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Se non sai come cambiano le regole delle banche, resterai senza soldi (e sarà solo colpa tua)

Un articolo di Valerio Malvezzi

Perché sarà sempre meno facile avere credito?

Da anni, totalmente contro corrente, io scrivo che prevedo che non ci sia nessuna ripresa e ci sia un nuovo “credit crunch”, cioè una ulteriore restrizione del credito bancario alle imprese; per la precisione, parlo di un trattamento asimmetrico. In parole povere, ci sarà più credito per pochi, e meno credito per molti.

Tre scenari (e un corollario) confermano oggi le mie previsioni di allora.

 

Primo scenario: la parzialità della Banca Centrale

Oggi ho condiviso l’ultimo mio articolo, pubblicato su Panorama, su ciò che la Banca d’Italia (nel silenzio dei grandi organi di comunicazione) dice nel suo ultimo studio in merito alla parzialità della Banca Centrale Europea.

Sapete cosa significa?

In poche parole, che tutta l’attenzione mediatica è concentrata sui cosiddetti NPLs (non performing loans), cioè sui crediti cosiddetti non performanti: chiamiamoli crediti che le banche non riescono a recuperare dalle imprese, che ci capiamo meglio. Ora, la conseguenza di tutto ciò sarà una bella regolamentazione, cioè un nuovo “giro di vite”, già minacciato con un documento definito “addendum” che la Banca Centrale Europea ha già anticipato al mercato. Questione di mesi, e vedrete che la BCE costringerà le banche che danno credito alle imprese a regole ancora più severe.

Che poi, tutto ciò, serva a gettare fumo negli occhi al vero problema esplosivo, e cioè i miliardi di derivati tossici detenuti negli attivi delle banche tedesche e francesi – come io denuncio dalle pagine di Panorama – è altra questione. Qui mi occupo di altro; agli imprenditori e ai liberi professionisti delle questioni dell’alta finanza – perdonatemi – dovrebbe interessare poco.

Molto più pragmaticamente, dovrebbero occuparsi della conseguenza di questo scenario: pensate che ci sarà un aumento oppure una restrizione del credito alle imprese, se le regole saranno più severe?

Ecco, vi siete risposti da soli.

Secondo scenario: i tassi della Banca Centrale

Forse non tutti sanno che al 31 gennaio 2018 finirà la stagione delle vacche grasse (ammesso e non concesso ci sia stata per tutti). Le banche hanno ancora qualche settimana per fare impieghi a tassi negativi, cioè potendosi indebitare presso la Banca Centrale Europea al tasso del -0,4%, nell’ambito della normativa cosiddetta TLROs 2. Ne parlavo già lo scorso anno in TV da Paragone, denunciando che non sarebbero arrivati soldi per nuovi investimenti delle PMI, ma prevalentemente rifinanziamenti di aziende medio grandi.

Forse non tutti sanno nemmeno che le banche italiane hanno preso a prestito una montagna di denaro: circa 100 miliardi. Orbene, risulta che in larga parte quei denari sono di facile accesso per le imprese di grande dimensione (che già si finanziano con obbligazioni a basso costo) e per le aziende di media e grande dimensione che hanno buoni rating, esportatrici per lo più, e per le imprese che sono prestatrici nette del sistema bancario.

Mia nonna diceva sempre; le banche danno i soldi a chi non ne ha bisogno. Nella sua modesta scolarizzazione, aveva compreso cose che sono state dimostrate da premi Nobel dell’Economia con tanto di equazioni. Infatti, non v’è alcuna certezza che quei soldi a basso costo, quella enorme liquidità, confluisca nelle casse di tutte le altre imprese, e cioè la stragrande maggioranza delle piccole imprese italiane (che invece ne avrebbero massimamente bisogno).

E ora, tra poche settimane finisce comunque la pacchia, perché la BCE chiude quel rubinetto a basso costo e quindi le banche potranno deliberare entro la fine di gennaio (poi avranno tempo fino al 2021 per rimborsare i soldi presi a prestito e prestati alle aziende).

Già questa seconda considerazione dovrebbe far riflettere; dopo, con minore liquidità e minor tasso di base, sarà più facile o meno ottenere il credito bancario?

Ecco, vi siete nuovamente risposti da soli.

 

Terzo scenario: nuove regole contabili

Ma vi è una terza concomitanza all’orizzonte.

Sapete quando ci sono le congiunture astrali e gli allineamenti dei pianeti? Il terzo scenario negativo è l’introduzione, da questo mese (gennaio 2018) dei principi contabili Ifrs9, che chiederanno alle banche di applicare più stringenti accantonamenti non solo ai “crediti deteriorati” (quello di cui si parla nello scenario 1) ma anche ai “crediti in bonis” (cioè a quelli senza problemi evidenti).

In pratica, significa che le banche dovranno avere approcci molto più prudenziali, con accantonamenti e svalutazioni anche sui crediti “in bonis”, tenendo conto dell’intera durata del credito.

Ma se le banche devono fare più rigidi accantonamenti, quando concedono credito, significa che introducono delle svalutazioni, cioè dei costi, nel proprio conto economico, proprio quando concedono il credito, anche in situazione di “normalità”.

E ora, chiedetevi; questa norma agevolerà l’erogazione del credito oppure andrà verso un restringimento?

Ecco, vi siete risposti da soli per la terza volta.

 

Conclusioni

A questi tre scenari, che come vedete tirano nella stessa direzione, si aggiunge un corollario; il QE (Quantitative Easing), cioè l’immissione di liquidità nel sistema da parte di Draghi, è già da tempo annunciato in chiusura. Per quanto tale liquidità non sia destinata al comparto delle imprese (come spiegai anni or sono, prevedendo che non avrebbe avuto effetto sull’inflazione, come è stato) ma all’acquisto di titoli pubblici, è evidente che l’abnorme liquidità immessa nel circuito si ridurrà.

Orbene, faccio due considerazioni conclusive.

La prima è che gli invidiosi talora ironizzano sul fatto che io sarei una sorta di oracolo. Non ho alcuna capacità divinatoria, li tranquillizzo.

Semplicemente, quando anni or sono teorizzavo che ci sarebbe stata una restrizione del credito, era perché io studio le carte e il mercato; mi documento, prima di parlare.

Non serve essere un indovino o leggere gli oroscopi, per comprendere l’economia; basta documentarsi.

Infatti, c’è stata molta più liquidità per la grande impresa, e molto meno liquidità per la piccola e micro, come i dati statistici da me riportati in altri articoli dimostra. Questi scenari fanno ritenere a una persona di normale buon senso come il sottoscritto che nei prossimi mesi ed anni sarà più difficile, mediamente, accedere al credito.

La seconda considerazione è che la frase precedente merita una puntualizzazione.

Come io scrivo da anni, le nuove regole del gioco non sono note ai più, e segnatamente alle piccole e micro imprese e alla maggior parte dei liberi professionisti. Il credito continuerà ad esserci, ed anzi la mole enorme di liquidità artificialmente prodotta andrà spesa e sarà spesa. Ma arriverà alle imprese con buon rating.

Ci sarà molto più credito per pochi, e molto meno credito per molti.

Se tu non conosci le nuove regole, se non studi il mercato, se pensi di poter liquidare la faccenda con frasi da bar, con opinioni soggettive e non documentate, se pensi di poter consigliare un imprenditore in materia bancaria e sei specializzato in materia contabile o fiscale e se, in definitiva, non ti preoccupi – che tu sia un imprenditore o un libero professionista – di capire cosa fare per migliorare il rating della tua azienda o dell’azienda tua cliente, ti dico in faccia cosa succederà.

Succederà che andrai su Facebook a pubblicare aforismi e a esternare il tuo rancore verso il mondo, esprimendo profondi concetti come il fatto che le banche sono tutte usurai e i politici sono tutti venduti.

Sfogo comprensibile, ma aziendalmente del tutto inutile ad ottener credito per la tua impresa o per consigliare professionalmente quella del cliente.

Non comprenderai, così facendo, che il mondo sarà andato avanti e che, se tu sarai rimasto indietro rispetto agli altri, sarà stata unicamente – brutto da ammettere – soltanto colpa tua.

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