveniente”, oppure se minimizzasse dicendo che “siamo quasi fuori dalla crisi”. Sarebbe paradossale se, a livello mondiale, gli analisti pubblicassero invece incontrovertibili grafici in cui si vedesse, per esempio, che negli ultimi 25 anni ci sono state diverse onde, che queste grandi onde oceaniche hanno una forma ben precisa e ripetitiva e che lo schema si è già ripetuto non una ma tre volte (e siamo alla quarta).

Bisognerebbe mettere avvisi sulla spiaggia, avvisando la gente a non fare il bagno, altro che invitare tutti a fare tranquillamente il bagno!

Dovrebbe partire una azione di salvataggio dei risparmiatori, e non all’opposto una azione di invito alla balneazione in un mare agitato, non credi?

Ebbene, in questi giorni Goldman Sachs pubblica un articolo nel quale, dopo aver fatto vedere una cosa che non si può vedere analizzando sempre l’economia nel breve termine, ma che è evidente quando la si osserva su un trend di 25 anni, si interroga sul capitalismo.

Esaminando i margini dei profitti della borsa americana in tale periodo, gli analisti identificano 4 precisi fattori:

  1. I prezzi delle commodities
  2. I costi della produzione più bassa nei mercati emergenti (delocalizzazione)
  3. La domanda crescente dai mercati emergenti
  4. La tecnologia

I profitti (spiegano gli analisti di Goldman Sachs) oscillano e cambiano naturalmente in un mercato capitalistico. L’esistenza di alti tassi di guadagno incoraggiano nuovi concorrenti ad entrare e la crescita dei prezzi causa l’erosione dei margini, fino a che, alla valle del ciclo, i margini bassi costringono i giocatori più deboli a uscire dal mercato, ridando fiato alle imprese più forti.

E’ sempre stato così.

E ora, si assiste a una fase in cui qualcuno ci sta raccontando che i margini di profitti sulle imprese quotate possono crescere – come sono cresciuti – da diversi anni da dopo la crisi, e cioè circa dal 2009, fino a che la cresta dell’onda sembra non franare mai.

Ma allora – si chiedono gli analisti – se noi ci sbagliamo e se il sistema continua a reggere anche nei prossimi anni in cui si prevede una crisi della domanda, allora:

Cioè: ma il capitalismo è ancora efficace?

Se non vuoi saperlo e restare nel mondo virtuale della matrice, non scaricare la guida negoziale allegata in cui ti spiego cosa succederà nella vita reale con un semplice grafico, chiaro anche a un bambino.

 

IL CAPITALISMO

Qualcuno a volte mi critica perché afferma che io rendo troppo semplice l’economia. Ma che significa? L’economia – come ogni materia – diventa semplice nella misura in cui la si vuol fare capire alla gente. Chiaramente, se la si vuole ingannare, si useranno termini inglesi, gergali, acronimi e termini tecnici.

Ti dico subito, prima che tu legga la guida gratuita, che la gente pensa troppo all’inglese e che coloro che parlano inglese come madrelingua credono di avere inventato il mondo.

Il termine capitalismo non ha nulla a che vedere con qualche parola inglese o tedesca, con Marx o con Smith o altri grandi economisti del passato. Il termine capitalismo, come molti termini scientifici, deriva da una lingua che solo gli ignoranti vogliono bandire dalla scuola pubblica: il latino.

In latino, caput significa testa.

E ora, pensa alle monete antiche.

Sulle monete antiche vi erano due facce (come in ogni moneta) e mentre su una vi era il volto dell’imperatore, del re – del potere insomma – sull’altra cosa vi era raffigurata?

Un cavallo, un bue, una pecora, un animale insomma.

Nella simbologia, l’animale era legato alla terra, cioè alla produzione, quindi a ciò che dava al re la ricchezza vera, quella ricchezza di cui la moneta era il simbolo.

E questo concetto millenario si è tramandato fino ai tempi recenti.

La spiga, l’aratro: la produzione di grano, la terra.

Il duro lavoro.

Io ho una spiegazione molto semplice di cosa è avvenuto e soprattutto di cosa avverrà. Nel momento in cui l’economia reale, cioè la spiga, il cavallo, il grano, la terra – e più tardi ovviamente l’industria – è stata sostituita da un’economia di pezzi di carta, si è dovuto ricorrere ad alchimie finanziarie, droghe e trucchi vari per gonfiare, alterare, distorcere la realtà.

Ma la realtà, il sottostante – la terra, insomma – è sempre lì a ricordare ai mercati il suo vero valore.

Lo si può nascondere, per un po’, e convincere miliardi di persone che la realtà è quella della matrice.

Ma prima o poi ci sarà sempre qualcuno che vorrà capire perché qualcun altro ha detto:

“io vorrei vedere qualche merda di vacca in più nei campi e qualche pezzo di merda in meno nei mercati finanziari.”

La guida allegata è gratuita. Scaricala qui:

3 IMMAGINI PER CAPIRE DOVE VA IL MONDO

Buona lettura della realtà e buona crescita.

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