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PMI: piccola minchia impresa

Un articolo di Valerio Malvezzi

Scusatemi, ma voglio dire una cosa che mi sta sul gozzo da tutta una vita.

Sono quasi trent’anni che sento il termine PMI sventolato ogni giorno su ogni giornale, in ogni convegno, in ogni corso di master universitario.

Vent’anni fa ero in Commissione Finanze alla Camera, come Deputato, e pensavo – come pensa ogni giovane – che avrebbe cambiato il mondo, e quel mondo in Italia era fatto da PMI.

Dieci anni fa vincevo come societa’ di consulenza un bando comunitario per la gestione dei progetti delle PMI di tutte le associazioni di categoria della mia Provincia, e qui l’unica differenza era che per tirarsela bisognava usare il termine inglese che fa piu’ figo (SMEs, small and medium enterprises).

Pochi anni fa, ero Presidente di una societa’ pubblica partecipata dal Ministero dell’Economia e Finanze che doveva impiegare centinaia di milioni di euro a favore delle PMI.

Ancora ieri, mi chiedono di tenere una lezione a dei giovani che – mi dice il committente – desiderano avviare una PMI.

Oggi, dico basta.

Lo dico a tutti coloro – politici, docenti, consulenti – che ancora oggi declamano il verbo, pontificano il vero, pronunciano la fatidica frase: l’Italia e’ un Paese fatto di piccola e media impresa.

Prego? No, dico, ma la conoscete almeno la definizione comunitaria?

Stiamo alla definizione giuridica, se no parliamo del nulla: la piccola e media impresa e’ fatta dalle imprese che occupano tra i cinquanta e i duecentocinquanta dipendenti. Lo so che qualcuno delle tre categorie di cui sopra fara’ un dotto distinguo tra i settori economici e dira’ che si deve vedere anche il parametro patrimoniale.

Grazie, se volete facciamo anche una dotta disquisizione sul requisito dell’indipendenza economica, cioe’ sui rapporti di partecipazione a monte e a valle, lo dico per i non addetti.

Ma in che Paese vivete? Vi sembra questa l’Italia?

L’Italia non si regge sulle imprese con le partecipazioni societarie a monte e a valle.

L’Italia si regge sugli artigiani. Si regge sui commercianti. Si regge sui piccoli agricoltori. Si regge sui piccoli imprenditori.

Leggo ieri sul giornale di brevetti e innovazioni tecnologiche nelle Universita’ e nelle multinazionali, quando la maggior parte delle innovazioni tecnologiche vengono dalle piccole e medie imprese.

Pensate allora che l’Italia sia fatta di piccole e medie imprese? Vi sbagliate ancora.

Ma diamo due dati. Nell’industria e servizi le imprese sono piu’ di quattro milioni.

Su quattro milioni di imprese, le grandi imprese (quelle con oltre duecentocinquanta addetti) sono 3.140 – lo ripeto, tremila su quattro milioni – e assorbono il 18% dell’occupazione.

Dove e’ il restante 82%, nella media impresa? Manco per idea. La dimensione media dell’impresa italiana e’ di 3,8 addetti (non leggete trentotto, si legge meno di quattro) e queste imprese rappresentano il 94,9% del totale (praticamente la totalita’ del sistema produttivo italiano) e danno lavoro al 48% degli addetti (praticamente la meta’ dell’occupazione italiana).

Giuridicamente, le imprese con meno di 10 addetti si chiamano micro imprese: mi spiace deludere gli amanti dei convegni, ma l’Italia non e’ un Paese di piccola e media impresa, ma di micro impresa.

Ora, io intendo rivolgermi anche ai piccoli imprenditori (giuridicamente quelli fino a cinquanta dipendenti), quelli che costituiscono una parte importante del nostro tessuto produttivo, perche’ le grandi imprese (quelle con piu’ di duecentocinquanta addetti) hanno sicuramente sistemi di controllo della finanza aziendale, capacita’ interne e relazioni esterne per l’accesso al credito.

E gli altri? Gli altri aderiscono al sistema associativo, al sistema pubblico, al sistema della Camera di Commercio, al sistema che organizza convegni e ricerche.

Oh, si’, le ho viste anch’io queste ricerche, e qualcuna l’ho perfino commissionata.

E poi ho visto persone, ricercatori di Universita’, che scrivevano dotte relazioni per la fondazione bancaria o l’associazione di categoria committente, che poi venivano lette nelle slides della congiuntura economica annuale in Camera di Commercio, sempre presenti il Prefetto e il Vescovo.

Queste persone parlavano in inglese e trattavano di un mondo che non conoscono se non dai libri, perche’ non hanno mai toccato il grasso in un’officina, non conoscono l’odore di un’azienda che produce formaggio e non sono stati dentro una fonderia.

Queste persone non hanno mai visto un piccolo imprenditore tirar fuori da un cassone il proprio bullone, pulirlo dall’olio e dartelo in mano con l’orgoglio di chi produce un diamante.

A loro, ai dotti soloni, io chiedo, dal profondo del cuore: ma di che piccola minchia impresa state blaterando?

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Buon lavoro.

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