Cookies: Questo sito utilizza cookies indispensabili per il suo funzionamento, di profilazione prima parte e cookies di terze parti.
Cliccando su ACCETTA I COOKIES, utilizzando questo sito, scorrendo questa pagina, o registrandoti, presti il consenso all'uso dei cookies.
Per saperne di più clicca qui.

ACCETTA I COOKIES

8 motivi per cui sto con gli imprenditori

Un articolo di Valerio Malvezzi

Io sono quello dietro il punto di domanda, questa e’ la mia storia, pubblica, senza nascondersi. Io voglio essere chiaro con chi mi legge, io non voglio che ci siano fraintendimenti su cosa faccio e per chi lo faccio.

Clicca sull’immagine, scarica gratis il libro e poi leggi l’articolo e scopri perche’ io sto dalla parte dell’imprenditore.


Clicca qui per scaricare

 

Io sto dalla parte dell’imprenditore,

perche’ e’ una persona, donna o uomo, che non crede che la colpa sia sempre degli altri.

Quando sbaglia – e sbaglia per forza, perche’ solo chi non fa non sbaglia – non si piange addosso, non cerca giustificazioni, perche’ sa che cio’ che conta sono i risultati e non i motivi che li hanno prodotti.

Di fronte alle difficolta’ vede le opportunita’, laddove altri vedono i problemi.

Fondamentalmente, e’ una persona sola, soprattutto in Italia dove per i piccoli non esistono reti di impresa e associazioni con reale potere, in particolare nei confronti di quello politico. Cosi’ non fosse, non sarebbe trattato come una vacca da mungere per il sistema.

 

Io sto dalla parte dell’imprenditore,

perche’ parla poco e pensa a fare.

Il vero imprenditore non ha tempo per i social media o i congressi, perche’ semplicemente lavora.

Strano a dirsi, il suo lavoro non e’ riconosciuto ai piu’, al punto che nessun sindacalista gli accorderebbe il ruolo di lavoratore, per quanto egli lavori nella sua settimana piu’ ore di quanto un sindacalista faccia in un mese.

Parla poco e ascolta quelli che ne sanno piu’ di lui, cercandoli, remunerandoli, selezionando i competenti e scartando i ciarlatani, pagando per il valore ma pretendendo valore.

Impara dalle sconfitte, non dai libri.

Scopre le cose vere dalla vita vera e non dai congressi, dal mercato e non dai convegni.

Quando ci sono problemi, si rimbocca le maniche e cerca soluzioni, non va su Facebook a scrivere in modo sgrammaticato, criticando il governo con vignette, frasi adolescenziali e faccine buffe.

Per tutto cio’, si sente non di rado far lezioni di visione morale e di presunta mancanza di visione collettiva da parte di politici, gente che non ha mai lavorato due ore di fila nella propria vita (e se leggi il mio libro scopri che parlo con cognizione di causa).

 

Io sto dalla parte dell’imprenditore,

perche’ e’ quello piu’ sfruttato dallo Stato italiano.

Nelle statistiche scrivono che la pressione fiscale nominale si aggira attorno al 43%, ma qualunque imprenditore sa bene che la pressione fiscale vera sul suo reddito di impresa per una PMI supera oggi il 68%.

A fronte di cio’, gli avvinazzati al bar parlano di gente che porta i soldi all’estero, non sapendo che la realta’ dei piccoli imprenditori e’ fatta di case ipotecate per reggere la rata del mutuo dell’Impresa con le banche. Gli ignoranti parlano di Ferrari e conti esteri, solo perche’ non conoscono la storia giuridica del nostro paese e la legislazione in materia bancaria.

E dopo che le norme sulla erogazione del credito sono rimaste invariate per secoli e poi cambiate alla fine del secolo scorso, stravolgendo una cultura consolidata almeno dal dopoguerra italiano, dopo che le banche hanno sputtanato i bilanci dei loro clienti, oggi si sentono fare la predica sui bilanci da neoassunti direttori delle medesime banche la cui unica esperienza deriva dai libri e che posano per lo piu’ la penna sul foglio alle cinque.

 

Io sto dalla parte dell’imprenditore,

perche’ i politici da almeno trent’anni anni parlano di PMI, piccola e media impresa. Ma di che piccola e minchia impresa blaterate?
Statisticamente, avete distrutto il tessuto industriale italiano, oggi composto solo da piccole e micro imprese. Le medie praticamente non esistono in termini statistici e le grandi – almeno ditelo – sono le uniche che hanno per voi voce in capitolo, pur essendo l’1% del mercato italiano.

Lo affermo essendo stato in Parlamento in Commissione Finanze. Per un governo una impresa da cinquecento milioni di fatturato in difficolta’ e’ un problema sociale. Cinquecento imprese che fatturano un milione ridotte alla fame sono un dato statistico. Vengono trattate con una societa’ di nome Equitalia, che di equo – nella radice del nome – non ha proprio nulla.

E quando nasce una nuova impresa in Italia, a differenza di quanto succede altrove, l’imprenditore e’ aiutato dovendo pagare anticipando le tasse – quasi nessuno lo sa – cosi’ che il primo anno viene bastonato due volte.

 

Io sto dalla parte dell’imprenditore,

perche’ leggo sui giornali articoli fantasiosi di gente contenta di licenziare e ascolto sindacalisti che pensano che gli imprenditori siano felici di farlo.

Io per la mia esperienza ho visto troppe volte famiglie di imprenditori in lacrime, darsi uno stipendio piu’ basso dei loro dipendenti, pur di non perdere maestranze che erano con loro da decenni nell’azienda di famiglia.

Per inciso, milioni di mangiapane pubblico, di gente che vive sicura nei servizi, di persone tutelate in ogni modo dallo Stato, dimenticano l’unica, sgradevole verita’: i posti di lavoro sono creati, sempre e soltanto, dalle imprese, le uniche che (insieme ai professionisti) pagano le tasse su cio’ che producono a rischio di proprio fallimento.

Se non ci fossero gli imprenditori, non ci sarebbe lo Stato come noi lo conosciamo, non sarebbero possibili i servizi pubblici e quei pochi investimenti pubblici che residuano, sepolti dal costo di una burocrazia che si mangia il PIL con la spesa corrente.

Ma la disinformazione, su questo punto centrale, e’ cosi’ alta che in un decennio di insegnamento in universita’ rarissimamente ho ascoltato giovani che avevano, nella loro meta futura, l’idea di far l’imprenditrice o l’imprenditore. Quasi – diciamocelo – fosse un lavoro di ripiego, essendo, come e’, privo di qualsiasi certezza di reddito.

 

Io sto dalla parte dell’imprenditore,

perche’ vive ormai in uno stato in cui la procedura non e’ finalizzata a dargli un servizio, ma a giustificare, con la sua complessita’, l’esistenza in vita del burocrate e del suo stipendio.

Tenta di fare impresa in uno Stato in cui le leggi esistono ma non vengono rispettate, a cominciare dal diritto a essere pagato. Il primo a non pagare e’ proprio lo Stato, che permette al Comune in dissesto di non fallire, tutelando i diritti delle migliaia di lavoratori pubblici, ma non quelli delle migliaia di lavoratori privati licenziati dalle imprese che chiudono.

Chiudono perche’ le loro fatture verso le societa’ pubbliche non sono state pagate, senza motivo.

Ma mentre i sindacalisti scendono in piazza se solo si minaccia di togliere il ticket della mensa a quelle migliaia di dipendenti pubblici di enti in passivo che non producono servizi al cittadino, ma esistono prevalentemente per dare stipendi insostenibili in luogo di voto di scambio stratificato per decenni, loro non vanno in piazza. Lottano, in silenzio, per cercare di non licenziare i propri, di dipendenti, perche’ licenziarli significherebbe chiudere bottega. Spesso, senza riuscirci.

 

Io sto dalla parte dell’imprenditore,

perche’ lo scenario che ho appena descritto non e’ noto al grande pubblico, o se e’ noto semplicemente non interessa.

Tutti sono pronti a gridare alla forca e al linciaggio se qualcuno “guadagna troppo” ma nessuno trova ingiusto che spesso, in Italia, nella piccola impresa il piccolo titolare guadagni, a conti ben fatti, di meno dei suoi dipendenti, che non rischiano nulla del proprio capitale.

In compenso, in questo pazzo paese che sta scivolando nel baratro, nessuno muove una parola a difesa dell’unica cosa che puo’ garantire un futuro, e cioe’ la produzione di reddito d’impresa. Al contrario, ho visto coi miei occhi imprenditori trattati da funzionari dell’agenzia delle entrate o da agenti della guardia di finanza come “ladroni fino a prova contraria”, quasi che uno si debba giustificare, sotto il profilo morale, per la propria improvvida scelta di rischiare in proprio. Io stesso, esasperato, mi trovai anni fa in qualita’ di docente in un corso di formazione a rilevare a funzionari pubblici che dovevano esaminare pratiche di finanza agevolata che, in fondo, gli imprenditori erano quelli che pagavano loro lo stipendio, e quindi meritavano un minimo di rispetto.

Eppure, so benissimo che queste mie parole scateneranno le ire dei piu’, gente invidiosa e giustizialista, qualunquista e forcaiola, abituata a rischiare, del proprio capitale, solo quanto e’ disposta a giocare settimanalmente nel gratta e vinci.

Infine, lo dico a chi, ritenendosi offeso, critichera’ questo mio pensiero citando i casi di malaffare che ci sono in ogni sfera umana – e quindi, non lo nego, anche nelle imprese – che io sono un uomo dichiaratamente di parte.
Si, avete capito bene. Sono stanco di leggere buonisti che recitano la parte dell’uomo al di sopra delle parti. Non esiste l’uomo o la donna imparziale, perche’ tutti fanno i propri interessi, tranne i santi e i profeti. Non essendo certamente io nessuno dei due, mi dichiaro uomo di parte.

Non sono imparziale e so che questo e’ un articolo di parte, perche’ nessuno puo’ essere veramente neutrale e perche’ solo un imbecille puo’ dichiararsi imparziale, poiche’ vuol dire che non sa da che parte stare.

Io vado controcorrente, non tento falsamente di piacere a chiunque, non cerco come il politico la frase ipocrita che vada bene a tutti. Non faccio discorsi morali e sto dalla parte del libero professionista e del piccolo imprenditore, in questa Italia allo sfascio ma piena di perbenismo che li sta ammazzando entrambi, facili agnelli sacrificali di un consenso altrimenti orientato, ultimando un macello indecoroso nel silenzio collettivo.

 

Io sto dalla parte dell’imprenditore,

perche’, infine, sono uomo di parte.

Sono di parte perche’ – lo dico a testa alta – …

… io sono un piccolo imprenditore.

Ti è piaciuto? Condividi l'articolo!

Ti è piaciuto? Leggi anche ...

Come il corso Win The Bank puo’ cambiare la tua vita professionale

Come stai passando questi giorni di aprile? Scommetto che stai correndo come un pazzo in giro per le aziende tue clienti, per la fretta di chiudere i ...