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Start Up: una bella idea da spiegare bene

Un articolo di Valerio Malvezzi

Ma che bella cosa avere delle idee.

Delle belle idee, poi, ancora meglio.

Non passa giorno, da circa vent’anni, che io non incontri qualcuno che abbia qualche bella idea. Mi succedeva quando scrivevo leggi in Parlamento e qualcuno in Commissione Finanze pensava ci fosse una bella idea per “smuovere il mercato”.

Anche quando anni dopo facevo consulenza di direzione ai Confidi sul tema start up succedeva spesso che qualcuno venisse a parlarmi di una bella idea di qualche imprenditore.

Quando poi operavo come consulente di start up negli sportelli unici per le attivita’ produttive dei Comuni era di solito qualche assessore, se non il sindaco, a parlarmi di qualche bella idea.

Quando anni dopo scrissi un bando che vinse un premio italiano per il finanziamento delle imprese a Milano, trovai diverse persone che spingevano assessori e sindaci di turno per presentarmi la loro bella idea.

Come consulente di direzione dell’amministratore delegato di una societa’ pubblica (oggi si chiama Invitalia) scrissi diverse memorie sul tema delle agevolazioni pubbliche alle aziende in start up e anche li’ discutevo con legali e burocrati ministeriali vari che avevano le loro idee sul cosa fosse una bella idea.

Per non parlare del mondo universitario nel quale ho tenuto corsi e master per anni sul tema start up e dove diversi colleghi mi davano la loro definizione di “bella idea”.

Taccio poi della consulenza prestata alle varie associazioni di imprese e associazioni di categoria dei vari settori industriali, cooperativi, artigianali, commerciali, di servizi, del turismo e via discorrendo, nei quali tutti i vari direttori avevano le loro idee sul cosa fosse una bella idea.

Solitamente, queste belle idee sul cosa fosse una buona idea venivano ribaltate sul tavolo dell’assessore provinciale o regionale di turno, il quale a sua volta aveva il compito istituzionale di rovesciare fondi pubblici sul tavolo del sostegno allo start up (fondi europei a gestione nazionale o regionale) facendo cosi’ in modo che fossero finanziate decine, centinaia, migliaia di nuove imprese.

Tante ne ho viste, avendo io scritto quei progetti, pagato non di rado con fondi di qualche bando pubblico regolarmente vinto da concorsi in raggruppamenti di imprese.

E non vi tedio sulle chiacchiere fatte negli infiniti convegni, simposi, work shop e via discorrendo sul cosa fosse una “bella idea”.

Ne ho analizzate centinaia, in vari ruoli, talora anche come soggetto decisore, in qualche comitato tecnico o come presidente di Confidi pubblico operante, anche, nello start up di impresa.

Quindi, posso parlare di belle idee avendole viste da entrambi i lati della barricata, cosa che in Italia pochi possono documentare di aver fatto.

E, a distanza di tanti anni, ascoltate tante campane, vi dico cosa sia una bella idea, nel caso di una start up.

L’ idea stessa di una bella idea e’ una bella idea.
Solo che e’ una stronzata.
Ecco, l’ho scritto.

Ora lo argomento.

 

Le idee sono belle solo se cagano soldi!

Molti anni fa, quando avevo le brachette corte e gia’ mi dilettavo in dotti convegni nei quali qualcuno dibatteva di start up come nei simposi medievali descritti da Umberto Eco ne “Il Nome della Rosa” discutendo amabilmente del sesso degli angeli, ebbi un giorno un’illuminazione.

In quel tempo, come molti giovani consulenti, operavo professionalmente nell’ambito delle start up. Certo, vi era gia’ la finanza agevolata, ma alla fine sempre sul capitale di rischio o sul capitale di debito dovrai andare a parare per finanziare la tua azienda.

E fu uno dei molti signori nei quali mi imbattei che mi diede uno schiaffo in faccia di quelli che ti fanno cambiare strada.

Era l’amministratore delegato di un fondo il cui fine era quello di finanziare le start up. Dopo aver ascoltato il progetto di un imprenditore, uscito il diretto interessato, lui disse che non lo aveva convinto.

“Ma come! – intervenni io prendendo le difese di quel tale – a me pareva invece proprio una bella idea!”

La sua risposta fu lapidaria.

“Bella idea? – mi chiese – Se intendi dire che abbia raccontato delle cose interessanti in apparenza, ne convengo. Ma questo business plan non e’ un progetto perche’ manca l’idea.”

“Manca l’idea? – chiesi stupefatto – ma se ne ha parlato un’ora e tu stesso hai detto che ha raccontato cose interessanti!”.

Alzo’ le spalle e socchiuse gli occhi.

“Qui non siamo a far filosofia, ma soldi. – rispose – e in finanza non esistono le belle idee. Esistono le idee che cagano soldi, e quelle che non lo fanno. E se io devo mettere i miei soldi in un’idea, quella idea deve parlare.”

Cominciavo lentamente a cogliere una sfumatura.

“E sai cosa mi deve dire? – continuo’ curvandosi verso di me abbassando la voce fin quasi a bisbigliare – Mi deve parlare di soldi. Dei miei, soldi. Non mi interessa minimamente quanto sia bella, o nobile, o innovativa, o geniale la sua idea. E non mi interessa per una sola ragione. Perche’ quando i miei azionisti mi chiederanno conto del perche’ sia fallita, non vorranno sentirsi dire di quanto fosse una bella idea, ma solo di dove siano finiti i loro soldi.”

Da quel lontano giorno, tutte le volte che ho parlato con un imprenditore ascoltando la sua “bella idea”, l’ho sempre fatto con un diverso modo di pensare, che e’ quello dell’investitore. Il consulente deve aiutare l’imprenditore, non far le cose semplici al fine di spiccare una facile parcella a chi, mosso dall’entusiasmo, cerca piu’ conforto che verita’.

Dato che io ho smontato diverse idee, ma ho anche aiutato molte altre a nascere, diro’ anche a te che leggi la verita’, brutta come un pugno in faccia.
Non gliene frega a nessun investitore, a nessuna banca, del fatto che la tua idea sia bella o meno, innovativa o meno, geniale o meno.

Il mondo della finanza non distingue tra belle idee e brutte idee.

Distingue tra idee che cagano soldi e idee che non lo fanno.

E, per cagar soldi, la tua idea deve essere scritta in un progetto articolato che spiega al finanziatore come saranno spesi, con quali costi, rischi e margini.

Ma, prima di tutto, servira’ una cosa, per dire se la tua idea e’ bancabile, finanziabile o meno.

La chiarezza sulla prima riga del conto economico: i ricavi.

Tutti i business plan girano, se gira quella prima riga.

Ma perche’ giri, la domanda prima che io ti faro’, e te la faro’ in faccia, sara’ una, e una sola, sulla idea.

“Bella idea: e perche’ dovrebbe funzionare?”

La maggior parte delle persone rimane spiazzata, confusa tra il complimento della prima parte della frase e la durezza della seconda.

Alcuni mi trovano insopportabilmente arrogante o maleducato.

Puo’ sembrare, ma la mia brutalita’ dipende solo dal fatto che ho poco tempo e il mio tempo ha un valore che non puo’ essere sprecato in convenevoli.

A me, del resto, nessuno ha fatto sconti quando mi ha chiesto: “Bella idea, WIN THE BANK: e perche’ dovrebbe funzionare?”.

Se io mi fossi minimamente offeso, ora non sarei qui a scriverti, con piu’ richieste per questo e altri corsi di quante ne potremo soddisfare.

E, in quei Corsi, ti spieghero’ tecnicamente come si risponde.

Ma, intanto, sgombrati il cervello dalla idea fantastica di impresa di cui sei innamorato.

Se stai cercando soldi per la tua impresa, e soprattutto se vuoi aver successo, non parlare piu’ di bella idea.

Sul mercato economico non esistono le belle idee.
Esistono solo le idee che reggono il mercato, e quelle che non lo fanno e tutto questo sara’ ampiamente approfondito nel Corso che terro’ sul tema Start up a febbraio 2017.

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